
Di Marco contesta il confronto dei curricula e il peso degli incarichi direttivi; l’udienza è stata fissata per il prossimo 21 ottobre 2026.
La nomina di Antonio Balsamo a presidente della Corte di Appello di Palermo è stata impugnata davanti al TAR del Lazio da Maria Giuseppa Di Marco, candidata allo stesso incarico.
Il ricorso riguarda la delibera approvata dal Consiglio Superiore della Magistratura il 18 febbraio 2026 e chiede il suo annullamento, previa sospensione cautelare.
Secondo la comunicazione diffusa sulla controversia, la trattazione è stata fissata per il 21 ottobre 2026.
Al centro del giudizio ci sono i criteri utilizzati per confrontare i percorsi professionali dei due magistrati e il valore attribuito alle rispettive esperienze organizzative.
La fissazione dell’udienza non anticipa l’esito del ricorso: Balsamo è tuttora indicato come presidente nel sito istituzionale della Corte.
Il ricorso di Di Marco e il confronto tra i curricula
Originaria di Cammarata, nell’Agrigentino, Di Marco è assistita dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia.
Nella documentazione sul ricorso vengono richiamati oltre 21 anni di funzioni giudicanti di secondo grado, una pluriennale attività semidirettiva e incarichi di collaborazione nella gestione dell’ufficio.
La magistrata ha guidato la Sezione Lavoro della Corte palermitana ed era stata designata vicaria del presidente.
La contestazione investe, in particolare, la motivazione con cui il CSM avrebbe ritenuto «sostanzialmente equivalenti» i curricula dei concorrenti.
Secondo i difensori, la comparazione avrebbe privilegiato i 21 mesi di presidenza del Tribunale di Palermo svolti da Balsamo, a fronte delle funzioni semidirettive esercitate da Di Marco per un periodo più lungo e regolarmente confermate.
La ricorrente contesta inoltre la valorizzazione di quell’incarico perché la relativa nomina era stata successivamente annullata dalla giustizia amministrativa.
Si tratta delle ragioni esposte dalla parte che ha promosso il giudizio, la cui fondatezza dovrà essere valutata dal TAR.
Le ragioni della scelta del CSM
Per ricostruire la vicenda occorre considerare anche la valutazione che portò alla nomina.
Nel plenum del 18 febbraio 2026, il relatore Enrico Aimi illustrò la proposta unanime della Quinta Commissione.
Sugli indicatori principali veniva riconosciuta un’equivalenza complessiva: a Balsamo esperienze direttive di maggiore complessità, a Di Marco una maggiore esperienza nel secondo grado.
La preferenza per Balsamo veniva motivata attraverso gli indicatori sussidiari, richiamando gli incarichi a Caltanissetta, l’attività nell’informatica giudiziaria e nella formazione dei magistrati, oltre all’esperienza giuridica presso la rappresentanza italiana alle Nazioni Unite a Vienna.
Il plenum approvò la nomina con un’astensione.
Nel dibattito emersero anche riserve sul peso riconosciuto all’esperienza gestionale di Di Marco in appello.
La controversia riguarda quindi la motivazione della preferenza espressa al termine di una valutazione comparativa, nella quale il CSM aveva preso in considerazione percorsi professionali differenti.
Il precedente del 2023 sulla presidenza del Tribunale
Il riferimento all’annullamento della precedente nomina di Balsamo trova riscontro nella sentenza numero 2527 del 10 marzo 2023 del Consiglio di Stato.
La Settima Sezione confermò la decisione del TAR Lazio del 19 settembre 2022, accogliendo così le ragioni del magistrato Piergiorgio Morosini, che aveva contestato l’assegnazione della presidenza del Tribunale di Palermo deliberata nel luglio 2021.
Il punto decisivo riguardava il requisito temporale per il passaggio dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti.
Secondo i giudici, alla data di vacanza del posto, il 15 luglio 2020, Balsamo non aveva maturato il quinquennio richiesto dalla disciplina applicabile a quella procedura.
Il requisito non poteva essere considerato acquisito soltanto perché il tempo necessario era trascorso quando il CSM aveva deliberato.
Il collegamento con la controversia attuale
Quel giudizio riguardava la presidenza del Tribunale, mentre il ricorso di Di Marco investe la successiva nomina alla Corte di Appello.
Il precedente viene richiamato per contestare il valore assegnato all’esperienza direttiva maturata in quell’incarico.
L’incidenza di tale argomento sulla nuova procedura resta una questione sottoposta ai giudici amministrativi.
Il contenzioso era già all’esame del Consiglio a maggio
Un ulteriore passaggio emerge dalla seduta del CSM del 13 maggio 2026.
In quell’occasione il relatore Maurizio Carbone riferì del ricorso presentato da Di Marco contro la nomina di Balsamo.
Il plenum approvò all’unanimità la proposta di chiedere all’Avvocatura dello Stato di costituirsi in giudizio.
Il procedimento era dunque già pendente a maggio; l’aggiornamento reso noto a ottobre riguarda la fissazione dell’udienza.
Secondo la comunicazione sulla causa, nel giudizio si sono costituiti il CSM e il Ministero della Giustizia, rappresentati dall’Avvocatura Generale dello Stato.
Balsamo partecipa come controinteressato, ossia come titolare della nomina impugnata, assistito dagli avvocati Giuseppe Lo Pinto, Fabio Cintioli e Valentina Novara.
Che cosa dovrà valutare il TAR Lazio
La questione sottoposta al TAR riguarda la legittimità della delibera di nomina e la fondatezza delle contestazioni sulla comparazione tra i candidati.
Il confronto investe soprattutto il rapporto tra esperienza nel secondo grado, responsabilità organizzative e incarichi direttivi già ricoperti.
L’udienza del 21 ottobre 2026, indicata nella comunicazione sul ricorso, sarà il prossimo passaggio della controversia.
Occorrerà attendere i provvedimenti del collegio per conoscere l’esito delle domande e le eventuali conseguenze sulla presidenza della Corte.










