
Promesse roboanti, propaganda a buon mercato e incapacità operativa: il treno dei rientri si ferma prima ancora di partire.
La scena è sempre la stessa.
Comunicato stampa trionfale, toni entusiastici, autocelebrazione d’ordinanza.
Poi, poche ore dopo, la realtà che irrompe e smonta tutto.
È esattamente quello che è accaduto con l’ennesima trovata del governo Schifani: il cosiddetto “Sicilia Express”.
Il teatrino del 18 marzo: prima l’annuncio, poi la retromarcia

Il 18 marzo la Regione Siciliana diffonde con orgoglio la notizia.
Un treno speciale per consentire ai siciliani residenti al Nord di tornare a casa per Pasqua.
Una misura che, nelle parole del presidente Renato Schifani, dovrebbe “favorire la mobilità” e contrastare il caro trasporti.
Peccato che già l’idea di fondo faccia acqua da tutte le parti.
Un convoglio unico, con poche centinaia di posti, presentato come soluzione a un problema strutturale che riguarda decine di migliaia di persone.
Una toppa minuscola su una falla gigantesca.
Ma il vero capolavoro arriva poche ore dopo.
La toppa peggio del buco: biglietti rinviati perché non pronti
Nel pomeriggio di sabato, la stessa Regione è costretta a fare marcia indietro.

La vendita dei biglietti viene posticipata.
Motivo?
“Problemi tecnici e amministrativi”.
Traduzione: non sono riusciti nemmeno a organizzare la vendita.
Non a gestire il servizio.
Non a coordinare i flussi.
Ma proprio a vendere i biglietti.
Il minimo indispensabile.
Il livello zero dell’organizzazione.
Un carro bestiame spacciato per politica pubblica
Chiunque abbia mai affrontato un viaggio su queste tratte sa cosa significa.
Ore e ore di percorrenza.
Tempi dilatati.
Coincidenze da incubo.
E adesso anche la narrazione epica di un treno speciale che dovrebbe risolvere tutto.
Un’operazione che sa più di propaganda che di soluzione concreta.
Qualche centinaio di migliaia di euro pubblici per mettere in piedi un’iniziativa simbolica.
Che non incide minimamente sul vero problema.
Tariffe alle stelle.
Collegamenti insufficienti.
Assenza di una strategia strutturale.
Il problema vero che nessuno vuole affrontare
Perché il punto è sempre lo stesso.
Il caro trasporti non si risolve con iniziative spot.
Non si risolve con un treno-evento da sbandierare sui social.
Servono politiche serie.
Accordi strutturali.
Investimenti veri.
Controlli sui prezzi.
Invece no.
Si preferisce la scorciatoia del titolo facile.
Del comunicato acchiappa-like.
Della promessa che dura lo spazio di qualche ora.
Dalla propaganda alla figuraccia: cronaca di un fallimento annunciato
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Un annuncio che si sgonfia nel giro di una giornata.
Un servizio che non parte nemmeno.
Una macchina amministrativa che si inceppa sul più banale dei passaggi.
E un governo regionale che continua a raccontarsi come efficiente mentre inciampa su operazioni elementari.
E adesso?
Adesso si attende una nuova data.
Un nuovo comunicato.
L’ennesima promessa.
Nel frattempo, i siciliani che vivono al Nord continuano a fare quello che fanno ogni anno.
Pagare cifre folli.
Arrangiarsi.
Organizzarsi da soli.
Altro che “Sicilia Express”.
Qui siamo al solito, prevedibile, imbarazzante ritardo.
E la domanda resta una.
Che ci sta a fare al governo di una regione di 5 milioni di persone gente assurda che non riesce nemmeno ad organizzare una vendita di biglietti?










