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Il ruolo delle istituzioni e il rapporto – non sempre semplice – tra libertà creativa e sostegno pubblico: un tema senza dubbio delicato, al centro dell’incontro svoltosi a Palermo, al Riso – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea – dal titolo “Le dinamiche dell’arte contemporanea e il ruolo delle istituzioni. Il talento e le generazioni creative negli ultimi decenni in Italia. L’azione di sostegno pubblico”.
Al dibattito, moderato da Guido Talarico, direttore di InsideArt e ideatore di Talent Prize, hanno partecipato l’architetto della Presidenza della Repubblica Alessia Cellitti, esperta di rapporti istituzionali, la giornalista e curatrice Adriana Polveroni, direttrice del progetto Arte in Nuvola a Roma, e, nell’anno di Gibellina prima Capitale italiana dell’Arte contemporanea, il suo direttore artistico Andrea Cusumano.
L’appuntamento fa parte di “Cantiere Cultura e del Contemporaneo. Idee, esperienze e visioni sulla società di oggi”, ciclo ideato da Roberto Grossi e curato insieme alla direttrice del museo Evelina De Castro, che trasforma, fino al 2 ottobre, il RISO in un laboratorio pubblico di pensiero. Promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana e dal Museo RISO, è prodotto e realizzato da Globart in collaborazione con CoopCulture, Federalberghi Palermo e Accademia di Belle Arti.
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Rafforzare la funzione del museo contemporaneo
“Questo ciclo di incontri – spiega Evelina De Castro – ha lo scopo di rafforzare la funzione del museo contemporaneo, che è chiamato a ridefinirsi. Il museo contemporaneo, infatti, non è tale solo perché ospita e custodisce opere d'arte contemporanea, ma soprattutto quando agisce, e voglio usare un termine molto moderno, come hotspot, cioè attivatore del contemporaneo, che è la società, con la quale deve dialogare. Il museo è luogo di confronto, così come gli appuntamenti del ciclo, con relatori che condividono le proprie esperienze davanti al pubblico.
Il legame tra museo e società è sempre più stretto: la società di oggi si rispecchia nell'arte e ha bisogno di ritrovarsi e riconoscersi nella produzione artistica.
Come diceva Papa Francesco, l'arte è una necessità, non un lusso. Il museo, pertanto, deve attivare formule, dinamiche e processi che aiutino la società a sentirsi rappresentata”.
L’arte come civiltà
L’arte deve quindi dare il proprio contributo alla società. Un concetto ribadito da Roberto Grossi, che va dritto alla visione che ispira la rassegna: “L'arte non è solamente bellezza astratta, l'arte è un elemento di civiltà. L'Italia e la Sicilia, in particolare, vantano una lunga storia di talenti e creatività riconosciuta in tutto il mondo. Questo però non basta più, e adesso occorre capire qual è il mercato e quali le politiche pubbliche che possono favorire la coltivazione del nostro patrimonio di talenti e creatività che vanno sostenuti, affinché si traducano in competenze e professionalità. Oggi vogliamo capire come si può investire sui giovani artisti. Tanti sono costretti ad andare all'estero per trovare opportunità; un tempo si andava a Berlino, poi a New York, adesso la Cina è molto attrattiva.
Eppure l'Italia è piena di accademie di belle arti e conservatori di musica, luoghi di cultura nati per trasmettere le competenze; sono le competenze che devono diventare opportunità. Le istituzioni, in questo contesto, possono fare molto, hanno un ruolo fondamentale. Servono sostegno economico ai giovani talenti, leggi ad hoc, strutture appositamente dedicate, come le residenze artistiche. Dobbiamo fare in modo che i talenti non vengano dispersi, e che i giovani non abbandonino il mondo dell'arte, come purtroppo alcuni fanno, scegliendo un lavoro più stabile e sicuro che li costringe, però, a mettere da parte proprio talento e creatività. In definitiva, occorre ricostruire un sistema di opportunità”.
Il ruolo delle istituzioni
Opportunità che non riguardano solo gli artisti, ma il territorio e la collettività. Andrea Cusumano ha sottolineato il ruolo delle istituzioni come collante di un tessuto connettivo tra artisti e territorio. “Quali sono le macerie della nostra contemporaneità? Saltiamoci sopra e facciamoci aiutare dagli artisti per rileggere il presente” è l’invito di Cusumano.
Al centro restano sempre i giovani, talenti che chiedono sostegno in un sistema – quello italiano – sempre più complesso, dove accesso e visibilità restano nodi aperti e “dove spesso si preferisce un nome straniero storicizzato ad un talento nazionale che tenta di emergere, di arrivare a collezioni importanti”, come osserva Adriana Polveroni.
L’arte è impegno e lavoro quotidiano
La libertà creativa non è un vezzo, ma una condizione essenziale perché l’arte possa esistere davvero. Gli artisti non vivono di sola ispirazione: dietro ogni opera ci sono studio, tempo, sacrificio e lavoro quotidiano. L’arte non può essere considerata un semplice passatempo, perché è una professione a tutti gli effetti. Senza un adeguato sostegno pubblico, molti talenti rischiano di abbandonare il proprio percorso. Investire negli artisti significa investire nella cultura, nell’identità e nel futuro di una società.
I prossimi appuntamenti del ciclo
Il progetto proseguirà il 12 giugno con due direttori tra i più importanti musei del mondo: Christian Greco, del Museo Egizio di Torino, e Barbara Jatta, a capo dei Musei Vaticani, in dialogo con Cesare Biasini Selvaggi, direttore editoriale di Exibart.
Venerdì 2 ottobre si chiuderà con lo scrittore e psicoanalista Massimo Ammaniti e il mecenate visionario Antonio Presti, creatore di Fiumara d’Arte e Librino, in dialogo con Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera.










