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L'assessore Amata del governo Schifani rinviata a giudizio: l'incredibile politica siciliana che deve sempre a

2026-04-21 06:00

Redazione

Regione,

L'assessore Amata del governo Schifani rinviata a giudizio: l'incredibile politica siciliana che deve sempre aspettare i giudici

La sua coimputata Marcella Cannariato condannata a due anni di reclusione

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Una classe dirigente che ignora ogni responsabilità pubblica e si rifugia nei tempi della giustizia mentre l'isola affonda.

Una vicenda che riaccende interrogativi su trasparenza e decoro istituzionale, mentre cresce la distanza tra cittadini e palazzi.

 

L’ennesimo caso giudiziario che investe il governo regionale guidato da Renato Schifani segna un nuovo punto di non ritorno per la credibilità delle istituzioni siciliane.

L’assessore regionale Elvira Amata è stata infatti rinviata a giudizio, mentre un altro nome coinvolto nella stessa vicenda, Marcella Cannariato, ha già subito una condanna in primo grado a due anni di reclusione.

 

E già qui si dovrebbe fermare tutto.

Si dovrebbe aprire una riflessione seria.

Si dovrebbe pretendere un passo indietro immediato.

E invece no.

La politica che aspetta i giudici invece di assumersi responsabilità

In Sicilia accade l’impensabile: la politica non decide più nulla, nemmeno sul piano etico.

Si limita ad aspettare.

Aspetta i tribunali.

Aspetta le sentenze definitive.

Aspetta che siano i magistrati a stabilire ciò che dovrebbe essere evidente già sul piano politico e morale.

È una deriva pericolosissima.

Perché significa una sola cosa: assenza totale di senso dello Stato.

Il caso Amata e il silenzio assordante del governo Schifani

Il rinvio a giudizio dell’assessore Amata non è un dettaglio.

Non è una formalità.

È un fatto politico enorme.

Eppure, dal governo regionale guidato da Renato Schifani, non arriva nulla.

Né una presa di posizione.

Né una richiesta di chiarimento.

Né, tantomeno, un segnale di discontinuità.

Solo silenzio.

Un silenzio che pesa più di qualsiasi dichiarazione.

Una classe dirigente incapace persino di salvare le apparenze

Qui non siamo nemmeno più al livello dell’incapacità amministrativa.

Siamo oltre.

Siamo alla totale inadeguatezza culturale e istituzionale.

Perché un governo serio, anche solo per salvare la faccia, avrebbe imposto un passo indietro.

Avrebbe aperto una verifica.

Avrebbe dato un segnale.

Invece niente.

Nemmeno il minimo indispensabile.

Nemmeno la finzione dell’etica pubblica.

Il corto circuito tra giustizia e politica

Quello che sta accadendo in Sicilia è un cortocircuito gravissimo.

La politica rinuncia al proprio ruolo.

E lo delega completamente alla magistratura.

Ma la giustizia penale non può e non deve sostituirsi alla responsabilità politica.

Sono due piani diversi.

Che qui vengono sistematicamente confusi.

Con effetti devastanti sulla fiducia dei cittadini.

E i problemi della Sicilia restano lì

Nel frattempo, mentre la politica si nasconde dietro le aule di tribunale, la Sicilia continua a sprofondare nei suoi problemi strutturali.

Sanità al collasso.

Infrastrutture inesistenti.

Servizi pubblici inefficienti.

Emergenze continue.

E una classe dirigente che dimostra ogni giorno di essere non solo incapace di governare, ma persino inadatta a rappresentare.

Una questione di dignità pubblica

Qui non si tratta di garantismo.

Nessuno mette in discussione il principio di innocenza.

Ma esiste un altro piano.

Quello della dignità delle istituzioni.

E quello dovrebbe imporre scelte immediate.

Senza aspettare anni di processi.

Senza nascondersi dietro cavilli.

Senza fare finta di nulla.

La domanda che nessuno vuole fare

La domanda è semplice.

E brutale.

Può un assessore rinviato a giudizio continuare a rappresentare i cittadini senza che accada nulla?

In Sicilia, evidentemente sì.

E quello di Amata è solo uno dei casi e neanche tra i più eclatanti: ne abbiamo uno già a processo, già interdetto e che chattava con mafiosi "fratellanti" che fa addirittura il vice presidente di Schifani. Si chiama Luca Sammartino.

Ed è proprio questo il problema.

Conclusione: il fallimento di un’intera classe politica

Questa vicenda non riguarda solo un nome.

Non riguarda solo un procedimento.

Riguarda un intero sistema.

Un sistema che ha smesso di avere anticorpi.

Un sistema che ha smesso di provare vergogna.

Un sistema che continua ad andare avanti come se nulla fosse.

E finché sarà così, non serviranno sentenze per certificare il fallimento della politica siciliana.

Basterà guardarla.

E prenderne atto.

 

Se pensiamo che questa sia la normalità, allora forse è già troppo tardi.

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