
Diciamolo pure: questa legislatura ha perso i remi e si ritrova travolta da un insolito destino, alla Wertmüller.
Inchieste, soldi da spendere dentro l’assessorato al Turismo (l’assessorato dalle uova d’oro), affidamenti diretti di dubbia moralità e ferite non cicatrizzate dentro la maggioranza. E che fa Renato Schifani? Con un rimpastino – piuttosto pavido – cerca di trovare la quadra per portarsi a un sereno 2027.
I nomi del rimpasto
I nomi sono tre: Marcello Caruso (FI) alla Salute, Elisa Ingala (Mpa) alle Autonomie locali, Nuccia Albano (Dc) alla Famiglia.
Un equilibrio politico fragile
Un colpo da maestro: non sfiora i due nomi di piombo, Elvira Amata e Luca Sammartino e, come se non bastasse, fa rientrare in giunta la Dc. Quella cuffariana, s’intende.
Ma più che un pugno duro, del presidente vediamo il fegato.
C’è chi lo pugnala alle spalle, come i Fratelli di Sicilia; c’è Lombardo che sbatte i pugni - proprio come la Dc. E ancora, le pressioni dei forzisti e Mulè, che comincia a diventare una presenza ingombrante per il presidente.
La Salute tra continuità e apparenza
Alla Salute il cambio c’è, ma anche quello è schifaniano: cosmetico.
Prima c’era Faraoni, figura di stretta osservanza schifaniana e ben allineata con Sammartino; adesso arriva Caruso, che di Schifani è il segretario particolare, quindi uomo di assoluta fiducia. La Salute c’è tutta, ma rimane una brutta tosse di fondo.
Il nodo Sammartino e la “immunità”
In tutto ciò, Luca Sammartino non trema: resta saldo nel suo spazio politico, destinato presto, per una questione tattica, a diventare romano. Anche questa sarà una questione di salute, visto che parliamo di “immunità”.
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