
Una decisione del Comune di Borgetto riapre il caso Telejato tra accuse amministrative, polemiche e decenni di battaglie contro Cosa Nostra.
Telejato dovrà lasciare la storica sede ospitata nel bene confiscato alla mafia.
La decisione è stata formalizzata dal Comune di Borgetto che ha concluso l’iter per la revoca dell’assegnazione dell’immobile confiscato al boss partinicese Gaetano Lunetto e affidato all’associazione collegata all’emittente guidata da Pino Maniaci.
Secondo quanto riportato nel provvedimento amministrativo, sarebbero state accertate «gravi violazioni di natura legale e fiscale» oltre ad una gestione ritenuta incompatibile con i principi che regolano l’assegnazione dei beni confiscati.
A firmare gli atti è stata la segretaria generale Rosa Damiano.
Il procedimento riguarda anche la scuola di giornalismo collegata all’emittente, che secondo quanto contestato non sarebbe stata autorizzata dall’Ordine dei Giornalisti.
La concessione verrà adesso dichiarata decaduta con un ulteriore provvedimento definitivo.
Una vicenda che colpisce uno dei simboli più controversi e mediaticamente esposti dell’antimafia siciliana.
La storia di Telejato: la piccola tv che sfidava i boss
Telejato nasce ufficialmente nel 1989 nel territorio di Partinico, in provincia di Palermo.
Ma è con l’arrivo di Pino Maniaci alla guida dell’emittente, alla fine degli anni Novanta, che la piccola televisione locale diventa un fenomeno nazionale.
Con mezzi poverissimi, trasmissioni artigianali e uno stile urlato, diretto, spesso sopra le righe, Maniaci trasforma Telejato in una sorta di avamposto mediatico contro mafia, politica locale, affari e mala gestione pubblica.
Le sue denunce televisive riguardano soprattutto:
- clan mafiosi del Palermitano;
- gestione dei beni confiscati;
- amministrazioni comunali;
- sanità;
- speculazioni edilizie;
- rapporti opachi tra politica e poteri territoriali.
Nel tempo Telejato diventa anche un caso mediatico internazionale.
La CNN, televisioni straniere e documentari internazionali raccontano la storia dell’emittente antimafia che trasmette quasi “dal garage”, in territori storicamente controllati da Cosa Nostra.
Minacce, attentati e processi: il personaggio Maniaci divide da sempre
La parabola di Pino Maniaci è stata segnata da continue tensioni.
Nel corso degli anni il giornalista ha denunciato intimidazioni, minacce e attentati.
Auto incendiate, aggressioni e danneggiamenti hanno contribuito a costruire l’immagine pubblica di Maniaci come simbolo dell’antimafia militante.
Ma accanto al consenso non sono mai mancate polemiche ferocissime.
Nel 2016 la Procura di Palermo lo accusò di estorsione nei confronti di alcuni amministratori locali.
L’inchiesta provocò un terremoto mediatico perché colpiva uno dei volti più noti dell’informazione antimafia siciliana.
Nel 2021 Maniaci è stato assolto dall’accusa di estorsione con formula piena “perché il fatto non sussiste”, mentre è stato condannato per diffamazione.
La vicenda giudiziaria si intrecciò anche con il cosiddetto “sistema Saguto”, relativo alla gestione dei beni confiscati in Sicilia.
La revoca della sede riaccende lo scontro
La decisione del Comune di Borgetto rischia adesso di aprire un nuovo fronte politico e mediatico.
Per i sostenitori di Telejato si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di colpire una realtà scomoda.
Per gli uffici comunali, invece, il provvedimento sarebbe il risultato di verifiche amministrative precise e documentate.
Sul piano simbolico la vicenda pesa enormemente.
Per anni Telejato ha costruito la propria identità proprio attorno all’utilizzo di un bene confiscato alla mafia.
Adesso quello stesso bene viene revocato per presunte irregolarità nella gestione.
Una circostanza che inevitabilmente alimenta interrogativi, polemiche e divisioni.
Il tramonto di un’epoca o l’ennesima battaglia?
Resta da capire se Telejato riuscirà a trovare una nuova sede e soprattutto se riuscirà a sopravvivere ad una fase che appare tra le più difficili della sua storia.
Negli anni dell’informazione digitale e dei social network, la piccola televisione di Partinico aveva già perso parte della centralità mediatica che l’aveva resa famosa.
Ma il nome Telejato continua ancora oggi ad evocare un pezzo di Sicilia ruvida, conflittuale, spesso contraddittoria.
Quella Sicilia dove antimafia, politica, informazione e gestione del potere finiscono continuamente per sovrapporsi.
E dove, quasi sempre, le verità assolute semplicemente non esistono.











