
Nel Parco Archeologico di Himera - uno dei siti greci più importanti della Sicilia – pascolavano le mucche. Il comitato Himera's Friends denuncia un anno di immobilismo dopo lo scandalo, sterpaglie che crescono e nessun piano strategico per il futuro del sito.
La richiesta è semplice: un tavolo con la Regione, un progetto, e la fine del silenzio.
Himera, crocevia di culture, lingue e conflitti
Fondata nel 648 a.C. da coloni di origine calcidese e dorica, Himera occupa una posizione geografica di straordinario valore strategico: al centro di un ampio golfo tirrenico, tra i promontori di Cefalù e Termini Imerese, in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale, importante arteria verso la Sicilia centrale. La colonia più occidentale del mondo greco al momento della sua fondazione, Himera sorgeva in territorio sicano e a ridosso delle città cartaginesi di Solunto e Palermo: una posizione che ne faceva, per definizione, un crocevia di culture, lingue e conflitti.
Nel 480 a.C. si svolse sotto le sue mura una delle battaglie più celebri dell'antichità, quando una coalizione di Greci di Sicilia sconfisse l'esercito cartaginese; nel 409 a.C. la città fu conquistata e distrutta dai Cartaginesi in un violentissimo episodio di guerra che ne segnò per sempre la fine.
Tra i suoi cittadini illustri, il poeta lirico Stesicoro e numerosi atleti vincitori ai Giochi Olimpici.
Il Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato: un patrimonio immenso
Oggi, il Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato, è uno dei complessi culturali più significativi della Sicilia settentrionale. Un vero e proprio compendio di tutte le componenti etniche e culturali che caratterizzarono la Sicilia occidentale nell'antichità: la realtà coloniale greca di Himera, la città punica di Solunto, gli insediamenti indigeni d'altura di Monte Iato e altri siti preistorici e medievali.
Un patrimonio immenso. Che rischia di andare perduto, stavolta non per colpa dei Cartaginesi.
Lo scandalo delle mucche
La primavera del 2025 ha portato alla luce una vicenda che ha dell'incredibile. Nel cuore della città alta di Himera, a poche centinaia di metri dal parcheggio del Parco archeologico realizzato dalla Regione su un bene confiscato alla mafia, pascolava tranquillamente una mandria di bovini.
Non era un'intrusione accidentale: era tutto in regola, almeno sulla carta.
Era stata infatti stipulata una convenzione con un privato – nella fattispecie la proprietaria delle mucche - che autorizzava il pascolo. Mentre gli altri parchi siciliani ricorrono a bandi pubblici per la gestione di simili concessioni, qui era stato stipulato un accordo diretto, senza gara.
Il caso è esploso grazie a un atto ispettivo del deputato regionale Ismaele La Vardera.
Lo Stato toglie ma la Regione restituisce...
Ma c'è di più. A firmare la convenzione con il Parco era stata Elisa Baratta, imprenditrice agricola di Termini Imerese e nipote di Antonino Baratta, il cui patrimonio era stato confiscato per mafia dalla Cassazione nel settembre 2021, cioè pochi mesi prima che il direttore del Parco di Himera, Domenico Targia, le concedesse il diritto di far pascolare la sua mandria proprio su quei terreni regionali, per poco più di 200 euro l'anno.
“La beffa delle beffe – aveva denunciato La Vardera - è che la stessa Regione concede i propri terreni per fare pascolare le vacche dei parenti della stessa famiglia mafiosa alla quale lo Stato ha confiscato i terreni. Lo Stato confisca e poi la Regione consente alla stessa famiglia di far pascolare le vacche”.
Quando lo scandalo delle mucche è finito sui giornali la direzione del Parco ha fatto sapere che l'autorizzazione al pascolo era stata sospesa in autotutela già dal 31 maggio precedente.
Il direttore Targia aveva dichiarato: “Siamo al lavoro giorno e notte, sabato e domenica compresi, per garantire all'area i lustri che merita. Siamo di fronte a una realtà complessa e abbiamo diverse esigenze che stiamo affrontando in accordo con la Regione siciliana. Quello di Himera è tra i parchi che ci sta più a cuore”. Un'ammissione - per certi versi - che la situazione era problematica, pur senza entrare nel merito delle circorstanze che avevano portato alla firma della concessione.
“Lo scempio di Himera era stato addirittura legalizzato. Un atto grottesco, del quale ha beneficiato una famiglia colpita dalla confisca dei beni da parte dello Stato”: è questo, oggi, il commento di Fabrizio Russo, presidente di Himera's Friends, il comitato civico che da anni si batte per la tutela del sito. E che adesso torna alla carica, perché, a un anno dal clamore mediatico, ben poco si sarebbe mosso.
Erbacce e immobilismo
La vicenda delle mucche ha avuto almeno un effetto concreto: nella seconda metà del 2025 l'area è stata ripulita, sono arrivati i forestali che hanno sfalciato le sterpaglie e sono state costruite altre recinzioni. Ma poi, denuncia Russo, “il nulla. Di nuovo immobilismo. Le erbacce sono ricresciute, e non sappiamo se interverranno operai per conto della Regione, come l'anno scorso. Il parco, insieme alla città alta, è a rischio di nuovi incendi. Siamo al punto di partenza, in pratica abbiamo perso un anno di tempo a chiedere che i problemi di Himera vengano risolti. Si poteva benissimo aprire un confronto serio sulla tutela e la valorizzazione di quest'area, ma nessuno ci ascolta”.
Il paradosso
Il paradosso è che Himera's Friends, stando a quando raccontato dai membri del comitato, non ha mai potuto sedersi a un tavolo con la direzione del Parco per ragionare sul futuro del sito.
“Non hanno mai risposto alle nostre istanze, se non una volta: ci hanno invitato per organizzare l'estate imerese”, specifica Russo. “Capisce bene che noi pensiamo ci siano altre emergenze. L'estate imerese va bene, ma se poi l'area alta di Himera resta nel degrado, possiamo fare tutti gli eventi che vogliamo: il risultato finale è che prevale l'abbandono”.
Le richieste di confronto sin dal 2019
Himera's Friends non è un comitato nato sull'onda dell'indignazione estiva. L'associazione ha radici nel 2019, quando un gruppo di cittadini di Termini Imerese propose all'assessorato regionale ai Beni Culturali la propria disponibilità — a titolo gratuito — per la pulizia del parco archeologico, con particolare attenzione alla città alta. Quella richiesta fu respinta. Per sei anni del sito si è parlato poco o nulla, finché lo scandalo del pascolo autorizzato non ha riportato Himera all'attenzione pubblica.
È da precisare che il Parco si estende su circa 50 ettari complessivi, una superficie che la Regione fatica oggettivamente a gestire. “È chiaro che la Regione non ha le forze per pulire ogni anno 50 ettari di terreno”, ammette Russo. La proposta di Himera's Friends, però, è concreta e tiene conto di questa realtà: seguire il modello adottato dal Parco di Segesta, dove sono stati indetti bandi pubblici per assegnare a privati le aree non vincolate da reperti, riservando la tutela attiva alle zone sensibili. L'area sacra della città alta, i 20 ettari dove si concentrano i resti più significativi, dovrebbe in ogni caso restare fuori da qualsiasi concessione produttiva.
“Il problema è che se la Regione non ce la fa da sola, come è evidente, deve bandire le gare e aprirsi a un confronto con i cittadini termitani”, aggiunge il presidente del comitato.
Le proposte di Himera's Friends
La visione di Himera's Friends va ben oltre la semplice pulizia del sito. L'associazione ha elaborato una proposta articolata e ambiziosa per la città alta: una task force di esperti per accertare lo stato di conservazione dell'area sacra; l'inserimento di Himera nell'agenda di governo con musealizzazione all'aperto e itinerari digitali; una call internazionale rivolta ad artisti e mecenati per installazioni e fundraising; accordi pubblico-privato per trasformare l'area in un hub culturale e in un volano turistico per l'intero comprensorio Termini Imerese-Madonie.
“Vogliamo che si spalanchino le porte a visitatori, studiosi, agricoltori, creativi, non alle vacche”, ha detto Russo in più occasioni. La sintesi è questa: un patrimonio di 2.600 anni di storia non può essere lasciato all'incuria o affidato a convenzioni improvvisate. Può, anzi deve, diventare un motore di sviluppo locale.
L'appello alla Regione e il silenzio del Comune
Himera's Friends ha scritto al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e all'assessore ai Beni Culturali Francesco Scarpinato. Adesso il comitato chiede un confronto diretto con l'assessorato regionale: “Vogliamo capire in che modo noi termitani possiamo dare una mano, cosa si può fare per mettere a valore la città alta e per renderla fruibile”, dice Russo.
Sul fronte locale, la situazione è ugualmente sconfortante. “La sindaca uscente non ha fatto nulla, non si è interessata alla questione, malgrado le nostre continue sollecitazioni. Sappiamo che la copetenza del Parco spetta alla Regione, ma il sindaco non dovrebbe essere parte attiva e protagonista del territorio che amministra? Non dovrebbe, quantomeno, manifestare interesse per un tema che sta molto a cuore ai cittadini? Ci ha lasciati soli, così come l'assessorato ai Beni Culturali, e questo è grave”, aggiunge il comitato.
Non si può dimenticare che Termini Imerese si avvicina alle elezioni amministrative e il tema Himera diventa inevitabilmente anche una questione politica.
Il tono del comitato si fa più fermo: “È chiaro che se dovessero scoppiare incendi quest'anno a causa delle sterpaglie, riterremo responsabile la direzione del parco”. Ovviamente non è una minaccia, ma una presa di posizione civica davanti a un rischio reale e prevedibile.
Il comitato, in definitiva, continua a porre le stesse domande, da anni: chi decide il futuro di Himera? Con quale visione? E perché chi abita e ama questo territorio continua a non essere ascoltato?










