![formatosudpressinstagram_tavola-disegno-1-[recuperato]-01.jpeg formatosudpressinstagram_tavola-disegno-1-[recuperato]-01.jpeg](https://globaluserfiles.com/media/295197_61bc90cec91de22ac8390dc99c8780768b43426f.jpeg/v1/w_0,h_0/formatosudpressinstagram_tavola-disegno-1-[recuperato]-01.jpeg)
Il Ponte sullo Stretto, l’aeroporto di Agrigento e poi, perché no, il ponte da Marsala ad Hammamet - il pilastro centrale lo piazzi nel mezzo dell’isola di Pantelleria ed è fatta.
Insomma, ormai da Matteo Salvini potremmo aspettarci qualsiasi cosa. D’altronde l’inquilino di Villa Patrizi è da 10 anni che sta in accesa campagna elettorale; tipo la luce perpetua.
Salvini l’ha sparata grossa anche ad Agrigento. Durante la campagna elettorale per le amministrative, il ministro (che sostiene Luigi Gentile) ha inserito il comune nel Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 presentato dal Mit, che altro non è che un documento che prevederebbe il passaggio da 230 milioni di passeggeri registrati nell’ultimo anno a 305 milioni entro il 2035. Insomma, per il ministro la città di Agrigento meriterebbe una pista nuova e luccicante entro il 2035.
Certo, non si riesce a capire chi dovrebbe coprire sia la costruzione che l’eventuale mantenimento, come dovrebbe fuunzionare, quale utente dovrebbe soddisfare e, soprattutto, come ci si arrivi in questa cattedrale nel deserto.
Anche perché, tra una cosa e l’altra, per l’intera estate del 2026 l'Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) ha programmato lavori sulla linea Palermo-Agrigento con sospensioni della circolazione in vari tratti. Poi sulla statale Palermo-Agrigento ci sarebbero anche i ritardi dello scorrimento veloce: lavori partiti nel 2013 e che, ad oggi, registrano otto chilometri completati su trentasette. Con una media di 660 metri l’anno e 29 km rimanenti, se ne parla nel 2070.

Poi rimane da capire come dovrebbero dialogare tra loro lo scalo di Catania con 12 milioni di passeggeri annui (il doppio di quelli che può gestire), quello fantasma di Comiso e quello di Palermo.
Dobbiamo dirlo: di fronte a questa salvinata persino Renato Schifani è riuscito nell’impresa di apparire uno statista, chiedendo al cocchiere del Carroccio chiarimenti su fonti di finanziamento, utilità dell’opera e sostenibilità del progetto.










