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Esplode lo scandalo CEFPAS, arrivano gli ispettori: così la regione di Schifani, con i suoi segretari e commi

2026-05-22 06:00

Pierluigi Di Rosa

Regione,

Esplode lo scandalo CEFPAS, arrivano gli ispettori: così la regione di Schifani, con i suoi segretari e commissari, trasforma anche i controlli in una farsa

C’è un limite oltre il quale perfino la burocrazia siciliana riesce a stupire.

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Quello che sta combinando Schifani è ormai un crescendo rossiniano: dalla Camera di Commercio del Sud Est con annessa SAC, al CAS, ai consorzi di bonifica adesso il botto minaccia di farlo il CEFPAS, altro ente da mal di testa solo a leggerne delibere e storia.

 

Un sistema di incarichi, consulenze, polemiche sindacali e ispezioni affidate a chi avrebbe avuto rapporti con gli stessi controllati sta scuotendo in questi giorni il centro di formazione sanitaria siciliano.

 

C’è un limite oltre il quale perfino la burocrazia siciliana riesce a stupire.

 

E proprio il caso CEFPAS sembra averlo superato con abbondante slancio.

Perché qui non si parla soltanto di polemiche amministrative o di qualche consulenza discussa.

 

Qui siamo davanti a una vicenda che rischia di demolire quel che resta della credibilità stessa di un’ispezione regionale.

 

Il fatto: esplode mediaticamente la denuncia della CGIL nei confronti della gestione CEFPAS con decine di assunzioni “più che sospette” in piena campagna elettorale.

La vicenda finisce in Commissione Parlamentare Antimafia e l'assesosre regionale alla Salute decide, il che parrebbe anche ovvio, di inviare una commissione ispettiva.

 

La notizia nella notizia che sta facendo esplodere il caso riguarda però proprio la scelta del neo assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, il già segretario del presidente Schifani recentemente assurto al trono di piazza Ziino, di affidare un ruolo chiave nell’attività ispettiva al CEFPAS ad un soggetto che, secondo quanto denunciato pubblicamente dalla CGIL e documentato da delibere ufficiali, avrebbe ricevuto negli anni incarichi proprio dal CEFPAS, anzi, direttamente dallo stesso direttore Roberto Sanfilippo finito sotto accusa.

 

Una situazione che, anche solo sul piano dell’opportunità istituzionale, lascia senza parole.

Perché il principio elementare di ogni attività ispettiva dovrebbe essere uno soltanto: chi controlla deve essere totalmente indipendente da chi viene controllato.

E invece, secondo quanto denunciato dalla FP CGIL di Caltanissetta e riportato anche dalla stampa regionale, tra i componenti chiamati a fare luce sul sistema CEFPAS figurerebbe Riccardo Giammanco.

Lo stesso professionista che avrebbe ricevuto incarichi di docenza e collaborazioni economiche proprio dall’ente oggetto dell’ispezione.

Una vicenda che appare surreale.

Un controllore scelto tra chi avrebbe avuto rapporti professionali con i controllati.

Roba da pazzi.

Eppure tutto questo starebbe accadendo davvero.

 

L’ESPLOSIONE DEL CASO: SINDACATI, ANTIMAFIA E DOSSIER

A far deflagrare pubblicamente la questione è stata la FP CGIL di Caltanissetta guidata dal segretario Sandro Pagaria.

Il sindacato ha inviato un corposo dossier alla Commissione Antimafia dell’ARS presieduta da Antonello Cracolici.

Nel dossier vengono denunciate anomalie nella gestione del CEFPAS, il Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del Personale del Servizio Sanitario con sede a Caltanissetta.

Secondo quanto emerso, tra febbraio e aprile sarebbero stati attivati decine di contratti di collaborazione.

Ma il punto che ha incendiato lo scontro politico e istituzionale riguarda proprio la composizione della commissione ispettiva inviata dalla Regione.

La domanda è devastante nella sua semplicità.

Come può essere credibile un’ispezione guidata o comunque composta da soggetti che in passato hanno avuto rapporti economici con l’ente da verificare?

Perché qui non si tratta soltanto di eventuali profili giuridici.

Qui crolla il principio stesso dell’imparzialità amministrativa.

 

CHI È IL CEFPAS E PERCHÉ CONTA COSÌ TANTO

Il CEFPAS non è un ente qualsiasi.

È uno dei centri strategici della formazione sanitaria siciliana.

Gestisce corsi, aggiornamenti, master, progetti europei, attività di formazione manageriale e sanitaria.

Muove milioni di euro pubblici.

Nel tempo è diventato una struttura con enorme peso politico e amministrativo.

Chi controlla il CEFPAS controlla una parte rilevante della formazione sanitaria regionale.

Ed è proprio attorno a questo potere che negli anni si sono addensate polemiche, accuse e guerre interne.

 

IL SISTEMA DEGLI INCARICHI: LE DELIBERE CHE FANNO DISCUTERE

Secondo quanto riportato nella documentazione richiamata dalla stampa, nel 2019 a Riccardo Giammanco sarebbe stato conferito un incarico di docenza per il corso “Gestione adempimenti economico-finanziari”.

Un incarico da 320 ore con compenso orario lordo di 100 euro.

Totale: circa 32 mila euro.

Nel 2020, inoltre, Giammanco sarebbe stato chiamato in comando parziale dall’ASP di Ragusa per attività al CEFPAS.

Rimborsi complessivi indicati in circa 35 mila euro.

Tutto regolare?

Forse sì.

Ma il problema non è questo.

Il problema è un altro.

Come si possa pensare di affidare un’ispezione a chi ha avuto rapporti professionali con l’ente da ispezionare.

In qualsiasi amministrazione pubblica minimamente attenta all’immagine istituzionale sarebbe bastato questo per evitare la nomina.

In Sicilia invece sembra quasi normale.

 

IL NODO POLITICO: IL RUOLO DI MARCELLO CARUSO

Marcello Caruso è arrivato all’assessorato alla Salute come uomo di fiducia del sistema politico che governa la Regione.

La sua nomina ha rappresentato una scelta fortemente politica.

Ed è inevitabile che oggi le polemiche investano direttamente lui.

Perché è stato proprio il suo assessorato a inviare la commissione ispettiva.

Ed è sempre il suo assessorato che ora deve spiegare come sia stato possibile inserire in quel contesto una figura già legata economicamente al CEFPAS.

La questione è tanto più delicata perché l’ispezione nasce proprio da denunce su presunte anomalie amministrative.

Quindi la credibilità dell’accertamento dovrebbe essere blindata.

Invece si è aperto un gigantesco problema di opportunità e trasparenza.

 

IL CEFPAS TRA NOMINE, CONSULENZE E POTERE

Ma la vicenda dell’ispettore “amico” rischia di essere soltanto la punta dell’iceberg.

Negli anni il CEFPAS è stato attraversato da continui scontri interni.

Sindacati sul piede di guerra.

Accuse sulla gestione del personale.

Polemiche su consulenze e incarichi.

Rotazioni ai vertici.

Equilibri politici.

E soprattutto una gestione spesso percepita come opaca.

L’ente è stato più volte al centro di tensioni riguardanti procedure di selezione, collaborazioni esterne e utilizzo delle risorse.

In più occasioni sono emerse critiche sulla moltiplicazione di incarichi fiduciari.

Il tutto dentro una struttura finanziata con denaro pubblico.

 

IL DOSSIER DELLA FP CGIL: “ANOMALIE DA MESI”

Il sindacato parla apertamente di anomalie denunciate da mesi.

Nel dossier trasmesso all’Antimafia vengono richiamate procedure, incarichi e modalità gestionali considerate problematiche.

Ed è significativo che la vicenda sia arrivata fino alla Commissione Antimafia dell’ARS.

Perché quando la politica decide di attivare quel livello di attenzione significa che il clima interno è ormai esplosivo.

La commissione guidata da Antonello Cracolici avrebbe già acquisito documentazione rilevante.

E adesso l’ispezione regionale rischia di trasformarsi essa stessa in un caso politico.

 

IL PARADOSSO SICILIANO: CHI CONTROLLA CHI?

La domanda finale resta una soltanto.

Chi controlla davvero il sistema?

Perché se gli ispettori vengono scelti tra persone che hanno avuto rapporti con gli enti da controllare, il rischio è devastante.

Non soltanto per il CEFPAS.

Ma per la credibilità della Regione Siciliana.

Il punto centrale infatti non è stabilire se gli incarichi ricevuti da Giammanco fossero leciti.

Nessuno, allo stato, sostiene il contrario.

Il punto è la incompatibilità morale e istituzionale di una scelta del genere.

Una vicenda che racconta perfettamente la crisi di fiducia dei cittadini verso certe dinamiche del potere regionale.

Perché in qualunque sistema realmente trasparente, davanti a un potenziale conflitto d’interessi anche solo apparente, si sarebbe scelta un’altra figura.

Qui invece sembra che nessuno abbia nemmeno percepito il problema.

Ed è forse questo l’aspetto più inquietante dell’intera storia.

 

ORA SERVONO RISPOSTE VERE

Adesso la Regione ha il dovere di chiarire.

Serve sapere chi ha proposto quella nomina.

Chi l’ha autorizzata.

Se siano state effettuate verifiche preventive sui rapporti professionali tra ispettori ed ente ispezionato.

E soprattutto serve capire fino a che punto il sistema CEFPAS sia diventato terreno di gestione politica, amministrativa e fiduciaria.

Perché qui non siamo davanti a una semplice polemica.

Qui si sta mettendo in discussione la credibilità delle istituzioni sanitarie regionali.

E quando perfino gli ispettori diventano un caso, significa che il problema è molto più profondo di quanto si voglia raccontare.

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