
Il massimo organo della giustizia amministrativa siciliana accusa la Regione di avere improvvisato sulla gestione della spiaggia più famosa di Palermo.
La corte non è neanche entrata nel vero merito della vicenda che riguarda la società Italo-Belga che da un secolo gestisce indisturbata il prezioso litorale: per quello si rinvia a settembre.
La vicenda della spiaggia di Mondello si trasforma nell’ennesimo boomerang politico-amministrativo per il governo regionale guidato da Renato Schifani.
E stavolta non sono le opposizioni, i comitati o i giornali a puntare il dito.
È il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, cioè il massimo giudice amministrativo dell’Isola, che con una durissima ordinanza di 19 pagine smonta pezzo per pezzo la gestione dell’intera vicenda da parte dell’Assessorato Territorio e Ambiente.
Una decisione che riguarda la storica concessione della spiaggia di Mondello gestita dalla società Italo-Belga, finita negli ultimi anni al centro di polemiche, inchieste e relazioni antimafia per rapporti e frequentazioni indirette con ambienti mafiosi.
Ma il punto centrale dell’ordinanza del CGA non è la difesa della società concessionaria.
Il cuore della decisione è invece la clamorosa bocciatura della Regione Siciliana, accusata di avere creato un caos amministrativo senza predisporre alcuna seria alternativa gestionale.
IL CGA: “NESSUNA PROGRAMMAZIONE, NESSUNA CONTINUITÀ DEL SERVIZIO”
Le parole utilizzate dal Collegio presieduto da Ermanno de Francisco sono pesantissime.
Il CGA scrive infatti che l’Assessorato regionale “non ha operato una corretta e tempestiva programmazione dell’attività di gestione dell’arenile”.
Non solo.
Secondo i giudici amministrativi, la Regione “non ha garantito, rispetto alla stagione balneare ormai già in corso, la continuità del servizio”.
E ancora.
L’Assessorato avrebbe addirittura omesso di “predisporre tempestivamente strumenti per un’ordinata e disciplinata gestione delle aree destinate alla pubblica fruizione”.
Tradotto dal burocratese giudiziario: la Regione ha deciso di fare decadere le concessioni senza avere minimamente organizzato cosa sarebbe successo dopo.
Un cortocircuito amministrativo che il CGA considera talmente grave da giustificare la sospensione della decadenza fino al 30 settembre 2026.
LA REGIONE PRIMA REVOCA E POI SI BLOCCA DA SOLA
Il passaggio più devastante dell’ordinanza riguarda però il comportamento contraddittorio della Regione.
Da una parte l’Assessorato dichiara decadute le concessioni della Italo-Belga.
Dall’altra continua a sostenere il modello della concessione privata della spiaggia, bandendo nuove gare per assegnare gli stessi lotti.
Ma quelle procedure vengono avviate a ridosso della stagione estiva e addirittura sospese.
Una gestione definita dal CGA sostanzialmente irrazionale.
I giudici scrivono infatti che “la scelta di indire le procedure selettive per la selezione di nuovi concessionari soltanto a ridosso della stagione estiva” e per di più sospendendole “inopinatamente” ha aggravato il pregiudizio per l’interesse pubblico.
Una frase che pesa come un macigno politico.
Perché certifica nero su bianco che il disastro organizzativo non è stato provocato dai ricorsi o dalle società coinvolte.
È stato prodotto direttamente dalla macchina amministrativa regionale.
IL CGA DEMOLISCE ANCHE IL “PIANO MONDELLO” DEL COMUNE DI PALERMO
Neppure il tentativo di salvataggio costruito dal Comune di Palermo convince i giudici.
Il cosiddetto “Piano Mondello”, approvato dalla Giunta comunale, viene sostanzialmente ridimensionato dal CGA.
Secondo l’ordinanza, le misure previste dal Comune riguardano attività che l’ente pubblico “era ed è tenuto, in ogni caso, a porre in essere”.
Come dire: pulizia, decoro e sicurezza sono obblighi ordinari del Comune, non soluzioni straordinarie alla crisi provocata dalla Regione.
Ma c’è di più.
Il Collegio evidenzia anche un problema economico clamoroso.
La copertura finanziaria del Piano sarebbe prevista “una tantum, per mesi due e non per l’intera stagione”.
Una toppa temporanea su una gestione che appare sempre più improvvisata.
IL NODO ITALO-BELGA E LE OMBRE MAFIOSE CHE RESTANO SULLO SFONDO
La decisione del CGA non cancella ovviamente le ombre pesantissime che da anni gravano sulla gestione della storica spiaggia di Mondello.
Resta infatti sul tavolo il tema dei rapporti indiretti e delle frequentazioni con ambienti mafiosi che hanno portato la Prefettura ad adottare nei confronti della società una misura di prevenzione collaborativa.
Ma anche su questo punto il CGA richiama la Regione a un approccio giuridicamente rigoroso.
I giudici ricordano infatti che la società “non risulta attinta da misura interdittiva antimafia”.
E sottolineano che la prevenzione collaborativa prevista dall’articolo 94-bis del Codice Antimafia non blocca l’attività imprenditoriale, ma anzi “ne presuppone la continuazione costituendone normativamente garanzia di liceità e legalità”.
Una precisazione decisiva.
Perché il CGA non sta assolvendo moralmente nessuno.
Sta semplicemente dicendo che uno Stato di diritto non può sostituire le procedure con l’improvvisazione politica.
UNA FIGURACCIA ISTITUZIONALE CHE PESA SUL GOVERNO SCHIFANI
L’impressione che emerge leggendo integralmente l’ordinanza è devastante per il governo regionale.
Il CGA descrive una Regione che:
decide senza programmare;
avvia bandi senza completarli;
sospende procedure senza avere alternative;
lascia scoperta la gestione della spiaggia più importante della Sicilia;
tenta di rincorrere l’emergenza con soluzioni tampone;
espone la collettività a rischi organizzativi e igienico-sanitari.
E soprattutto certifica che l’interesse pubblico è stato compromesso proprio da chi avrebbe dovuto tutelarlo.
Una vicenda che va ben oltre Mondello.
Perché racconta ancora una volta il metodo con cui la Regione Siciliana affronta questioni enormi: inseguendo le emergenze, senza pianificazione, senza visione e spesso senza nemmeno preparare le conseguenze delle proprie decisioni.
Con il risultato che poi arrivano i giudici amministrativi a scrivere nero su bianco ciò che la politica tenta disperatamente di nascondere.
E cioè che il problema, troppo spesso, non sono solo le vicende opache che ruotano attorno ai concessionari.
Il problema è anche una pubblica amministrazione incapace di governarle.










