
Hanno presentato in pompa magna i soliti rendering.
E così iI governo Schifani ha finalmente compiuto il suo salto tecnologico.
Non nella gestione dei rifiuti, purtroppo.
Non nell’economia circolare, figuriamoci.
Non nella raccolta differenziata, che in Sicilia resta inchiodata intorno al 55%, con punte negative incresciose per Catania e Palermo come certificano i dati ISPRA aggiornati al 2024 e richiamati anche da Legambiente.
Il salto è solo nella propaganda.
Prima c’erano le slide da dopolavoro assessoriale, quelle con il PowerPoint stiracchiato e l’ottimismo in formato 16:9.
Adesso siamo passati ai video patinati realizzati con l’intelligenza artificiale.
Imbarazzanti: con la gente finta che passeggia tra gli improbabili impianti. Bah!
Rendering, tetti verdi, specchi d’acqua, parchi urbani, architetture “aperte alla comunità”.
Una Sicilia finalmente moderna, almeno nel metaverso.
Peccato che l’intelligenza artificiale possa generare immagini credibili, ma non possa ancora superare la deficienza governativa quando questa diventa metodo, sistema e narrazione pubblica.
Il nuovo miracolo annunciato a Palazzo d’Orléans
La Regione Siciliana ha presentato i progetti definitivi dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania, definendoli tra gli impianti “più puliti d’Europa”.
Secondo il comunicato ufficiale, i due impianti dovrebbero avere una capacità complessiva di 600 mila tonnellate, produrre energia pari al fabbisogno di 174 mila famiglie, ridurre il ricorso alle discariche e consentire un risparmio sulla Tari.
Schifani ha parlato di “svolta storica”.
Anzi, ha detto che quello della presentazione sarebbe stato “uno dei giorni più importanti” della sua vita politica.
E qui, più che il cronoprogramma, servirebbe un momento di raccoglimento.
Perché in Sicilia, ogni volta che la politica pronuncia “svolta storica”, di solito significa che sta per arrivare un altro comunicato stampa.
Dalle discariche ai rendering: il ciclo chiuso della propaganda
Il punto è semplice.
Il governo regionale promette di superare le discariche proprio mentre, secondo Legambiente, continua ad autorizzarne ampliamenti per oltre 9 milioni di metri cubi.
Tradotto dal politichese: da una parte si annuncia il futuro verde, dall’altra si continua ad alimentare il passato marcio.
Una mano disegna Copenaghen.
L’altra allarga Bellolampo.
La Regione dice che i termovalorizzatori rappresenteranno il “segmento finale” del nuovo Piano rifiuti, con 9 impianti di selezione, 7 piattaforme per la raccolta differenziata, 2 piattaforme per pannolini, 4 ampliamenti di discariche e 2 biodigestori.
E già qui la domanda nasce spontanea.
Se il sistema deve diventare virtuoso, perché nel pacchetto della virtù ci sono ancora ampliamenti di discariche?
È economia circolare o girotondo dell’emergenza?
Legambiente smonta la festa: “Un bluff politico e amministrativo”
A rovinare la cerimonia dei disegnini ci ha pensato Legambiente Sicilia.
Il presidente Tommaso Castronovo ha bollato l’operazione come un “bluff politico e amministrativo”.
E non lo ha fatto con sfumature diplomatiche.
Ha ricordato che la raccolta differenziata è ferma al 55% e che la Sicilia rischia di perdere centinaia di milioni del PNRR destinati agli impianti per l’economia circolare.
Poi ha affondato il colpo.
Secondo Legambiente, il governo regionale continua a proporre rendering di due inceneritori che bruceranno rifiuti che dovrebbero invece essere riciclati, come prevedono le direttive europee e nazionali.
È la differenza tra governare e fare scenografia.
Governare significa costruire filiere, impianti, controlli, raccolta spinta, tariffazione puntuale, prevenzione, riuso, riciclo.
Fare scenografia significa mostrare un video con gli alberelli sul tetto e chiamarlo futuro.
Il fact checking: cosa torna e cosa no
1. La raccolta differenziata non è una formalità
La Regione promette di portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e al 10% di conferimento in discarica.
Obiettivo sacrosanto.
Ma il Piano regionale stesso richiama gli obiettivi europei: 55% entro il 2025, 60% entro il 2030, 65% entro il 2035 per preparazione al riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti urbani.
Il punto non è annunciare il traguardo.
Il punto è spiegare con quali impianti, quali tempi, quali Comuni, quali controlli e quali responsabilità si colmerà il ritardo.
Su questo, la comunicazione regionale vola.
La realtà arranca.
2. Il risparmio sulla Tari è una promessa, non un dato acquisito
La Regione parla di un risparmio da circa 100 milioni di euro all’anno per famiglie e imprese.
Ma Legambiente sostiene l’esatto contrario: bruciare rifiuti costerà ai cittadini siciliani tra 250 e 300 euro a tonnellata, con emissioni climalteranti in aumento.
Qui il fact checking impone prudenza.
Il risparmio sulla Tari non si decreta in conferenza stampa.
Dipende da costi reali di costruzione, gestione, ammortamento, conferimento, manutenzione, mercato energetico, contratti, tariffe, quantità bruciate e qualità della raccolta.
Tutte variabili che non si risolvono con un rendering fatto bene.
O fatto male.
3. “Tra i più puliti d’Europa” è uno slogan da verificare sugli impianti reali
La Regione sostiene che i due impianti avranno emissioni inferiori rispetto a Bolzano, Copenaghen e Roma, con valori sulle diossine inferiori del 97% rispetto a Bolzano, del 96% rispetto a Copenaghen e del 75% rispetto a Roma.
È un’affermazione molto forte.
Ma oggi parliamo di progetti, non di impianti in funzione.
La differenza è sostanziale.
Un impianto progettato può promettere miracoli.
Un impianto acceso deve dimostrarli ogni giorno, con dati pubblici, centraline, controlli, manutenzioni, autorizzazioni, incidenti, fermate e responsabilità.
Il resto è marketing istituzionale.
4. Il “superamento delle discariche” convive con nuovi ampliamenti
La Regione promette di chiudere il capitolo dei trasferimenti fuori regione e di ridurre i conferimenti in discarica fino a 140 mila tonnellate nel 2030.
Legambiente però denuncia che, mentre si annunciano gli inceneritori, vengono autorizzati ampliamenti di discariche per oltre 9 milioni di metri cubi.
Ed è qui che la narrazione si incrina.
Perché se la direzione è l’economia circolare, le discariche dovrebbero diventare l’eccezione residuale.
Non l’assicurazione sulla vita del fallimento.
Catania parco urbano, Palermo mimetizzata: la favola architettonica
Il comunicato regionale insiste molto sull’architettura.
A Palermo l’impianto dovrebbe “mimetizzarsi” nel paesaggio.
A Catania dovrebbe diventare un “parco urbano pubblico”, con verde pensile, specchi d’acqua e centro visitatori.
Bellissimo.
Manca solo il pedalò tra i fumi depurati e la scolaresca in gita premio.
Il problema non è l’architettura.
Il problema è usare l’architettura come deodorante politico.
Un termovalorizzatore può anche essere progettato bene.
Ma resta una scelta industriale pesante, costosa, divisiva, da valutare dentro una gerarchia precisa: prima riduzione, poi riuso, poi riciclo, poi recupero, infine smaltimento.
Se invece l’impianto diventa il centro del sistema, non siamo più nell’economia circolare.
Siamo nella religione del forno.
La Sicilia non ha bisogno di incenerire il fallimento
La Sicilia non è sporca perché mancano i video in 3D.
La Sicilia è sporca perché per decenni la politica ha costruito emergenze, proroghe, discariche, commissariamenti, clientele e rendite.
Adesso lo stesso sistema ci chiede fiducia perché ha imparato a usare l’intelligenza artificiale per far camminare gli alberelli sui tetti degli inceneritori.
È un progresso estetico.
Non amministrativo.
Il dato politico resta brutale.
La Regione presenta i termovalorizzatori come soluzione salvifica mentre Legambiente li boccia come ritorno al passato.
La Regione promette Tari più bassa.
Legambiente prevede costi più alti.
La Regione parla di stop alle discariche.
Legambiente denuncia nuovi ampliamenti.
La Regione celebra la tecnologia.
Legambiente chiede economia circolare.
In mezzo ci sono i cittadini siciliani, quelli che pagano la Tari, sopportano le strade sporche, vedono i cassonetti traboccare e ascoltano da anni la stessa identica promessa con grafiche sempre più moderne.
La domanda finale: chi controlla i controllori?
Se davvero questi impianti sono indispensabili, la Regione pubblichi tutto.
Costi dettagliati.
Contratti.
Studi comparativi.
Analisi emissive.
Scenari alternativi.
Impatto sulla raccolta differenziata.
Effetti tariffari Comune per Comune.
Piano industriale dell’economia circolare.
Cronoprogramma verificabile.
Responsabilità in caso di ritardi.
Perché i cittadini non possono essere trattati come spettatori di un video promozionale.
E la Sicilia non può essere governata come una presentazione aziendale.
Schifani dice che si vede la fine del tunnel.
Può darsi.
Ma, a giudicare dai disegnini, bisogna ancora capire se sia l’uscita.
O il forno.
Gli imbarazzanti video finti dei termovalorizzatori che non ci sono:










