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Palermo può rinascere camminando sulle orme dei suoi Giusti: l'idea del presidente FED Biagio Semilia

2026-05-26 06:00

Pierluigi Di Rosa

Comune,

Palermo può rinascere camminando sulle orme dei suoi Giusti: l'idea del presidente FED Biagio Semilia

Sudpress aderisce convintamente all'idea di fare qualcosa di concreto per restituire la città alla sua gente buona

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Una via ferita può ritrovare dignità se cittadini, memoria e futuro tornano ad abitarla con coraggio civile e bellezza condivisa.

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La proposta lanciata da Biagio Semilia, presidente della Federazione Editori Digitali ed editore di BlogSicilia, merita attenzione, rispetto e soprattutto adesione.

Non perché sia l’ennesima idea buona da consumare nel tritacarne delle dichiarazioni pubbliche.

 

Ma perché contiene una verità semplice, potente, perfino rivoluzionaria nella sua evidenza: i territori si liberano dalla malavita e dal degrado occupandoli con l’esempio, la memoria e la bellezza.

 

Il tratto di via Maqueda che costeggia la Facoltà di Giurisprudenza e guarda verso Ballarò è tornato spesso nelle cronache per risse, violenza, disagio sociale, degrado urbano e diffusione del crack.

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Lo ricorda lo stesso Semilia nel suo intervento pubblicato da BlogSicilia, indicando quel luogo come uno degli spazi più fragili del centro storico palermitano.

Eppure proprio lì, tra quei marciapiedi oggi troppo spesso raccontati solo attraverso la lente dell’abbandono, sono passati da studenti Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Gaetano Costa.

 

Prima di essere simboli.

Prima di essere magistrati.

Prima di diventare carne viva della memoria civile italiana.

Erano ragazzi che attraversavano Palermo per studiare diritto, per formarsi, per costruire una coscienza.

 

Da qui nasce l’idea del “Passaggio dei Giusti”.

Non una semplice targa.

Non una passerella istituzionale.

Non una cerimonia buona per le foto del 23 maggio e poi il solito arrivederci all’anno prossimo.

Ma un progetto urbano, culturale e civile capace di restituire identità a un pezzo di città che non può essere consegnato al degrado come se fosse destino.

 

Il Passaggio dei Giusti: memoria viva, non museo della retorica

La proposta è chiara: trasformare simbolicamente quel tratto di via Maqueda nel “Passaggio dei Giusti”.

Semilia precisa che non si tratterebbe di una rinomina ufficiale della strada, né di una trovata estetica, ma di un percorso capace di restituire senso a uno spazio schiacciato dalle sue criticità quotidiane.

 

Ed è esattamente questo il punto.

Palermo, come molte città siciliane, non ha bisogno solo di telecamere, pattuglie e ordinanze.

Che pure servono.

Ha bisogno di presenza civile.

Ha bisogno di luoghi attraversati, riconosciuti, amati, raccontati.

Ha bisogno di spazi sottratti alla paura non con le chiacchiere, ma con una nuova grammatica urbana fatta di studenti, cittadini, associazioni, università, arte pubblica, segni discreti, percorsi educativi, memoria quotidiana.

 

Perché la città non si difende soltanto quando arriva l’emergenza.

Si difende ogni giorno, camminandoci dentro.

 

Sudpress con la consorella SudPalermo aderisce alla proposta del presidente Semilia

Sudpress aderisce convintamente alla proposta di istituire il Passaggio dei Giusti.

Lo fa perché questa idea parla alla parte migliore della Sicilia.

Quella che non accetta il ricatto dell’abitudine.

Quella che non considera normale vedere interi pezzi di città trasformati in corridoi del disagio, del piccolo spaccio, della violenza, della marginalità.

Quella che sa che la legalità non è uno slogan da convegno, ma un modo concreto di abitare gli spazi comuni.

 

Via Maqueda, in quel tratto, può diventare un laboratorio civile.

Un percorso in cui ricordare che magistrati e uomini e donne delle scorte trucidati dalla mafia non sono santini da appendere alle pareti, ma uomini e donne che si sono formati in luoghi reali, tra aule universitarie, strade, discussioni, dubbi, studio e fatica.

 

Renderlo visibile significa dire ai giovani: anche da qui può nascere una storia diversa.

Significa dire alla città: questo spazio non appartiene al degrado.

Significa dire alla malavita: non vi lasciamo il monopolio del territorio.

 

Occupare i luoghi con la bellezza è una scelta politica

La parola “bellezza” viene spesso usata male.

Troppo spesso diventa decorazione, maquillage, vernice stesa sopra le crepe.

Qui invece la bellezza può diventare presidio democratico.

Una targa ben pensata.

Un itinerario urbano.

Una segnaletica civile.

Citazioni sobrie.

Installazioni leggere.

Racconti accessibili ai cittadini e ai turisti.

Coinvolgimento delle scuole, dell’università, delle associazioni, degli editori, delle realtà culturali.

 

Tutto questo può fare di quel pezzo di Palermo non un luogo imbalsamato, ma un passaggio vivo.

Un punto in cui il cittadino non abbassa lo sguardo per paura, ma lo alza per riconoscere la storia.

Semilia ha ragione quando richiama il valore della memoria nei luoghi quotidiani, non soltanto nelle commemorazioni ufficiali.

La memoria che funziona non è quella che si celebra una volta l’anno.

È quella che cambia il modo in cui camminiamo dentro una città.

 

Un appello al Comune, all’Università e alla società civile

Adesso la proposta non va lasciata sospesa.

Il Comune di Palermo, l’Università, gli ordini professionali, le scuole, le associazioni, le realtà editoriali e culturali dovrebbero sedersi attorno a un tavolo operativo.

Non per produrre l’ennesimo documento.

Ma per costruire un progetto semplice, concreto, realizzabile.

Il Passaggio dei Giusti potrebbe diventare un modello replicabile anche in altri territori siciliani.

Perché ogni città ha i suoi luoghi feriti.

E ogni luogo ferito può essere riscattato solo se qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte.

 

La Sicilia non si salva con la retorica della legalità.

Si salva quando la legalità diventa pietra, strada, scuola, racconto, comunità.

Si salva quando la memoria smette di essere cerimonia e diventa presenza.

 

Per questo Sudpress aderisce.

Perché il Passaggio dei Giusti non è solo una proposta per Palermo.

È un modo diverso di intendere la lotta alla malavita e al degrado.

Non solo repressione.

Non solo denuncia.

Ma occupazione civile degli spazi.

Con l’esempio.

Con la cultura.

Con la bellezza.

E con quella testardaggine siciliana che, quando decide finalmente di stare dalla parte giusta, sa ancora fare paura a chi vive di buio.

 

Sudpress con SudPalermo c'è, come siamo certi ci saranno molti dei colleghi editori: diteci quello che dobbiamo fare e lo faremo.

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