
Forse Sammartino ha confuso Sodano con Sudano e, in una specie di romantico lapsus politico, è venuto quasi naturale dare una mano al candidato sindaco di Agrigento per farlo arrivare allo spareggio.
Checché se ne dica, La Vardera ha combattuto bene. Michele Sodano ad Agrigento arriva al ballottaggio con il 39,3%, sfiorando il sogno del primo turno. Giovane, promettente, brillante. Agrigento lo merita un volto nuovo. Ma - e viene quasi da ridere - si potrebbe dire che La Vardera abbia trovato finalmente un alleato vero: Luca Sammartino.
Infatti, le cinque liste che sostengono il principale candidato del centrodestra (FdI, Udc, FI e Mpa) raccolgono il 60% dei voti. Praticamente una vittoria telefonata se non fosse per il fatto che, dall’altra parte della cornetta, c’è Luigi Gentile, candidato della Lega, che decide di correre da solo e si becca il 14%.
Senza la candidatura di Gentile, il centrodestra avrebbe probabilmente archiviato la pratica già al primo turno. Dino Alonge, sostenuto dalla coalizione, si ferma al 34,7%, sotto la soglia necessaria - come Sodano - per vincere subito. Ovviamente i voti raccolti dall’area leghista raccontano che il problema non è il consenso (ormai giocato) del centrodestra, bensì la sua frantumazione.
Il capolavoro (in)volontario
Ora, Agrigento è una doccia gelata per la maggioranza, ma anche le altre piazze non scherzano, segnando la disfatta dell'ex golden boy del salto della quaglia e dalle intercettazioni scottanti. A Bronte è una sconfitta morale, la Lega non va al ballottaggio e La Vardera gioca meglio la partita; a San Giovanni La Punta, semplicemente, non c’è mai stata storia.
Per la coalizione Sammartino è stato il cosiddetto party pooper, o “quello che rovina la festa”.
Buttando un’occhiata su tutti i risultati della maggioranza: Enna si sveglia marxista; a Messina nemmeno ci hanno provato. A Marsala, figuriamoci, i candidati di centrodestra dovranno cominciare un percorso di analisi per ritrovare se stessi, idem per Termini Imerese, dove la Terranova (M5s, Pd) vince con il 72%.
Riescono a presidiare localmente, sì, ma lo scatto è come una Polaroid che, a tre minuti dai risultati elettorali, ci mostra i colori: il centrodestra sta fuori dalle città.
E Raffaele Lombardo? Il leader del Mpa, già nelle ore successive alla chiusa del voto, non ha lasciato spazio a nessun dubbio: Sammartino è indicato come l’unico responsabile della spaccatura agrigentina. L’idea di sedersi serenamente a un tavolo avrebbe come esito solo quello illustrato in foto.
Il sospetto che solleva l'Mpa sarebbe anche legittimo. C’è infatti chi sostiene che, nell’affaire Agrigento, Sammartino, più che subirla, quella scelta l’abbia determinata. E che non sia nemmeno così machiavellico immaginare che correre da soli, in un contesto in cui il suo bacino elettorale resta sempre quello e non si disperde, possa aver avuto un effetto preciso: non rafforzare la Lega in sé, ma incidere sugli equilibri complessivi della coalizione, indebolendola dall’interno. Un’operazione che finisce per apparire quasi come una scelta personale prima che politica.
A Nino Minardo, commissario di Forza Italia, che è speranzoso che la maggioranza esca dal prossimo vertice fischiettando, consigliamo di mettere una rete sotto ogni finestra di palazzo.










