Quando i vari esponenti della destra e del centrodestra siciliano si sono svegliati, questa mattina, hanno trovato l’invasor: Roberto Vannacci.
Hanno visto le foto, la folla, i cori e la stima che gli elettori siciliani nutrono per il futurnazionalista; il tutto senza nemmeno mezzo Caf, patronato o segreteria a fare da motore.
Tra Palermo e Catania, le prime uscite siciliane del leader di Futuro Nazionale hanno richiamato centinaia di persone, con sale gremite e molti sostenitori rimasti all’esterno degli eventi.
A essere terrorizzati non sono solo i siciliani ma anche i romani; Futuro Nazionale, a soli tre mesi dalla sua nascita, si piazza al 5% nei sondaggi, e il dato è destinato a stracrescere.
E, vestendo per un attimo - solo uno - i panni dell’elettore che subisce il fascino nostalgico, postfascista o ultranazionalista, Vannacci è l’uomo perfetto.
Il generale incarna sia la delusione di chi, votando Giorgia Meloni, pensava di votare Almirante o Romualdi per poi ritrovarsi un Draghi bis; che la noia nei confronti di Salvini e Tajani.
Mentre per l’elettore casual il generale viene visto come una ventata di “freschezza e novità”.
Da capire da che lato arriverebbe la novità, visto che a salire a bordo della nave futurista, una settimana fa, è Laura Ravetto.
L’ex leghista infatti ha da pochissimo festeggiato 20 anni esatti di ininterrotta occupazione della Camera, cominciando nel 2006 con Fi, poi PdL, ancora Fi, Lega e ora Futuro Nazionale.
Ancora una legislatura e potrebbe usucapire Montecitorio, la colonnella.
Alla faccia della “novità”.











