
L'accoglienza non come semplice assistenza, ma come progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dalla visita di una delegazione della Foundation Nowystaw Lublin della Polonia, nelle strutture dedicate ai minori stranieri non accompagnati del Sistema SAI di Palermo, gestite anche dal Consorzio Umana Solidarietà.
Un confronto internazionale che ha trasformato l'esperienza siciliana in un modello osservato con interesse europeo. Dopo aver visitato diverse realtà di accoglienza, gli ospiti polacchi hanno individuato un elemento che più di ogni altro li ha colpiti: il rispetto della dignità della persona umana e la capacità di costruire percorsi realmente personalizzati.
«Ciò che ci ha impressionato maggiormente – hanno spiegato – è il modo di lavorare e il rapporto umano con ogni migrante. Qui ogni ragazzo viene accolto nel pieno rispetto della sua dignità. È un approccio che consideriamo fondamentale e che speriamo di poter portare anche nel nostro Paese».
La delegazione composta da 𝐀𝐠𝐚𝐭𝐚 𝐆𝐚𝐰𝐥𝐢𝐤, progettista e presidente di "Nowy Staw"; da 𝐊𝐚𝐭𝐚𝐫𝐳𝐲𝐧𝐚 𝐒𝐨𝐛𝐢𝐞𝐬𝐳𝐜𝐳𝐚𝐧́𝐬𝐤𝐚, vicepresidente, responsabile della contabilità e direttrice di una casa di accoglienza per i profughi dall’Ucraina; 𝐄𝐰𝐚 𝐍𝐢𝐫𝐨𝐜𝐡𝐚, responsabile del settore personale; 𝐝𝐨𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐞𝐤 𝐒𝐭𝐚𝐰𝐬𝐤𝐢, collaboratore di Nowy Staw, responsabile spirituale e punto di riferimento con l’Italia – ha potuto confrontarsi sulle metodologie di lavoro in équipe con 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐩𝐚𝐥𝐚𝐫𝐝𝐨, assistente sociale a supporto del Rup del nostro progetto Msna, e con 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐂𝐚𝐧𝐝𝐨𝐥𝐟𝐨, coordinatore del nostro progetto Msna.
Un dato particolarmente significativo, riguarda il fenomeno della devianza minorile: sono soltanto due i minori stranieri no accompagnati, dei 240 presenti, attualmente presenti nell'istituto penitenziario, un numero che testimonia l'efficacia di un sistema basato sull'inclusione e sulla presa in carico educativa.
A prendere parte all’incontro l’Assessore alle Politiche giovanili e all'accoglienza migranti, 𝐅𝐚𝐛𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞𝐥𝐥𝐢, la responsabile di “Casa dei Diritti” e dei progetti Sai del comune di Palermo, 𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚 𝐄𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞, il coordinatore di “Umana solidarietà”, Paolo Ragusa, il presidente di “Sviluppo solidale”, 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐏𝐚𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨, la referente dell'appartamento di sgancio "Meridiano 13" del "Centro diaconale "La noce"-Istituto valdese",𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 𝐂𝐢𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨𝐥𝐨, l' assessorato alle Politiche giovanili e all'accoglienza migranti, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐕𝐢𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 e 𝐑𝐨𝐬𝐢 𝐏𝐞𝐧𝐧𝐢𝐧𝐨, capo della segreteria tecnica della Città metropolitana.
La visita è stata un’occasione preziosa per mettere a confronto due modelli di accoglienza e inclusione sociale.
«L'accoglienza è una responsabilità che va oltre l'assistenza: significa costruire percorsi di autonomia, formazione e inclusione sociale. Palermo ha scelto di mettere al centro la persona, creando una rete tra istituzioni, scuola, associazionismo e terzo settore che permette ai minori stranieri non accompagnati di diventare cittadini attivi della nostra comunità. I risultati ottenuti dimostrano che investire sull'integrazione significa investire sul futuro della città e del Paese», ha dichiarato Ferrandelli.
A raccontare il modello Palermo è stata anche Angela Errante, che ha spiegato come il valore aggiunto del sistema non risieda soltanto nell'accoglienza, ma nella costruzione di una vera comunità inclusiva.
«Il Sistema SAI è uguale da Palermo a Bolzano, ma Palermo lo ha trasformato in un modello di welfare di comunità. I nostri ragazzi frequentano le scuole pubbliche, praticano sport nelle società del territorio, vivono la città insieme ai coetanei palermitani. Non esistono percorsi separati, ma una reale integrazione. I risultati parlano da soli. Tra gli ex ospiti oggi ci sono laureati in cooperazione internazionale, ingegneri, medici, fisioterapisti e peer educator, giovani che diventano a loro volta esempio e punto di riferimento per chi arriva dopo di loro».










