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La Sicilia delle promesse aspetta ancora la rivoluzione Super ZES: Cateno De Luca interroga Schifani

2026-06-26 06:00

Redazione

Regione,

La Sicilia delle promesse aspetta ancora la rivoluzione Super ZES: Cateno De Luca interroga Schifani

Dopo mesi di annunci, imprese e territori chiedono atti, risorse, protocolli e tempi certi per trasformare la norma in economia reale vera.

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Dopo mesi di annunci, imprese e territori chiedono atti, risorse, protocolli e tempi certi per trasformare la norma in economia reale vera.

 

La Super ZES siciliana rischia di diventare l’ennesimo monumento regionale alla carta bollata.

Bella da annunciare.

Comoda da sbandierare.

Perfetta per le conferenze stampa.

 

Ma, come spesso accade nella Sicilia governata a colpi di comunicati, il problema non è scrivere una legge.

Il problema è farla funzionare.

 

E proprio su questo punto Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord, ha deciso di mettere il dito nella piaga.

Con una formale richiesta indirizzata al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, De Luca chiede di sapere a che punto sia davvero l’attuazione dell’articolo 4 della Legge regionale n. 1 del 2026, quello che ha istituito le “Aree a burocrazia semplificata e legalità controllata”.

 

Tradotto dal burocratese: la cosiddetta Super ZES siciliana.

Una misura pensata per rendere l’Isola più competitiva, più attrattiva per gli investitori e meno ostaggio di quella palude amministrativa che da decenni trasforma qualunque progetto produttivo in una corsa a ostacoli tra uffici, pareri, silenzi e timbri.

 

Il punto politico: la riforma c’è, ma dov’è l’attuazione?

De Luca rivendica la paternità politica della norma.

E lo fa senza giri di parole.

Secondo il leader di Sud Chiama Nord, la nascita della Super ZES porta la firma del suo movimento, che durante l’approvazione della scorsa finanziaria avrebbe spinto per introdurre un meccanismo realmente innovativo.

Non il solito pannicello caldo.

Non l’ennesima etichetta da attaccare sopra una struttura amministrativa già marcia.

Ma un sistema capace di creare automatismi nelle procedure di semplificazione e di legalità.

Il governo Schifani, alla fine, ha recepito quelle proposte.

 

Adesso, però, arriva la domanda più scomoda.

Che cosa è stato fatto?

Perché una riforma senza decreti, protocolli, convenzioni, fondi, soggetti attuatori e poteri esercitati non è una riforma.

È arredamento legislativo.

Una bella cornice appesa al muro mentre le imprese continuano a sbattere la testa contro la burocrazia.

 

La richiesta a Schifani: protocolli, ministeri, legalità, fondi e decreti

Nella nota inviata al presidente della Regione, De Luca chiede un riscontro puntuale su tutti i passaggi necessari a rendere operativa la Super ZES.

La domanda non è generica.

È chirurgica.

 

Sud Chiama Nord chiede se siano stati predisposti i protocolli e le convenzioni previsti dalla legge.

Chiede se siano stati coinvolti i ministeri competenti.

Chiede quali misure di legalità controllata siano state adottate.

Chiede se siano stati esercitati i poteri sostitutivi previsti in caso di inerzia amministrativa.

Chiede quali enti o società siano stati individuati per l’attuazione della misura.

Chiede quale sia lo stato di utilizzo delle risorse finanziarie.

Chiede se sia stato istituito il fondo da 10 milioni di euro previsto dalla legge.

Chiede, soprattutto, se sia stato emanato il decreto attuativo.

 

Domande semplici.

Forse proprio per questo difficili.

Perché quando la politica vive di annunci, la richiesta di atti concreti diventa quasi un atto sovversivo.

 

Super ZES siciliana: cosa dovrebbe fare davvero

La Super ZES siciliana nasce per estendere sull’intero territorio regionale un regime speciale di semplificazione amministrativa.

L’obiettivo dichiarato è attrarre investimenti, accelerare i procedimenti, sostenere la crescita occupazionale e favorire l’innovazione tecnologica.

Il tutto accompagnato da presidi di legalità, perché in Sicilia la parola “semplificazione” deve sempre camminare insieme alla parola “controllo”.

Altrimenti il rischio è noto.

Si passa dalla burocrazia soffocante alla scorciatoia per pochi amici.

La misura dovrebbe quindi servire a creare un ambiente più favorevole per le imprese serie.

Quelle che vogliono investire.

Quelle che chiedono tempi certi.

Quelle che non possono aspettare anni per un’autorizzazione.

Quelle che non hanno santi in paradiso, cugini negli assessorati o intermediari miracolosi capaci di aprire porte chiuse.

 

Il nodo delle risorse: da 200 mila euro a 200 milioni

De Luca non si ferma alla verifica dello stato dell’arte.

Chiede anche un salto di scala.

Secondo Sud Chiama Nord, già con le prossime variazioni di bilancio il governo regionale dovrebbe aumentare in modo deciso le risorse destinate alla misura.

La richiesta è portare gli stanziamenti dagli attuali 200 mila euro fino a 200 milioni di euro per ciascuna annualità.

 

Una differenza abissale.

Perché con 200 mila euro si può forse pagare qualche missione, qualche pratica, qualche struttura minima.

Con 200 milioni si può cominciare a parlare di politica industriale.

Ed è qui che la vicenda diventa politicamente esplosiva.

Perché se la Sicilia vuole davvero usare la Super ZES come leva di sviluppo, non può trattarla come una voce ornamentale del bilancio.

Non può promettere agli imprenditori la luna e poi finanziare il razzo con gli spiccioli del cassetto.

 

La Sicilia non ha bisogno di altri manifesti

La domanda di De Luca arriva nel momento giusto.

Dopo mesi di annunci, la Super ZES deve uscire dalla propaganda e rientrare nel campo della responsabilità amministrativa.

Schifani deve chiarire.

Non con un altro comunicato patinato.

Non con il solito elenco di intenzioni.

Non con la liturgia del “faremo”, “vedremo”, “attiveremo”.

Serve sapere cosa è stato firmato.

Cosa è stato trasmesso.

Cosa è stato approvato.

Cosa è stato finanziato.

Chi deve fare cosa.

Entro quando.

Con quali controlli.

E con quali risultati misurabili.

Perché la Sicilia produttiva non muore per mancanza di slogan.

Muore per assenza di tempi certi.

Muore per conferenze di servizi infinite.

Muore per uffici che non rispondono.

Muore per norme che nascono già destinate al letargo.

 

La frase chiave di De Luca

«I siciliani hanno bisogno di strumenti concreti, non di norme destinate a rimanere nei cassetti».

È questa la sintesi politica della richiesta di Sud Chiama Nord.

Ed è anche il cuore della questione.

Perché una legge approvata e non attuata non è una vittoria.

È una presa in giro con il timbro della Regione.

De Luca chiede al governo Schifani di dire cosa sia stato fatto, quali obiettivi siano stati raggiunti e quali iniziative si intendano assumere per rendere la Super ZES una reale opportunità di crescita.

Una richiesta legittima.

Anzi, necessaria.

Perché in una Regione normale sarebbe il governo stesso a pubblicare periodicamente lo stato di avanzamento delle riforme strategiche.

In Sicilia, invece, bisogna inseguire gli atti come si inseguono i fantasmi.

 

Schifani davanti al bivio

La Super ZES siciliana può essere una svolta.

Oppure l’ennesima grande incompiuta.

Può diventare uno strumento per attrarre investimenti, semplificare procedure, controllare legalità e produrre sviluppo.

Oppure può finire nel museo regionale delle occasioni perse, accanto a decine di piani, fondi, cabine di regia e tavoli tecnici evaporati nel nulla.

Ora la palla è a Schifani.

Dica se la Super ZES cammina.

Dica se è ferma.

Dica chi la sta attuando.

Dica dove sono i decreti.

Dica dove sono i soldi.

Dica se i ministeri sono stati coinvolti.

Dica se i poteri sostitutivi sono stati esercitati.

Dica, soprattutto, se la Regione intende fare sul serio o se anche questa volta siamo davanti alla solita specialità siciliana.

Vendere futuro.

Consegnare attesa.

E poi chiamarla governo.

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