
Rosa Balistreri ispira tredici opere in ceramica e un percorso permanente tra memoria popolare, musica, artigianato e riscatto civico.
Via dei Cipressi a Palermo diventa una galleria d’arte a cielo aperto.
Non una passerella da inaugurazione e via, non l’ennesima promessa urbana destinata a sgonfiarsi dopo il taglio del nastro.
Qui il segnale è più concreto.
Una strada appena destinata ad area pedonale è stata trasformata nella prima galleria permanente en plein air di ceramica palermitana contemporanea.
Il titolo scelto è già un manifesto: “Rosa canta e cunta”.
Ed è un omaggio diretto a Rosa Balistreri, voce ruvida, libera e necessaria della Sicilia degli ultimi, delle donne, dello sfruttamento e del riscatto.
Una voce che continua a disturbare i salotti buoni proprio perché non nacque per compiacerli.
Una mostra permanente per Rosa Balistreri
L’esposizione è stata inaugurata mercoledì 24 giugno in Via dei Cipressi, a Palermo.
Il progetto raccoglie 13 opere in ceramica realizzate da artisti palermitani contemporanei.
Ogni autore è stato invitato a interpretare la “Rosa” come simbolo poetico, civile e identitario della Balistreri.
Ogni postazione è accompagnata da una targa con il titolo dell’opera e il nome dell’autore.
Non si tratta quindi di un semplice arredo urbano.
È un percorso culturale permanente.
È un modo per dire che anche una via considerata marginale può diventare luogo di memoria, bellezza e comunità.
Soprattutto quando a muoversi non sono soltanto gli uffici, ma i residenti.
Da strada trascurata a modello di rigenerazione urbana
Il punto politico e sociale della vicenda sta proprio qui.
Via dei Cipressi è diventata area pedonale grazie alla spinta dei cittadini.
Da quella richiesta è nato un processo più ampio di riqualificazione.
Un processo che ha coinvolto fondazioni, artisti, artigiani, associazioni, residenti, istituzioni territoriali e realtà storiche della città.
È la dimostrazione che la rigenerazione urbana non nasce soltanto dai grandi bandi, dalle conferenze stampa e dalle parole imbalsamate nei comunicati.
Nasce anche da un vicolo.
Da una comunità che non vuole più vivere nel degrado.
Da persone che decidono di smettere di ripetere il solito ritornello siciliano: “tanto non cambia mai nulla”.
E invece qualcosa cambia.
Quando qualcuno comincia.
La ceramica come linguaggio civile
La mostra è realizzata in collaborazione con Maria Reginella e Vito Ferrantelli, figure di riferimento per la ceramica in Sicilia.
Entrambi sono impegnati nel percorso di riconoscimento di Palermo Città della Ceramica.
Il dato non è secondario.
Palermo ha una tradizione ceramica antichissima e ha ottenuto il riconoscimento come Città di Affermata Tradizione Ceramica.
Ora questo patrimonio esce dalle botteghe e dai circuiti specialistici per entrare nello spazio pubblico.
La ceramica non resta oggetto da vetrina.
Diventa racconto urbano.
Diventa presidio estetico.
Diventa segno visibile di una città che può ancora usare la propria storia per costruire futuro, anziché limitarsi a imbalsamarla nei convegni.
Gli artisti della galleria permanente
Alla galleria permanente di Via dei Cipressi partecipano alcuni protagonisti della scena ceramica palermitana.
Tra gli espositori figurano Francesco Consiglio per Ceramiche Artistiche Pacon, Ceramiche Nino Parrucca, Susanna De Simone e il figlio Vito, in arte Tage Pottery, per La Fabbrica della Ceramica.
Sono presenti anche Antonio Josè Pantuso per Le Stanze del Gattopardo, Veronica Mancuso, Salvo Scherma del Laboratorio Salvatore Scherma, Francesco Raffa per Tre Erre Ceramiche.
Completano il percorso Elisabetta Castagnetta per Ceramicando, Lavinia Sposito per Di Terra e Di Fuoco, Vincenzo Bonfante di SoleDentro, Giuseppe Joe Manganello per Manganello Arte Ceramiche e Domenico Boscia.
Una mappa di competenze, sensibilità e botteghe che restituisce un’immagine viva dell’artigianato artistico palermitano.
Non folklore.
Non cartolina.
Lavoro culturale.
Rosa Balistreri, voce antica e ancora contemporanea
La scelta di dedicare l’intervento a Rosa Balistreri ha un valore evidente.
Il prossimo anno ricorrerà il centenario della nascita dell’artista licatese.
La sua figura continua a parlare alla Sicilia di oggi perché non appartiene al repertorio innocuo della nostalgia.
Rosa Balistreri cantava dolore, sopruso, povertà, ribellione.
Cantava una Sicilia che i potenti hanno spesso preferito usare come sfondo, ma che lei riportava al centro con una voce impossibile da addomesticare.
Durante l’inaugurazione è stato riprodotto anche un brano inedito, “Li du siperpenti”, parte della raccolta del Fondo Liotti.
Il fondo raccoglie materiali audio e documentali dedicati alla memoria della cantautrice ed è stato donato alla Fondazione Made in Sicily.
Un patrimonio che rafforza il progetto “Cent’anni”, avviato dalla Fondazione Made in Sicily e dalla Fondazione Rosa Balistreri per accompagnare il centenario dell’artista.
Musica, periferie e una versione rap di Rosa
La due giorni non si è limitata alla presentazione delle opere.
In programma anche performance artistiche e musicali con i giovani del Centro Tau, che ha sede proprio in Via Cipressi.
Nel corso della serata, alcuni musicisti della città hanno proposto una versione rap ispirata al repertorio di Rosa Balistreri, partendo dal brano “Cu ti lu dissi”.
Un’operazione intelligente, perché dimostra quanto Rosa sia ancora contemporanea.
Non un’icona da santino.
Una voce che può attraversare generazioni, linguaggi e quartieri.
Il gruppo nasce allo Zen.
E anche questo è un dato che pesa.
Perché Palermo, quando vuole davvero raccontare se stessa, dovrebbe smetterla di guardare le periferie come problema e cominciare a riconoscerle come energia.
Si sono esibiti Flavio “Dorè” Pedone alla voce, Davide Lo Verso alla chitarra, Denise Caruso alla voce, Francesco Salmè al basso elettrico e Giorgio Pizzo al cajon.
Giulio Rosk e il murale dedicato a Rosa
Molto apprezzato anche l’intervento dello street artist Giulio Rosk.
Rosk è già autore del murale dedicato a Falcone e Borsellino alla Cala di Palermo.
A breve realizzerà per la Fondazione Made in Sicily un murale dedicato proprio a Rosa Balistreri in Via D’Ossuna.
Anche qui il messaggio è chiaro.
La memoria non deve restare chiusa negli archivi.
Deve stare sui muri, nelle strade, nei quartieri, nei percorsi quotidiani.
Deve costringere chi passa a vedere, ricordare, chiedersi qualcosa.
Una rete di soggetti per cambiare davvero
Il progetto porta la firma della Fondazione Made in Sicily, in collaborazione con la Fondazione Rosa Balistreri.
L’iniziativa nasce su impulso della V Circoscrizione della città, presieduta da Andrea Aiello, ed è stata realizzata in collaborazione con i residenti del quartiere.
Aiello ha sottolineato il valore dell’intervento come sostegno al lavoro dell’associazione spontanea dei cittadini che ha voluto l’isola pedonale.
Le opere sono state posizionate dall’ANCE Palermo, che aveva già sostenuto interventi di riqualificazione nel quartiere, come il murale dedicato a Totò Schillaci e la riqualificazione del centro sociale di Borgo Nuovo.
All’imbrunire, Via dei Cipressi è stata illuminata grazie alle luminarie installate con la collaborazione dell’Istituto Opera Santa Lucia.
Una realtà storica della città, attiva senza interruzione dal 1571.
Il presidente dell’Opera Pia Santa Lucia, Gaetano Clemente, ha spiegato che il contributo intende sostenere un processo nato dai residenti e fondato su partecipazione e responsabilità condivisa.
Un concetto semplice, ma spesso rivoluzionario.
Aiutare un territorio non significa sostituirsi a chi lo abita.
Significa metterlo nelle condizioni di diventare protagonista.
Palermo ’90, prodotti locali e identità produttiva
La manifestazione è proseguita anche giovedì 25 giugno.
Durante la due giorni è stato possibile degustare prodotti tipici locali nell’ambito della rassegna “Palermo ’90 – Identità produttiva e rigenerazione urbana”.
L’iniziativa è stata realizzata con il sostegno dell’Assessorato regionale delle Attività produttive nell’ambito del programma “Sicilia che Piace”.
È un altro tassello del racconto.
Cultura, artigianato, prodotti locali, musica e spazio urbano possono stare dentro una stessa visione.
A patto che non vengano trattati come compartimenti stagni o come passerelle occasionali.
Fondazione Made in Sicily e l’Itinerario delle Radici
La Fondazione Made in Sicily ETS lavora per trasformare memoria e tradizione siciliana e italiana in strumenti di dialogo internazionale.
Lo fa unendo arte, design, artigianato, innovazione, mostre, installazioni e progetti condivisi.
Ha promosso iniziative a Los Angeles, Tokyo, Singapore, Osaka, Chicago, Rotterdam, Amburgo e Berlino.
Il parco d’arte di Via dei Cipressi rappresenta la quinta tappa dell’Itinerario delle Radici.
Il percorso comprende già “L’Albero delle Radici” all’Aeroporto internazionale di Palermo, il murale “Le Radici del Futuro” a Piana degli Albanesi, “Le Radici del Mare” sul lungomare di Isola delle Femmine e il murale palermitano dedicato a Totò Schillaci.
Con Via dei Cipressi, l’itinerario entra ancora più direttamente nella città vissuta.
Non nella città da cartolina.
Nella città che chiede cura, presenza e continuità.
Una lezione semplice per una città complicata
La storia di Via dei Cipressi consegna una lezione molto chiara.
Le trasformazioni più interessanti non sempre partono dai luoghi più visibili.
A volte cominciano dai margini.
Da una strada secondaria.
Da un gruppo di residenti.
Da un gesto di ostinazione civile.
Palermo ha un disperato bisogno di esperienze così.
Non perché possano risolvere da sole i problemi enormi della città.
Ma perché mostrano che una strada diversa esiste.
La bellezza, quando non è decorazione ma partecipazione, diventa politica nel senso più alto del termine.
E una città che riesce a mettere insieme memoria, artigianato, quartiere e futuro può ancora sorprendere.
Anche partendo da un vicolo.
Anzi, forse soprattutto da lì.










