In Sicilia le cose non vanno affatto bene, e lo sappiamo tutti: i numeri della sanità che arretra, i giovani che partono, i Comuni interni che si svuotano, una politica indubbiamente distante dai bisogni reali dei territori.
Per cambiare rotta, però, non bastano le denunce: serve che pezzi diversi della società - sindaci, professionisti, mondo del terzo settore, imprese - si mettano insieme e provino a scrivere, concretamente, un futuro diverso da questo presente, diventato avvilente.
È con questo spirito che martedì 30 giugno, all'Hotel San Paolo Palace di Palermo, è stato presentato, davanti a una sala gremita da centinaia di persone, il movimento “Solidali”.
Dalla Carta di Castelbuono al debutto pubblico
Tutto nasce sabato 21 febbraio 2026 a Castelbuono, dove circa 250 persone si sono riunite a porte chiuse per un confronto sulle condizioni politiche e sociali della Sicilia. Da quell'incontro è scaturita la Carta di Castelbuono, un documento di sessanta pagine che raccoglie i principi ispiratori del movimento.
Tra i passaggi più netti della Carta c'è quello dedicato al fenomeno mafioso, affrontato senza mitizzazioni né rimozioni: la mafia di oggi, si legge, “lavora spesso nella discrezione, nell'affare, nell'intercapedine fra legalità apparente e dominio reale”, lontana dall'immagine spettacolare e sanguinosa del passato. Il documento si chiude con un'ambizione dichiarata: un manifesto, per essere davvero tale, deve arrivare al punto in cui “tutto si stringe e si fa più esigente”.
La presentazione ufficiale ha preso il via con una precisazione netta dal palco: Solidali non vuole essere un partito in più, né la fotocopia di qualcosa che già esiste. La parte introduttiva è stata curata da Mario Cicero, sindaco di Castelbuono, e da Silvia Scerrino.
I lavori, coordinati da Giovanni Ruvolo dell'associazione “Futura – Costruiamo la città”, si sono articolati in due momenti di dialogo dedicati al diritto alla buona amministrazione. Le conclusioni sono state affidate a Emiliano Abramo, presidente e portavoce della Comunità di Sant'Egidio, ispiratore e guida del progetto.
Mario Cicero: “Un altro modo di governare la Sicilia c'è”
Il sindaco di Castelbuono ha spiegato l'idea di fondo del movimento: mettere insieme persone che arrivano dalla società civile, dalle amministrazioni comunali considerate virtuose, dal mondo delle imprese e delle professioni. “Gente che ha consapevolezza delle potenzialità di questa terra e che non condivide il modo in cui è stata amministrata fino ad oggi da parte di una politica distante dalle esigenze dei territori”, ha detto Cicero, precisando che Solidali non intende muoversi per attacchi o polemiche, bensì dimostrare che esiste un'alternativa concreta nel modo di governare l'Isola.
Per Cicero il governo della Regione va trattato come un bene pubblico, lontano dalla logica delle poltrone distribuite a parenti o amici: servono assessori riconoscibili, competenti, capaci di sedersi ai tavoli decisionali con autorevolezza. Il sindaco ha anche rivendicato un potenziale siciliano spesso sottovalutato: l'agricoltura di qualità, l'artigianato, e soprattutto la vocazione naturale dell'Isola a fare da ponte tra le sponde del Mediterraneo, a essere cerniera tra culture e religioni diverse. Con la presentazione palermitana è partito anche il tesseramento, con l'obiettivo dichiarato di costruire al più presto un tavolo di confronto con imprese, professioni e sindacati per arrivare a un programma condiviso.
Emiliano Abramo: “Basta ladri di futuro, serve una politica non urlata ma concreta”
Emiliano Abramo ha descritto Solidali come spazio di confronto tra sensibilità diverse: l'associazionismo, ma anche quelli che ha definito “i nuovi poveri” della politica siciliana, cioè i sindaci privi di un riferimento parlamentare diretto, lasciati spesso senza dialogo con “il palazzo”. Obiettivo del movimento, ha detto, è accorciare quella distanza e guardare in faccia le ferite aperte della Sicilia: la condizione dei giovani, una regione che è la più anziana del Mezzogiorno, la gestione delle risorse idriche, le infrastrutture carenti, le conseguenze della malasanità.
Abramo ha rivolto un giudizio severo alla politica degli ultimi anni, accusata di aver “educato il nostro popolo alla rassegnazione, a piegarsi al potente di turno” e di aver sottratto la speranza a intere generazioni. “Io parlo di ladri di futuro”, ha detto, rivendicando la differenza tra l'essere sodali - vicini a pochi - ed essere invece solidali, cioè vicini a tutti. Ha poi preso le distanze in modo netto da quello che ha definito il “vannacismo”, il linguaggio violento che sposta l'asse della politica sempre più a destra, indicando Solidali come “un processo all'interno del quale potrà trovare casa una politica non urlata ma molto concreta”.










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