
Imprese ferme, pratiche sospese e decreti mai partiti: in Commissione esplode il caso delle coperture assenti e della politica in fuga.
PSR Sicilia, il miracolo al contrario: annunciati 40 milioni, poi spariti
In Sicilia riesce anche questo.
Annunciare 40 milioni di euro per le aziende agricole.
Pubblicare graduatorie definitive.
Far credere a centinaia di imprenditori che finalmente qualcosa si muova.
E poi, mesi dopo, scoprire che quei soldi non ci sono.
O almeno non risultano disponibili.
Un capolavoro di quella burocrazia politica che prima distribuisce speranze, poi chiede pazienza, infine convoca tavoli per spiegare che bisogna trovare una soluzione al problema che essa stessa ha creato.
Il caso esplode sulla Sottomisura 4.1 del PSR Sicilia, quella destinata al sostegno agli investimenti nelle aziende agricole.
A sollevare il punto è Francesco Sgroi, presidente regionale del Centro Studi Agricoli Sicilia, al termine dell’audizione svolta nella III Commissione Agricoltura dell’Assemblea Regionale Siciliana.
La domanda è una sola.
Ed è pesantissima.
Dove sono finiti i 40 milioni di euro annunciati ufficialmente dalla Regione Siciliana?
Sgroi inchioda la Regione: “Gli agricoltori non possono vivere di annunci”
Francesco Sgroi prende atto delle rassicurazioni ricevute in Commissione.
Le definisce un primo passo importante.
Ma subito dopo mette il dito nella piaga.
Perché nessuna rassicurazione può cancellare la domanda che oggi pesa come un macigno sulla credibilità della Regione Siciliana.
Che fine hanno fatto quei soldi?
Il Centro Studi Agricoli Sicilia ricorda che nel dicembre 2025 l’Assessorato regionale dell’Agricoltura approvò le graduatorie definitive della Sottomisura 4.1.
In quella occasione, attraverso i canali istituzionali della Regione Siciliana, venne comunicata una dotazione finanziaria di 40 milioni di euro.
Non una voce di corridoio.
Non una chiacchiera da bar.
Non una promessa sussurrata in campagna elettorale tra una stretta di mano e una foto con il trattore.
Una comunicazione ufficiale.
Accompagnata dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Luca Sammartino, che parlò di “aiuto concreto” per le imprese agricole intenzionate a investire in innovazione e ammodernamento.
Oggi, però, secondo quanto emerso in Commissione, quelle somme non risultano disponibili.
E allora l’aiuto concreto rischia di diventare il solito cemento fresco delle promesse regionali.
Bello quando lo annunciano.
Inutile quando serve camminarci sopra.
Aziende agricole appese al nulla: investimenti programmati e decreti mai partiti
Il punto non è formale.
È sostanziale.
Le imprese agricole non leggono i comunicati per passatempo.
Li leggono perché devono decidere se investire, indebitarsi, comprare macchinari, ammodernare strutture, assumere personale, presentare progetti, pianificare il futuro.
Se una Regione annuncia una dotazione finanziaria, quell’annuncio produce conseguenze economiche.
Produce aspettative.
Produce scelte.
Produce esposizioni bancarie.
Produce impegni.
E quando dopo mesi non partono i decreti di finanziamento, il danno non resta chiuso nei faldoni degli uffici.
Arriva nelle aziende.
Arriva nei campi.
Arriva sulle spalle di chi lavora davvero.
Sgroi lo dice con chiarezza.
Gli imprenditori agricoli hanno programmato investimenti, acceso impegni economici e confidato nella credibilità delle comunicazioni ufficiali della Regione Siciliana.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa scandalosa.
Perché se una comunicazione istituzionale non vale più nulla, allora siamo oltre il ritardo amministrativo.
Siamo nel territorio minato dell’affidabilità pubblica.
Il ringraziamento a Lombardo e Vitrano: almeno qualcuno ha portato il caso in Commissione
Francesco Sgroi ringrazia l’onorevole Giuseppe Lombardo, che ha voluto la trattazione urgente della vicenda.
Ringrazia anche il presidente della Commissione, onorevole Vitrano, che ha accolto la richiesta convocando l’audizione.
Un passaggio istituzionale necessario.
Perché questa storia non poteva restare sepolta tra note interne, rinvii e mezze frasi.
Centinaia di aziende agricole siciliane attendono risposte.
Non formule.
Non impegni generici.
Non l’ennesimo “stiamo lavorando”.
Attendono decreti.
Attendono coperture.
Attendono atti.
E soprattutto attendono che qualcuno dica la verità.
Bellomo ammette il problema: ora si cercano risorse alternative
Nel corso dell’audizione, il direttore del Dipartimento Agricoltura, dottor Bellomo, ha assicurato l’impegno del Governo regionale a reperire risorse alternative per onorare gli impegni assunti con il bando.
Ha inoltre comunicato di avere disposto agli Ispettorati provinciali dell’Agricoltura l’avvio delle istruttorie.
L’obiettivo dichiarato è accelerare il procedimento amministrativo e consentire l’emissione dei decreti di finanziamento fino alla concorrenza dei 40 milioni di euro previsti.
Bene.
Ma qui nasce il cortocircuito.
Se bisogna reperire risorse alternative, vuol dire che quelle annunciate non erano nella disponibilità effettiva?
Se non erano disponibili, perché sono state presentate come dotazione del bando?
Se erano disponibili, perché oggi bisogna cercarle altrove?
Sono domande semplici.
Talmente semplici da diventare devastanti.
Perché il problema non è solo trovare i soldi adesso.
Il problema è spiegare cosa è stato raccontato prima.
Lombardo durissimo: “Per due anni aspettative fondate sul nulla”
Il deputato regionale Giuseppe Lombardo usa parole pesanti.
E non fa sconti.
Avrebbe voluto la presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura.
Invece Luca Sammartino ha delegato il direttore Bellomo.
Una scelta che pesa politicamente.
Soprattutto perché non si sta parlando di un dettaglio marginale, ma di una misura attesa da migliaia di produttori agricoli.
Lombardo apprezza l’onestà e la chiarezza del direttore Bellomo.
Ma proprio quella chiarezza, dice, ha rappresentato una “amara verità”.
Per due anni, secondo il deputato, le aspettative di migliaia di produttori agricoli si sarebbero fondate sul nulla.
Parole che, in una Regione normale, aprirebbero un caso politico immediato.
Qui invece rischiano di finire nella solita palude.
Un po’ di indignazione.
Un po’ di verbali.
Qualche comunicato.
Poi silenzio.
La smentita politica ai proclami di Sammartino
Secondo Giuseppe Lombardo, il direttore Bellomo avrebbe di fatto smentito in Commissione i proclami dell’assessore Luca Sammartino.
Proclami fatti a mezzo stampa.
Proclami ripetuti anche in Aula.
Proclami con cui la Sottomisura 4.1 veniva indicata come strumento di erogazione diffusa di risorse.
Il risultato, oggi, è paradossale.
La politica annunciava.
Le aziende aspettavano.
Gli uffici non decretavano.
E in Commissione emerge che la copertura non c’è.
Al danno si aggiunge la beffa.
E la beffa, questa volta, ha il volto delle piccole e medie imprese agricole lasciate ai margini.
SRD01 e 4.1: il doppio colpo alle piccole aziende agricole
La vicenda della Sottomisura 4.1 si intreccia con il caso della misura SRD01.
Secondo Lombardo, la SRD01 esclude a monte una vasta platea di potenziali beneficiari, in particolare piccole e medie aziende agricole.
Una misura già bocciata con una mozione del Parlamento siciliano, di cui l’assessore non avrebbe tenuto conto.
La 4.1, invece, avrebbe potuto rappresentare l’apertura verso la piccola impresa agricola.
Avrebbe potuto dare una possibilità concreta a chi non ha grandi strutture, grandi capitali e grandi uffici tecnici alle spalle.
Avrebbe potuto sostenere chi prova a resistere in un settore colpito da costi crescenti, crisi idrica, instabilità dei mercati e difficoltà di accesso al credito.
E invece anche questa misura rischia di trasformarsi nell’ennesima promessa evaporata.
Prima chiudono una porta.
Poi indicano una finestra.
Poi si scopre che dietro quella finestra non c’è il panorama.
C’è il muro.
Il comparto agrumicolo non può aspettare i tempi della propaganda
La richiesta di Lombardo è chiara.
Il Governo regionale deve individuare fonti alternative di finanziamento per la Sottomisura 4.1.
L’obiettivo è consentire anche al piccolo produttore agricolo di accedere a opportunità di investimento che potrebbero essere vitali.
Il riferimento al comparto agrumicolo è tutt’altro che casuale.
Il settore vive una fase difficilissima.
Tra crisi dei prezzi, costi produttivi, emergenze climatiche e fragilità strutturali, molte aziende non hanno il lusso di aspettare i tempi comodi della politica.
Per loro un decreto non è carta.
È ossigeno.
È continuità.
È capacità di restare sul mercato.
È possibilità di non chiudere.
Ecco perché questa storia non può essere trattata come un incidente amministrativo.
È una questione sociale, economica e istituzionale.
Regione Siciliana, il vizio antico: promettere oggi e cercare i soldi domani
Il caso dei 40 milioni di euro per la Sottomisura 4.1 racconta un vizio antico della politica siciliana.
Annunciare prima.
Verificare dopo.
Scaricare sugli uffici.
Prendere tempo.
Convocare Commissioni.
Promettere soluzioni.
E intanto chi lavora resta fermo.
È il teatro stanco dell’amministrazione regionale quando diventa macchina di comunicazione invece che macchina di governo.
Solo che qui non ci sono figuranti.
Ci sono imprese vere.
Ci sono produttori veri.
Ci sono famiglie vere.
Ci sono aziende che non possono mandare al creditore il link del comunicato stampa dell’assessore.
Ora servono decreti immediati, non altri comunicati
La posizione del Centro Studi Agricoli Sicilia è netta.
Le rassicurazioni sono un primo passo.
Gli impegni del Dipartimento Agricoltura vengono presi in considerazione.
La volontà di trovare una soluzione viene registrata.
Ma adesso basta con la liturgia degli annunci.
Servono risorse vere.
Servono istruttorie rapide.
Servono decreti immediati.
Servono date.
Servono responsabilità.
Servono atti firmati.
Perché gli agricoltori siciliani non possono continuare a vivere nel limbo creato da una politica che parla di sostegno al comparto agricolo e poi lascia le aziende sospese per mesi.
La domanda finale è una sola: chi risponde del pasticcio?
Questa vicenda non può chiudersi con un impegno generico a cercare coperture.
Troppo comodo.
La Regione Siciliana deve spiegare se quei 40 milioni di euro annunciati esistevano davvero.
Deve spiegare perché i decreti non sono stati emessi.
Deve spiegare perché le aziende sono state lasciate in attesa.
Deve spiegare chi ha generato aspettative economiche senza garantire tempi, atti e coperture.
Il governo Schifani e l’assessore Luca Sammartino non possono cavarsela con il solito lessico ovattato della burocrazia.
Qui non si tratta di “interlocuzioni”.
Non si tratta di “percorsi”.
Non si tratta di “soluzioni in fase di valutazione”.
Qui si tratta di soldi annunciati e non disponibili.
Di aziende ferme.
Di agricoltori presi in giro.
Di una Regione che deve decidere se vuole governare l’agricoltura o usarla come sfondo per i propri comunicati.
Perché nei campi la propaganda non germoglia.
E i decreti, quando non arrivano, non fanno frutti.










