
Sedici pagine di incarichi, Cda più larghi e alleati da accontentare: la mappa degli enti pubblici finiti nella trattativa politica in atto.
Mentre l’Isola affonda tra emergenze, servizi fragili e conti da rattoppare, la maggioranza regionale ritrova improvvisamente precisione, calendario e puntualità.
Non per affrontare la crisi idrica, la sanità allo stremo, i trasporti indecenti o la formazione professionale trasformata nell’ennesimo pantano amministrativo.
Sul tavolo ci sono le nomine del sottogoverno siciliano, i consigli di amministrazione, i collegi sindacali, le presidenze e le poltrone degli enti regionali.
E quando si tratta di distribuire incarichi, la politica siciliana riesce sempre a ritrovare quella straordinaria efficienza che i cittadini attendono inutilmente nei servizi pubblici.
Si racconta di un dossier di sedici pagine consegnato ai segretari dei partiti della maggioranza.
Un vero e proprio catalogo delle posizioni già libere o destinate a diventarlo entro la fine dell’anno.
Altro che programmazione amministrativa.
Sembra piuttosto il menù di un ristorante nel quale ciascun alleato controlla che la propria portata non sia più piccola di quella servita agli altri.
Il vertice di Catania e la trattativa sulle nomine regionali
Il vertice della maggioranza di centrodestra celebrato a Catania ha avuto due tavoli ufficiali: la manovra finanziaria da circa 400 milioni di euro e la nuova ondata di nomine negli enti controllati dalla Regione Siciliana.
Il primo dossier riguarda risorse che dovrebbero incidere sulla vita dei cittadini.
Il secondo riguarda gli equilibri interni tra partiti, correnti e territori.
E, come spesso accade, è proprio il secondo a sembrare più urgente.
Le posizioni più pesanti riguardano IRFIS-FinSicilia e SEUS, ma la lista comprende anche enti e società della galassia agricola, organismi di formazione, aziende regionali, consigli di amministrazione e collegi di controllo.
La logica appare fin troppo leggibile.
Prima si attribuisce la casella al partito.
Poi si cerca il nome da inserirvi.
Infine arriva la procedura formale, chiamata a conferire una vernice istituzionale a decisioni maturate nelle segreterie.
IRFIS, il forziere regionale che fa gola a Forza Italia
La partita più pesante riguarda l’IRFIS-FinSicilia.
Non si tratta di un ente ornamentale da affidare a qualche pensionato della politica in cerca di consolazione.
L’IRFIS è un intermediario finanziario iscritto all’albo previsto dall’articolo 106 del Testo unico bancario, ha come socio unico la Regione Siciliana ed è sottoposto alla vigilanza della Banca d’Italia.
Gestisce fondi, finanziamenti e strumenti destinati alle imprese, diventando uno dei principali bracci operativi della politica economica regionale.
La presidente uscente Iolanda Riolo non sarebbe destinata alla riconferma.
La gestione transitoria sarebbe stata affidata ai dirigenti regionali Ignazio Tozzo, Giovanni Bologna e Vitalba Vaccaro.
Una sistemazione, però, destinata a durare poco.
Il presidente della Regione Renato Schifani avrebbe comunicato agli alleati l’intenzione di ampliare il consiglio di amministrazione, portandolo dagli attuali tre componenti a cinque.
Due nuove sedie.
Una coincidenza provvidenziale proprio mentre i partiti devono essere accontentati.
La presidenza dovrebbe rimanere nella disponibilità di Forza Italia.
Tra i profili circolati, secondo le indiscrezioni, ci sarebbe quello di un professionista o imprenditore dell’area catanese vicino a Nicola D’Agostino.
Il punto non è soltanto chi sarà nominato.
Il punto è capire con quali criteri sarà scelto chi dovrà amministrare uno strumento finanziario attraverso il quale passano risorse enormi destinate all’economia siciliana.
Competenze, risultati, esperienza bancaria e indipendenza dovrebbero venire prima delle tessere di partito.
Al momento, però, il racconto che emerge è quello opposto: prima si assegna la casella alla corrente e soltanto dopo si cerca il curriculum da sistemarci dentro.
SEUS, il servizio 118 trasformato in quota politica
La seconda grande partita riguarda la SEUS, la società che gestisce il servizio di emergenza-urgenza 118 in Sicilia.
Un settore nel quale dovrebbero contare esclusivamente efficienza, tempi di intervento, qualità organizzativa e tutela dei lavoratori.
E invece anche qui la discussione sembra partire dalla proprietà politica della poltrona.
La società è attualmente presieduta da Riccardo Gabriele Castro, indicato nell’area di Fratelli d’Italia.
Secondo l’articolo allegato, anche il consiglio di amministrazione della SEUS potrebbe essere ampliato da tre a cinque componenti.
Ancora due sedie aggiuntive.
Ancora la miracolosa moltiplicazione dei posti proprio quando bisogna distribuire incarichi agli alleati.
Fratelli d’Italia avrebbe già fatto sapere di considerare la guida della società una propria quota.
La conferma di Riccardo Castro, però, non sarebbe scontata.
Il presidente uscente potrebbe essere candidato nelle liste del partito e questo aprirebbe la strada a una staffetta tra personalità vicine alla destra siciliana.
La domanda che dovrebbe essere posta è elementare.
Per quale ragione il consiglio di amministrazione dovrebbe essere ampliato?
Esiste una nuova complessità gestionale che richiede cinque amministratori?
Sono state individuate competenze professionali oggi mancanti?
Oppure l’unico problema da risolvere è trovare abbastanza sedie per soddisfare tutti i partiti?
Senza una motivazione amministrativa trasparente, l’allargamento dei consigli rischia di apparire esattamente per ciò che sembra: una soluzione organizzativa inventata per una necessità politica.
La mappa degli enti e delle nomine in fase di rinnovo
L’elenco ufficiale annuale delle nomine e delle designazioni di competenza della Giunta regionale, del presidente della Regione Siciliana e degli assessori viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, come previsto dalla legge regionale numero 22 del 1995.
La ricognizione che segue incrocia alcune fonti aperte, gli atti istituzionali e le informazioni pubblicate dagli enti.
È una fotografia aggiornata al 10 luglio 2026 delle principali posizioni politicamente aperte, in scadenza o ancora affidate a gestioni commissariali, che si aggiungono ai già descritti IRFIS e SEUS.
MAAS – Mercati Agro-Alimentari Sicilia
La società che gestisce il grande mercato agroalimentare di Catania compare nell’elenco delle governance da rinnovare.
Il presidente in carica è Emanuele Zappia.
L’attuale consiglio era stato rinnovato nel marzo 2023, con Marcello Caruso e Anna Strano consiglieri.
Il rinnovo arriva mentre il MAAS è impegnato in una delicata operazione di risanamento finanziario.
Non proprio il momento ideale per trattare la governance come una fiche da spostare sul tavolo dei partiti.
CEFPAS – Centro per la formazione sanitaria
Il CEFPAS, a seguito dell'inchiesta giudiziaria che ne ha decapitato i vertici, è retto dal commissario straordinario Gianluigi Maurizio Amico, dirigente regionale e segretario della Giunta regionale.
La sua nomina è stata disposta fino alla ricostituzione degli organi ordinari di amministrazione.
La casella è quindi formalmente aperta.
Dovranno essere ricostituiti gli organi dell’ente che si occupa della formazione e dell’aggiornamento del personale sanitario.
Considerata la crisi del sistema sanitario siciliano, sarebbe auspicabile che la competenza venisse prima dell’appartenenza.
Una speranza quasi rivoluzionaria.
ESA – Ente di Sviluppo Agricolo
L’ESA è amministrato dal commissario straordinario Carlo Domenico Turriciano, con i poteri del presidente e del consiglio di amministrazione.
La gestione commissariale risale al gennaio 2023 ed è destinata a proseguire fino all’insediamento degli organi ordinari.
Essendo l’ESA uno degli strumenti principali della politica agricola regionale, la sua presidenza rappresenta una delle caselle più appetibili nella galassia controllata dall’assessorato all’Agricoltura.
IRVO – Istituto Regionale del Vino e dell’Olio
L’IRVO è guidato dalla commissaria straordinaria Giuseppa Mistretta.
La nomina le attribuisce i poteri del presidente e del consiglio di amministrazione fino all’insediamento degli organi ordinari.
Anche questa posizione, dunque, non è semplicemente in scadenza.
È un ente privo della governance ordinaria e amministrato attraverso un commissariamento.
Il rinnovo dovrebbe servire a restituire stabilità e programmazione al settore vitivinicolo e olivicolo.
Nel linguaggio dei partiti, invece, rischia di diventare l’ennesima casella da colorare.
Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia
Anche l’Istituto Sperimentale Zootecnico opera sotto una gestione commissariale.
Gli atti più recenti indicano Giovanni Siino quale commissario straordinario.
L’ente si occupa di ricerca, allevamento, tutela delle razze autoctone e sviluppo della filiera zootecnica.
La ricostituzione degli organi ordinari figura tra le nomine della galassia agricola richiamate nel dossier politico.
Istituto Incremento Ippico per la Sicilia
L’ente è guidato dal commissario straordinario Ignazio Mannino.
Gli atti del 2026 confermano che il commissario continua a esercitare le funzioni di indirizzo dell’istituto.
Anche qui la parola straordinario ha ormai assunto il significato tipicamente siciliano di ordinario che dura da anni.
La ricostituzione della governance è tra le partite indicate nel dossier politico.
Consorzi di bonifica
Tra le posizioni da assegnare anche gli incarichi nei Consorzi di bonifica.
Si tratta di strutture strategiche per la gestione delle reti irrigue, la manutenzione del territorio e la distribuzione dell’acqua in agricoltura.
In una regione travolta dalla siccità, dalle perdite idriche e dalle infrastrutture obsolete, questi enti dovrebbero essere affidati a tecnici di indiscutibile competenza.
Sono invece da anni terreno di commissariamenti, equilibri territoriali e nomine politiche.
La distribuzione può riguardare presidenze, commissari, componenti degli organismi di amministrazione e collegi dei revisori.
IRCA – Istituto Regionale per il Credito Agevolato
Nella mappa deve essere inserito anche l’IRCA, nato dalla fusione tra IRCAC e CRIAS.
L’ente è amministrato dal commissario straordinario Roberto Rizzo fino alla ricostituzione degli organi ordinari.
Anche il collegio sindacale è stato costituito in forma straordinaria.
Non è dunque più corretto parlare di una futura nomina alla CRIAS, come avveniva nei vecchi elenchi politici.
La casella oggi riguarda la governance del nuovo IRCA, destinato a gestire il credito agevolato per imprese artigiane e cooperative.
I casi SAS e AST: qualcosa nel dossier non torna
SAS – Servizi Ausiliari Sicilia
Il consiglio di amministrazione della SAS è stato rinnovato il 12 marzo 2026.
La presidenza è stata affidata ad Alessandro Virgara, affiancato da Filippo Nasca e Gabriella Gulì.
La sezione trasparenza della società indica una durata fino all’approvazione del bilancio dell’esercizio 2028.
Dunque il consiglio di amministrazione non risulta affatto in scadenza.
Se SAS compare nel dossier delle nomine, occorre chiarire se la posizione aperta riguardi il collegio sindacale, altri organismi di controllo oppure incarichi differenti.
In alternativa, qualcuno starebbe discutendo sulla base di un elenco non aggiornato.
E sarebbe già imbarazzante.
AST – Azienda Siciliana Trasporti
Anche la presidenza dell’AST è stata rinnovata di recente.
Luigi Genovese è stato nominato presidente l’11 settembre 2025, subentrando ad Alessandro Virgara.
È quindi difficile sostenere che la presidenza sia già naturalmente in scadenza.
Anche in questo caso la trattativa potrebbe riguardare componenti del consiglio, collegio sindacale o altri organi societari.
La Regione Siciliana dovrebbe specificarlo immediatamente.
Perché un dossier di sedici pagine utilizzato per distribuire incarichi pubblici non può essere trattato come un documento clandestino da far circolare soltanto tra i capipartito.
Consigli di amministrazione e collegi sindacali: il sottobosco delle nomine
Accanto alle presidenze più visibili esiste una seconda fascia di incarichi meno appariscenti ma politicamente preziosi.
Sono i componenti dei consigli di amministrazione, i sindaci, i revisori dei conti, i membri degli organismi di vigilanza e i rappresentanti regionali nei diversi enti, incarichi considerati di peso politico inferiore.
Tradotto dal politichese significa che, dopo avere sistemato i grandi azionisti della maggioranza, le caselle residue potranno essere utilizzate per compensare correnti, territori, deputati e alleati rimasti a bocca asciutta.
È il sottogoverno del sottogoverno.
Quello che raramente conquista i titoli dei giornali, ma che permette alla politica di estendere la propria influenza dentro società, istituti e organismi di controllo.
La procedura pubblica esiste, ma la selezione sembra avvenire altrove
La Regione Siciliana dispone di un servizio della Segreteria generale incaricato di predisporre le nomine, gestire il registro degli incarichi e pubblicare annualmente l’elenco delle designazioni previste.
La macchina amministrativa, almeno sulla carta, esiste.
Il problema è ciò che accade prima.
Prima che arrivino le delibere.
Prima che i nomi siano trasmessi all’Assemblea Regionale Siciliana.
Prima che la commissione Affari istituzionali esprima il proprio parere.
È in quella fase che le presidenze diventano quote, i consigli vengono allargati, gli enti vengono abbinati ai partiti e i candidati vengono valutati soprattutto sulla base della vicinanza politica.
La procedura formale arriva dopo, spesso con il compito poco nobile di vestire di legalità una scelta già maturata nelle segreterie.
Le domande che Schifani deve affrontare
Il presidente Renato Schifani dovrebbe pubblicare integralmente il dossier consegnato ai partiti.
I siciliani hanno diritto di sapere quali incarichi sono vacanti, quali sono in scadenza, quali risultano commissariati e quali compensi prevedono.
Dovrebbero essere pubblicati preventivamente anche i requisiti professionali richiesti per ogni posizione.
La Regione dovrebbe spiegare perché i consigli di amministrazione di IRFIS e SEUS dovrebbero passare da tre a cinque componenti.
Dovrebbe inoltre chiarire quali incarichi siano realmente aperti presso SAS e AST, considerato che i rispettivi vertici sono stati rinnovati soltanto pochi mesi fa.
Infine, servirebbe conoscere i curricula dei candidati prima delle nomine e non quando i giochi sono ormai conclusi.
Perché gli enti regionali non appartengono a Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Democrazia Cristiana, Movimento per l’Autonomia, Udc o Noi Moderati.
Appartengono ai siciliani.
E i partiti non sono proprietari delle istituzioni.
Sono soltanto temporanei amministratori di un potere che dovrebbero esercitare nell’interesse pubblico.
Un dettaglio che, nella corsa alle poltrone, sembra essere diventato fastidiosamente secondario.
Il dossier va reso pubblico.
I criteri vanno dichiarati prima.
I curricula devono essere verificabili.
E ogni ampliamento dei consigli di amministrazione deve essere motivato con ragioni organizzative, non con la fame di posti della coalizione.










