
Il Partito Democratico è uno strano animale. Negli anni ha saputo alternare gli "occhi della tigre" dello spot elettorale di Enrico Letta - rivelatasi poi strabica - a gli "occhi da bradipo" che sfoggia oggi la gestione Schlein. Se poi dallo scenario nazionale ci spostiamo al Pd siciliano, usciamo dal regno animale ed entriamo in quello ornamentale: una piantana, un comodino, un’abat-jour. Oggetti inanimati, immobili, di cui se ne rispetta l'utilità ma rimangono difficili da collocare per l'ingombranza.
All'indomani del referendum sulla giustizia, i dem si sono ritrovati in mano una vittoria - farina del sacco dei giornali più che dei partiti - che non sono stati minimamente in grado di capitalizzare. E dire che proprio la Sicilia, con il suo peso determinante nell'esito della consultazione, avrebbe potuto rappresentare il punto di partenza per un'iniziativa politica capace di trasformare quel risultato in consenso. Nulla di tutto questo.
Oggi, di fronte al centrodestra più spaccato di tutta Italia, con uno Schifani sempre più isolato e indebolito dentro la propria maggioranza, l'opposizione resta incapace di muovere un passo. Al punto da far sorgere il sospetto che l'unica vera strategia dell'opposizione, alla fine, sia quella di rimanere proprio all'opposizione.
Forse però Roma ha deciso di scongelarsi. Dietro l'improvviso attivismo siciliano del Nazareno c'è un'ansia precisa: la paura dei gazebo regionalii e delle politiche del 2027. Per questo Schlein, affiancata dal responsabile organizzativo Igor Taruffi, ha preso in mano il dossier Sicilia, riunendo lunedì, da remoto, l'intero gruppo dirigente.
L'obiettivo, dichiarato per settembre, è affiancare al segretario regionale Anthony Barbagallo una (citando Giuseppe Bianca, Repubblica) "cabina di regia", un direttorio pensato per sedare le faide tra correnti.
Insomma, un manuale Cencelli profumato che dovrebbe vedere l'ingresso di Peppe Provenzano per l'area Schlein e l'inclusione delle componenti bonacciniane (rappresentate da Michele Catanzaro e Giuseppe Lupo).
Il cubo di Rubik, per il Pd, rimane il "campo largo": il M5S pretende la sedia per Palazzo d'Orleans e il corteggiamento a Cateno De Luca (vero ago della bilancia per le regionali) scatena i veti di Avs.
In questo libro della giungla - per rimanere in tema animale - si inserisce Ismaele La Vardera: alleato inquieto che chiede un candidato subito e che, sbarcando nel Progetto Civico con Alessandro Onorato, rischia di rompere le scatole proprio a Schlein.
Mentre il Pd prova a ritemprarsi per capire se e come continuare a esistere in Sicilia, la domanda che si pongono i sostenitori del giovane palermitano è una: ma La Vardera ha davvero bisogno di questa coalizione più di quanto loro abbiano bisogno di lui?










