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Isole minori, la stangata viaggia sottocoperta: fermato il listino, non il costo

2026-08-11 06:00

Redazione

Regione,

Isole minori, la stangata viaggia sottocoperta: fermato il listino, non il costo

Dopo il vertice arrivano rassicurazioni ma mancano cifre, atti, scadenze e responsabilità: la soluzione definitiva rimane ancora invisibile.

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Dopo il vertice arrivano rassicurazioni ma mancano cifre, atti, scadenze e responsabilità: la soluzione definitiva rimane ancora invisibile.

 

Una buona notizia, almeno per il momento: l’aumento del 18% dei biglietti per i collegamenti marittimi con le isole minori siciliane è stato sospeso.

 

Ma attenzione alle parole.

Gli aumenti non sono stati cancellati, revocati o dichiarati ingiustificati.

Sono stati semplicemente sospesi con effetto immediato, dopo essere entrati in vigore nella mattinata del 10 agosto.

Il costo che avrebbe dovuto giustificare la stangata, quindi, non è scomparso.

È soltanto sceso dal biglietto ed è finito sotto il tavolo della trattativa.

 

E adesso la domanda è inevitabile: chi pagherà la differenza?

Lo “stop” è soltanto una sospensione in attesa di una soluzione

 

La decisione è arrivata al termine di una riunione convocata dall’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti Alessandro Aricò, su mandato del presidente della Regione Renato Schifani.

 

Al tavolo hanno partecipato Società di Navigazione Siciliana, Liberty Lines e Caronte & Tourist Isole Minori.

Le compagnie hanno deciso di sospendere gli aumenti per consentire alle parti di rendere operative alcune non meglio precisate “misure alternative”.

 

Nel comunicato, però, non viene indicata la durata della sospensione.

Non viene quantificato il maggior costo che dovrebbe essere coperto.

Non viene chiarito chi lo sosterrà nel periodo transitorio.

Non viene specificato se potranno essere applicati futuri conguagli.

Non viene spiegato neppure cosa accadrà ai passeggeri che, nelle ore precedenti alla sospensione, hanno eventualmente acquistato i biglietti con il rincaro già applicato.

Più che una soluzione, dunque, siamo ancora davanti a una tregua.

 

Avevamo denunciato il meccanismo: il comunicato tampone

Nel nostro precedente articolo, “Chi vive nelle isole non è un bancomat”, avevamo descritto un copione ormai collaudato.

La compagnia annuncia l’aumento.

I sindaci protestano.

Le associazioni di categoria lanciano l’allarme.

La Regione convoca una riunione urgente.

Il rincaro viene congelato.

Poi, dopo qualche mese, ritorna con un’altra percentuale e un altro comunicato sul costo del carburante.

Era già accaduto nel 2023.

Era accaduto nuovamente nel 2025.

Sta accadendo ancora nel 2026.

 

La definizione di “speculazione tariffaria” non indicava necessariamente una violazione della convenzione, che deve essere dimostrata attraverso gli atti.

Descriveva un meccanismo politicamente inaccettabile: annunciare una stangata nel pieno della stagione turistica senza pubblicare prospetti dei costi, consumi, ricavi, compensazioni ricevute e formula utilizzata per determinare l’aumento.

Oggi il rincaro è stato fermato.

L’opacità, invece, è rimasta esattamente al suo posto.

 

Convenzione statale e servizi regionali messi nello stesso calderone

Il comunicato prodotto dopo la riunione mescola due partite diverse.

La prima riguarda la procedura di riequilibrio della convenzione statale con SNS, avviata addirittura nel marzo 2025.

La seconda riguarda il riconoscimento di eventuali sottocompensazioni per i servizi integrativi regionali.

Sono due piani contrattuali e finanziari distinti.

La convenzione SNS è di competenza statale, pur attribuendo alla Regione funzioni di vigilanza.

I servizi integrativi, invece, gravano sulla programmazione e sulle risorse regionali.

Il comunicato non spiega se e in quale misura le somme eventualmente riconosciute dalla Regione per i servizi integrativi possano concorrere a sterilizzare gli aumenti relativi alla convenzione nazionale.

Manca l’importo.

Manca la base contrattuale dell’operazione.

Manca il capitolo di bilancio.

Manca persino una previsione dei tempi.

Se la procedura di riequilibrio è aperta dal marzo 2025, inoltre, diventa difficile presentare lo squilibrio economico come una sorpresa scoperta nella mattinata del 10 agosto 2026.

 

Chi pagherà davvero il 18%?

Le possibilità, al momento, sembrano quattro.

Il costo resta alle compagnie

Gli operatori potrebbero assorbire il maggiore onere attraverso i propri margini, almeno fino alla conclusione della procedura di riequilibrio.

Sarebbe una normale assunzione del rischio imprenditoriale.

Ma nessuna compagnia ha annunciato di volere rinunciare definitivamente all’adeguamento o di considerare il maggiore costo già coperto dal corrispettivo pubblico.

Interviene lo Stato

Il governo nazionale potrebbe modificare il quadro economico della convenzione, aumentando o rideterminando la compensazione riconosciuta a SNS.

In questo caso il rincaro non sarebbe pagato dal passeggero al botteghino, ma dai contribuenti attraverso il bilancio pubblico.

Per ora non risultano indicati né l’importo né l’atto ministeriale necessario.

 

Paga la Regione Siciliana

Il governo Schifani potrebbe utilizzare risorse regionali, riconoscere sottocompensazioni pregresse o stanziare nuovi fondi.

Il presidente ha convocato una seduta straordinaria della Giunta per adottare quelli che la Regione definisce “gli atti necessari”.

Anche in questo caso, però, il costo verrebbe comunque sostenuto dai siciliani.

Non più come passeggeri, ma come contribuenti.

Cambierebbe la tasca dalla quale vengono prelevati i soldi, non il proprietario dei pantaloni.

Il conto viene recuperato attraverso servizi e tariffe future

La convenzione statale consente di individuare misure compensative attraverso la revisione dei servizi, una diversa articolazione tariffaria o la rideterminazione degli oneri di servizio pubblico.

Il rischio è che il rincaro generalizzato venga sostituito da aumenti selettivi per alcune categorie, oppure da una riorganizzazione di corse, frequenze e capacità.

Anche questo sarebbe un costo.

Soltanto più difficile da leggere sul biglietto.

 

Oltre 55 milioni pubblici ogni anno, ma i conti restano invisibili

La convenzione prevede per SNS un corrispettivo pubblico di 55.694.895 euro per ciascun anno, con scadenza nell’aprile 2028.

Sulla carta significa oltre 600 milioni di euro nell’arco di dodici anni.

Nessuno nega che carburante, personale e manutenzione abbiano subito aumenti.

Ma proprio perché si tratta di un servizio essenziale già sostenuto da risorse pubbliche, i cittadini hanno diritto di conoscere:

  • il maggiore costo complessivo del carburante;
  • i consumi effettivi della flotta;
  • l’incidenza del combustibile sul costo di ciascuna tratta;
  • i ricavi prodotti dalla bigliettazione;
  • le compensazioni già percepite;
  • le eventuali sottocompensazioni certificate;
  • il margine di utile riconosciuto agli operatori;
  • l’effetto economico dell’impiego delle navi acquistate dalla Regione.

Senza questi elementi, non è possibile stabilire se il 18% fosse inevitabile, sovradimensionato o semplicemente trasferito agli utenti perché rappresentavano il soggetto più facile da colpire.

 

La nuova nave e la misteriosa “ottimizzazione” dei collegamenti

Tra le soluzioni prospettate compare anche una nuova organizzazione dei servizi per Pantelleria e le Pelagie, resa possibile dall’entrata in servizio della nave regionale Costanza Prima di Sicilia.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di utilizzare meglio la flotta e destinare a Pantelleria un mezzo di maggiore capacità.

Bene.

Ma quanto farà risparmiare questa riorganizzazione?

Le frequenze rimarranno invariate?

Cambieranno orari, rotte o capacità di trasporto?

I risparmi saranno sufficienti a compensare il mancato aumento tariffario?

Oppure “ottimizzazione” diventerà la parola elegante con cui giustificare qualche riduzione del servizio?

Anche su questo, al momento, non esistono numeri pubblici.

 

Le domande che Schifani, Aricò e le compagnie devono chiarire

Il governo regionale dovrebbe rendere pubblici gli atti annunciati e rispondere ad alcune domande molto semplici.

Qual è il valore economico annuo del rincaro sospeso?

Fino a quale data resteranno congelate le tariffe?

Chi assorbirà la differenza durante la sospensione?

Sono previsti conguagli successivi?

Quali somme verranno eventualmente stanziate dalla Regione?

Quale intervento è stato richiesto al Ministero delle Infrastrutture?

Come saranno tenute separate le compensazioni statali da quelle relative ai servizi integrativi regionali?

Sono previste modifiche a corse, frequenze o categorie tariffarie?

I passeggeri che hanno pagato il rincaro nelle ore in cui è stato applicato saranno rimborsati?

Saranno pubblicati il piano economico-finanziario, i dati sui consumi e la documentazione utilizzata per calcolare il 18%?

 

Fino a quando queste risposte non arriveranno, parlare di problema risolto è prematuro.

Schifani sostiene di non volere scaricare i maggiori costi sui siciliani.

Ottimo proposito.

Adesso deve spiegare su chi verranno scaricati.

Perché il rincaro può essere cancellato dal listino.

La fattura, invece, non evapora con un comunicato.

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