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La Sicilia ancora ostaggio dei partiti: almeno la CTS potete lasciarla stare?

2026-08-25 06:00

Redazione

Regione,

La Sicilia ancora ostaggio dei partiti: almeno la CTS potete lasciarla stare?

Il mandato di Armao è scaduto e la maggioranza tratta sui vertici: Confindustria avverte che fermare le autorizzazioni sarebbe un disastro!

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Il mandato di Armao è scaduto e la maggioranza tratta sui vertici: Confindustria avverte che fermare le autorizzazioni sarebbe un disastro!

 

Quando in Sicilia un organismo pubblico comincia finalmente a produrre risultati, nei palazzi della Regione sembra scattare un riflesso condizionato: invece di consolidarne l’efficienza, la politica apparecchia il tavolo delle nomine.

 

È quanto rischia di accadere alla Commissione Tecnica Specialistica per le autorizzazioni ambientali, la CTS regionale che esamina progetti capaci di incidere sull’ambiente, sull’energia, sul territorio e su investimenti da miliardi di euro.

 

Il mandato di Gaetano Armao, nominato presidente nell’agosto 2023, è arrivato a scadenza senza che sia stato formalizzato il rinnovo.

La Commissione continua a operare sotto la reggenza temporanea della vicepresidente Maria Chiara Tomasino, ma il vertice sarebbe ormai entrato nel più classico risiko del sottogoverno siciliano.

 

Sull'appetitoso dossier si starebbero confrontando le diverse anime della maggioranza, mentre la partita delle nomine coinvolge inevitabilmente anche Irfis ed Esa.

Tradotto dal politichese: un organismo tecnico rischia di diventare l’ennesima casella da colorare con la bandierina del partito di turno.

 

Confindustria Sicilia: «Giù le mani della politica dalla CTS»

A rompere il silenzio è stato Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia, con un avvertimento che non lascia spazio a cerimonie diplomatiche.

«Giù le mani della politica dalla CTS, le imprese siciliane hanno già pagato a caro prezzo il blocco autorizzativo della CTS prima della presidenza Armao», ha dichiarato Bivona, ricordando che nel 2022 sarebbero serviti anche tre anni per un’autorizzazione e quindici mesi per verifiche che la legge prevede in novanta giorni.

 

Il timore degli industriali è il ritorno alla stagione della paralisi amministrativa, quando ogni progetto rimaneva impantanato in una palude di carte, rinvii e responsabilità volatilizzate.

La presa di posizione è netta: la CTS non può essere sottoposta a lottizzazione né diventare terreno di spoil system, soprattutto mentre sono in gioco investimenti in rinnovabili, idrogeno e decarbonizzazione.

 

I numeri della CTS: 1.106 pratiche nel 2025 e 733 pareri in sei mesi

L’allarme non si fonda soltanto sulla difesa di un nome, anzi.

Secondo i dati richiamati da Confindustria Sicilia, nel 2025 la Commissione ha esaminato 1.106 pratiche, esprimendo 865 pareri positivi relativi a investimenti superiori a 7 miliardi di euro.

Nel primo semestre 2026 la CTS ha prodotto 733 pareri, dei quali 682 conclusivi e 51 intermedi, esaminando 600 procedure riferite a opere per oltre 42 miliardi di euro.

I 450 pronunciamenti favorevoli riguarderebbero investimenti per più di 35 miliardi, mentre 389 procedimenti sulle fonti rinnovabili avrebbero ricevuto valutazione positiva per una potenza complessiva di circa 6 GW.

 

Nel luglio scorso, inoltre, ANIE Rinnovabili, ANEV, Elettricità Futura, Italia Solare e Legambiente avevano riconosciuto il lavoro svolto dalla Commissione e dai funzionari regionali, chiedendo però di rafforzare il sottodimensionato Dipartimento Energia per evitare nuovi colli di bottiglia nella fase conclusiva delle autorizzazioni.

 

Un riconoscimento importante perché proveniente insieme da associazioni industriali e ambientaliste, come documenta il comunicato di Italia Solare.

 

Efficienza non significa timbro facile: la qualità dei controlli va misurata

Attenzione, però, a non trasformare il numero dei pareri in una religione.

Una Commissione ambientale non è un ufficio commerciale incaricato di liberare investimenti a qualunque costo.

Il suo compito è verificare che sviluppo economico, tutela del territorio, salute pubblica e legalità possano convivere, imponendo prescrizioni o pronunciando dinieghi quando necessario.

 

Per questo la produttività deve essere accompagnata da trasparenza sulla qualità delle decisioni: tempi medi effettivi, numero dei procedimenti conclusi, esiti positivi e negativi, prescrizioni imposte, contenziosi, annullamenti e rispetto delle scadenze.

Confindustria rappresenta legittimamente gli interessi delle imprese, ma la Regione deve rappresentare l’interesse generale.

La velocità è un valore soltanto se non diventa fretta, e un parere favorevole è un risultato soltanto quando resiste alle verifiche tecniche, giuridiche e ambientali.

 

Armao non è un marziano estraneo alla politica

Neppure Gaetano Armao va trasformato nel santino del tecnico puro calato da un altro pianeta.

È un avvocato e docente di Diritto amministrativo, ma è stato anche vicepresidente della Regione e assessore all’Economia nel governo Nello Musumeci.

Per non dire che è stato anche candidato presidente della regione proprio in contrapposizione a Schifani, con risultati elettorali non proprio esaltanti.

Poi però, la stessa Regione Siciliana nel 2023 ne annunciò la nomina definendolo una figura tecnica e precisando che la Commissione è formata da sessanta commissari esterni all’amministrazione, con incarico triennale rinnovabile una sola volta.

 

Sostenere che la CTS debba restare indipendente dalla spartizione non significa dunque chiedere una riconferma automatica o conferire patenti preventive di purezza.

Significa pretendere che Schifani e l’assessora al Territorio e Ambiente Giusi Savarino rendano pubblici criteri, valutazioni e obiettivi con cui intendono scegliere il presidente.

 

Se Armao ha prodotto risultati misurabili, li si valuti pubblicamente.

Se esiste un profilo migliore, lo si indichi con curriculum, competenze e programma alla mano.

Quello che non è accettabile è il nome pescato dal cappello di una segreteria di partito per riequilibrare appetiti, correnti e promesse.

 

La CTS non può finire nel mercatino del sottogoverno

La vicenda supera la sorte personale del presidente uscente.

La domanda vera è se in Sicilia un organismo strategico debba rispondere ai risultati o ai rapporti di forza della coalizione.

 

La CTS maneggia procedimenti che possono cambiare il paesaggio, l’economia e il futuro energetico dell’Isola.

Usarla come moneta nel mercatino delle nomine sarebbe un atto politicamente irresponsabile, oltre che un messaggio devastante alle imprese, ai cittadini e agli stessi funzionari regionali.

 

Il governo Renato Schifani ha adesso un’occasione semplice per smentire i sospetti: pubblichi il dossier completo delle performance, stabilisca criteri verificabili, assicuri continuità operativa e decida alla luce del sole.

 

Perché la CTS non appartiene ad Armao, a Fratelli d’Italia, a Forza Italia o a Confindustria.

Appartiene alla Sicilia e all’interesse pubblico che è chiamata a proteggere.

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