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Elda Pucci, troppo grande per uno slargo: Palermo litiga sul tributo alla sua unica sindaca donna

2026-08-26 06:00

Redazione

Comune,

Elda Pucci, troppo grande per uno slargo: Palermo litiga sul tributo alla sua unica sindaca donna

Un voto unanime resta impigliato da mesi fra atti ignorati, cavilli e faide interne: l'ennesima figuraccia della politica cittadina di oggi.

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Un voto unanime resta impigliato da mesi fra atti ignorati, cavilli e faide interne: l'ennesima figuraccia della politica cittadina di oggi.

 

La scena sarebbe grottesca, se il nome al centro della contesa non appartenesse a una donna che Palermo dovrebbe pronunciare in piedi.

 

L’amministrazione guidata da Roberto Lagalla è riuscita a trasformare un riconoscimento dovuto in un minuetto di ordini del giorno, determinazioni, commissioni, comunicati contrapposti e regolamenti di conti interni.

Nessuno mette in discussione se commemorare Elda Pucci.

Si litiga su quanto spazio concederle.

 

Una strada centrale, come chiesto dal Consiglio comunale, oppure la piazzetta davanti all’Ospedale dei Bambini, come deciso dall’amministrazione?

Può sembrare una questione toponomastica.

È invece una vicenda che racconta la gerarchia della memoria pubblica e la qualità della politica che dovrebbe custodirla.

 

Elda Pucci, la prima e finora unica sindaca donna di Palermo

Nata a Trapani il 21 febbraio 1928 e morta a Palermo il 14 ottobre 2005, Elda Pucci fu eletta sindaca il 19 aprile 1983 e rimase alla guida della città fino al 13 aprile 1984.

Fu la prima e, ancora oggi, unica donna a governare Palermo, oltre che la prima donna chiamata a guidare una grande città italiana.

Un primato che da solo basterebbe a collocarla stabilmente nella memoria civile del capoluogo siciliano.

Ma ridurre Elda Pucci al suo genere sarebbe quasi un torto.

 

Fu una donna capace di amministrare Palermo negli anni più feroci della guerra di mafia, quando pronunciare certe parole e assumere determinate decisioni non garantiva una passerella televisiva, ma poteva costare la vita.

Il Comune parte civile contro la mafia: una scelta che fece storia

Nell’ottobre del 1983, durante il suo mandato, il Comune di Palermo si costituì per la prima volta parte civile in un processo di mafia.

Non uno slogan.

Non una commemorazione celebrata trent’anni dopo, quando ormai dichiararsi antimafiosi non comportava più alcun rischio.

Fu un atto giuridico e politico con il quale l’amministrazione cittadina affermò che la mafia danneggiava direttamente Palermo e che Palermo pretendeva di stare nel processo dalla parte dell’accusa.

A ricordare quel primato fu anche Leonardo Sciascia sul Corriere della Sera del 26 gennaio 1987, come documenta la ricostruzione biografica dell’archivio 150anni.it.

 

Il prezzo di quella esposizione non fu teorico.

Il 20 aprile 1985, durante la successiva campagna elettorale, due cariche esplosive distrussero la villa di Elda Pucci a Piana degli Albanesi.

Una intimidazione mafiosa che racconta molto meglio di qualsiasi retorica quale fosse la statura della donna oggi sistemata dalla politicanza palermitana sopra il tavolo delle proprie scaramucce.

 

Primaria pediatra e prima donna a presiedere un Ordine dei medici

Prima ancora della politica, Elda Pucci era una pediatra, una docente e una primaria dell’Ospedale dei Bambini “Giovanni Di Cristina” di Palermo.

Si laureò in Medicina all’Università di Palermo nel 1951 e conseguì la specializzazione in clinica pediatrica nel 1954.

Curava i bambini senza chiedere a quale famiglia appartenessero e svolgeva attività di volontariato nel Centro di previdenza per l’infanzia dell’Oratorio di Santa Chiara, entrando quotidianamente in contatto con i piccoli della Vucciria e con le fasce più povere della città.

 

Fu inoltre la prima donna in Italia a presiedere un Ordine provinciale dei medici, quello di Palermo.

Il profilo scientifico e professionale è confermato anche dalla voce curata dall’Università di Palermo per il Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia della Treccani, che la definisce «donna di scienza e di azione», pediatra e primaria impegnata al servizio dei più deboli. Archivio istituzionale dell’Università di Palermo.

 

Dal 1992 al 1994 fu anche parlamentare europea, componente della Commissione per i bilanci e membro sostituto della Commissione per i diritti della donna, come risulta dalla scheda ufficiale del Parlamento europeo.

Prima sindaca.

Primaria pediatra.

Prima donna alla presidenza di un Ordine dei medici.

Prima amministratrice a portare il Comune di Palermo dentro un processo contro la mafia.

Europeista e parlamentare.

 

Esattamente quale altro titolo dovrebbe possedere una persona per meritare una strada importante senza provocare una guerra di condominio politico?

 

Dalla strada votata dal Consiglio alla piazzetta scelta dall’amministrazione

La vicenda comincia alla fine del 2024, quando il Consiglio comunale approva all’unanimità un ordine del giorno per avviare il riequilibrio della toponomastica cittadina.

Secondo i dati richiamati dalle consigliere Giulia Argiroffi e Mariangela Di Gangi, appena il 5 per cento delle strade palermitane è intitolato a donne, peraltro in gran parte figure religiose.

L’atto prevedeva l’intitolazione di cento spazi pubblici a protagoniste della storia civile, culturale e scientifica della città, partendo da trenta nomi.

Elda Pucci figurava fra le prime tre.

Il 31 marzo 2026 il Consiglio comunale approva poi un ordine del giorno, presentato da Giulia Argiroffi e Ugo Forello, per intitolarle una importante arteria cittadina.

 

La proposta individua il tratto di via Principe di Paternò compreso tra via delle Alpi e via Libertà, ritenuto proporzionato alla statura istituzionale della prima sindaca.

L’amministrazione e la Commissione toponomastica seguono però un’altra strada.

Il 19 agosto arriva la determinazione sindacale numero 72, con la quale un tratto di piazza Porta Montalto, davanti all’Ospedale dei Bambini, viene denominato “piazza Elda Pucci – politica e pediatra”. Albo degli atti del Comune di Palermo.

La collocazione ha certamente un valore simbolico, perché lega la memoria della primaria al luogo nel quale esercitò la professione.

Ma è proprio la dimensione dello spazio scelto, considerato secondario rispetto alla strada indicata dall’Aula, ad avere acceso la polemica.

 

La frattura attraversa anche la maggioranza di Roberto Lagalla

Il presidente della quarta Commissione consiliare, Salvatore Imperiale, ha dato per imminente l’intitolazione della piazzetta, chiedendo preventivamente panchine, nuovi arredi, dissuasori e la riqualificazione dell’area. La dichiarazione pubblicata dal Comune.

 

Le consigliere Argiroffi e Di Gangi hanno invece denunciato l’aggiramento della decisione assunta dal Consiglio comunale.

«Le difficoltà amministrative si gestiscono; la memoria pubblica si sceglie», hanno dichiarato, respingendo le giustificazioni legate ai cambi di residenza e ai conseguenti adempimenti burocratici. Il comunicato delle consigliere.

La contestazione ha poi sfondato il recinto dell’opposizione ed è arrivata dentro la stessa maggioranza del sindaco Roberto Lagalla.

 

I consiglieri di “Lavoriamo per Palermo” Dario Chinnici, Antonino Abbate, Leonardo Canto, Fabrizio Ferrandelli e Ottavio Zacco hanno chiesto di tornare alla strada centrale indicata dall’Aula.

«Non è una questione personale, né una battaglia di parte», hanno precisato, reclamando una via principale per Elda Pucci.

Se persino il gruppo che porta nel nome quello del sindaco contesta la soluzione adottata, la faccenda non può più essere liquidata come una sfumatura urbanistica.

È diventata una frattura politica e istituzionale dentro la coalizione che governa Palermo.

 

La piccineria di una politica che usa persino la memoria per dividersi

Il punto più sgradevole è proprio questo.

Su Elda Pucci sono formalmente tutti d’accordo.

Tutti ne celebrano il coraggio, il rigore, il ruolo pionieristico e la battaglia contro la mafia.

Poi, al momento di assumere una decisione semplice e coerente, cominciano le fughe laterali, i cavilli, le commissioni, i comunicati e le frecciate.

 

Non litigano su Elda Pucci: litigano fra loro usando Elda Pucci.

Una donna che sfidò la mafia vera viene così trascinata nell’ennesima zuffa di una politica minuscola, incapace persino di trasformare una memoria condivisa in un atto condiviso.

Palermo non ha bisogno di un altro comunicato celebrativo.

Ha bisogno che il sindaco Roberto Lagalla e l’assessore alla Cultura Antonio Rini spieghino pubblicamente perché la determinazione adottata non abbia seguito l’indicazione del Consiglio comunale e quali impedimenti tecnici renderebbero impraticabile la strada centrale.

E ha bisogno che siano pubblicati integralmente il verbale della Commissione toponomastica, le valutazioni degli uffici e le motivazioni della scelta.

 

Il vero tributo a Elda Pucci non è soltanto una targa.

È un’amministrazione capace di decidere con trasparenza, coraggio e dignità.

Esattamente le qualità che lei possedeva e che questa surreale vicenda sembra avere smarrito.

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