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Incendi, la denuncia sulle autobotti ferme da mesi a Polizzi Generosa inchioda il governo Schifani

2026-08-30 06:00

Redazione

Cronaca,

Incendi, la denuncia sulle autobotti ferme da mesi a Polizzi Generosa inchioda il governo Schifani

Case evacuate, un uomo gravemente ustionato e operatori in difficoltà mentre lo scirocco alimenta roghi in almeno cinque province siciliane.

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Case evacuate, un uomo gravemente ustionato e operatori in difficoltà mentre lo scirocco alimenta roghi in almeno cinque province siciliane.

 

Il 29 agosto 2026, mentre la Sicilia veniva investita da temperature superiori ai 40 gradi e da forti raffiche di scirocco, le fiamme hanno raggiunto abitazioni, aziende agricole e strutture turistiche.

 

A Polizzi Generosa il fronte del fuoco, partito dalla zona di Pietatella, si è esteso verso Sanguisughe, Santo Pietro, il cimitero e la periferia del paese, rendendo necessaria l’evacuazione di alcune famiglie.

Per garantire il rifornimento idrico delle squadre è stata impiegata persino l’autobotte comunale.

Ed è proprio mentre il paese veniva assediato dalle fiamme che è esplosa la denuncia destinata a diventare il simbolo dell’ennesima estate siciliana trascorsa a inseguire gli incendi: due autobotti della Forestale, una da 8 mila e una da 4 mila litri, sarebbero ferme da mesi in attesa di riparazioni meccaniche.

 

Incendi in Sicilia, evacuazioni e paura in cinque province

Quella di Polizzi Generosa non è stata un’emergenza isolata.

Nel Palermitano, a Ciminna, diversi residenti sono stati costretti ad abbandonare le villette minacciate dalle fiamme e un uomo è rimasto gravemente ustionato mentre tentava di difendere la propria campagna.

A Menfi, nell’Agrigentino, un vasto incendio ha raggiunto contrada Cipollazzo e minacciato alcune abitazioni.

A Sciacca, in località Makauda, le persone presenti in un residence turistico sono state evacuate e concentrate sulla spiaggia, mentre la strada statale veniva chiusa.

Altri fronti sono stati segnalati a Butera, Paceco, Partanna, Castelvetrano, Calatafimi Segesta, Roccella Valdemone e Santa Domenica di Vittoria.

Una giornata di fuoco estesa almeno alle province di Palermo, Agrigento, Trapani, Caltanissetta e Messina.

E non si può neppure invocare l’effetto sorpresa.

Già per il 28 agosto la Protezione civile aveva indicato l’allarme incendi nelle province di Palermo, Enna e Caltanissetta, insieme all’allerta rossa per le ondate di calore nei tre capoluoghi di Palermo, Catania e Messina.

Il caldo era previsto.

Lo scirocco era previsto.

Il disseccamento della vegetazione era noto.

L’unica cosa che, a quanto pare, non era stata prevista era la necessità di avere le autobotti funzionanti.

 

La denuncia di Roberta Schillaci: “Mezzi indispensabili inutilizzati per mesi”

A sollevare il caso è Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana.

Secondo la deputata, nel territorio di Polizzi Generosa risulterebbero indisponibili da diversi mesi due autobotti antincendio, rispettivamente da 8 mila e 4 mila litri, ferme in attesa delle necessarie riparazioni.

«È paradossale che proprio nel pieno della stagione degli incendi, con condizioni meteo estreme ampiamente prevedibili, ci siano mezzi indispensabili che restano fermi», denuncia Schillaci.

Non si tratta di un dettaglio tecnico.

Se le capacità indicate dalla parlamentare saranno confermate, significa che nel momento più pericoloso della stagione sarebbero rimasti inutilizzati mezzi in grado di trasportare complessivamente 12 mila litri d’acqua per ogni rifornimento.

Ai lavoratori della Forestale, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile e ai volontari va riconosciuto il merito di avere operato in condizioni difficilissime.

Ma il coraggio degli operatori non può essere utilizzato come coperta sotto la quale nascondere le responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire mezzi efficienti, manutenzione tempestiva e sostituzioni immediate.

 

Il fermo delle autobotti trova un primo riscontro sul campo

La contemporanea indisponibilità dei due mezzi non emerge soltanto dalla dichiarazione politica.

Alcuni soccorritori impegnati nell’emergenza hanno riferito che nella zona delle Petralie erano presenti due autobotti della Forestale, entrambe guaste, sostenendo che con quei mezzi sarebbe stato possibile affrontare prima le fiamme.

La dirigente della Forestale Dorotea Di Trapani ha annunciato una verifica, osservando che, dopo i numerosi interventi effettuati, è possibile che i mezzi si guastino.

Il riscontro disponibile conferma dunque il dato essenziale: nel giorno dell’incendio due autobotti risultavano fuori servizio.

La durata del fermo, le capacità dei singoli mezzi e le date delle richieste di riparazione restano invece elementi della denuncia di Schillaci sui quali il governo regionale deve fornire immediata documentazione.

Perché un mezzo può certamente guastarsi.

Quello che non può accadere è che resti inutilizzato per mesi durante una campagna antincendio, senza che sia predisposta una sostituzione.

 

Lo stesso allarme era stato lanciato già nel 2023

La parte più grave della vicenda è che il problema non nasce oggi.

Il 31 ottobre 2023, durante la seduta numero 76 dell’ARS, venne discussa l’interrogazione numero 451, presentata proprio da Roberta Schillaci e da altri parlamentari, per chiedere mezzi adeguati contro gli incendi nelle Madonie.

In quell’occasione il governo regionale indicò espressamente, tra le dotazioni operative, un’autobotte da 8 mila litri collocata a Sanguisughe, nel territorio di Polizzi Generosa.

Lo stesso governo ammise che l’età e le condizioni degli automezzi rendevano necessaria una manutenzione costante.

Ma alla domanda fondamentale — cosa succede quando un mezzo entra in manutenzione? — non arrivò una risposta concreta.

Schillaci si dichiarò insoddisfatta e contestò espressamente l’assenza di «un disegno alternativo» per sostituire gli automezzi indisponibili.

Tre anni dopo siamo esattamente allo stesso punto.

Stesso territorio.

Stesso problema.

Stessa domanda senza risposta.

Soltanto le fiamme, nel frattempo, sono tornate puntuali.

 

Il “più grande piano di sempre” rimasto in fase di realizzazione

Il contrasto con la propaganda istituzionale è impietoso.

Il 22 luglio scorso l’assessore regionale al Territorio e all’ambiente Giusi Savarino aveva annunciato «il più grande piano di investimenti di sempre» per mezzi e personale.

Secondo il comunicato della Regione, durante l’inverno sarebbero diventati operativi 84 nuovi mezzi, mentre erano stati sottoscritti i contratti per altri 90 mezzi pesanti, comprese autobotti da 3 mila e 4 mila litri, e per 210 pick-up con serbatoi da 400 litri.

Questi ultimi, però, risultavano ancora in produzione e dovevano essere successivamente assegnati alle squadre antincendio.

Il paradosso si completa consultando gli atti regionali.

Il 28 agosto, appena un giorno prima dell’incendio di Polizzi, il Comando del Corpo forestale ha pubblicato quattro decreti riguardanti le diverse fasi della fornitura di autocarri antincendio da 3 mila litri e pick-up da 400 litri, finanziati attraverso FSC e PR FESR 2021-2027.

La macchina amministrativa produce decreti.

La macchina antincendio, invece, rischia di restare in officina.

E il 25 giugno era stato pubblicato anche un provvedimento specifico dell’Ispettorato forestale di Palermo per la manutenzione e la revisione degli automezzi pesanti e speciali destinati alla campagna AIB 2026.

L’esistenza dell’atto rende ancora più urgente conoscere quando siano stati segnalati i guasti delle autobotti di Polizzi, quando siano state ordinate le riparazioni, quale officina sia stata incaricata e perché non sia stato assegnato un mezzo sostitutivo.

 

La Regione aveva già dichiarato lo stato di emergenza

L’11 agosto il governo Schifani aveva dichiarato per un anno lo stato di crisi e di emergenza regionale a causa degli incendi che, tra luglio e i primi dieci giorni di agosto, avevano colpito soprattutto le aree interne, provocando danni e l’evacuazione temporanea di centinaia di persone.

Dopo un provvedimento del genere, la prima attività da svolgere avrebbe dovuto essere una ricognizione straordinaria dell’intero parco mezzi.

Autobotte per autobotte.

Distaccamento per distaccamento.

Guasto per guasto.

Invece, secondo la denuncia, due mezzi fondamentali sarebbero rimasti fermi proprio nel territorio che il 29 agosto è stato raggiunto dalle fiamme.

Se confermato, non sarebbe un semplice contrattempo meccanico.

Sarebbe una responsabilità organizzativa e politica.

Le responsabilità del governo Schifani e le risposte che mancano

La programmazione e la gestione della campagna antincendio, il coordinamento delle squadre e dei mezzi terrestri e la gestione operativa del Piano AIB appartengono alle competenze del Comando del Corpo forestale della Regione Siciliana, nell’ambito dell’assessorato regionale al Territorio e all’ambiente.

 

Sul piano politico, quindi, le risposte devono arrivare dall’assessore Giusi Savarino e dal presidente della Regione Renato Schifani.

Non serve un nuovo comunicato celebrativo.

Non serve l’ennesima dichiarazione di emergenza dopo che il territorio è già bruciato.

Servono documenti che indichino:

  • la targa, l’anno di immatricolazione e la postazione delle due autobotti;
  • la data esatta di ciascun guasto;
  • la data della richiesta di riparazione;
  • l’impresa incaricata e l’importo impegnato;
  • il termine previsto per il rientro in servizio;
  • le ragioni della mancata sostituzione;
  • l’elenco completo dei mezzi antincendio attualmente indisponibili in Sicilia;
  • lo stato effettivo delle consegne degli 84 mezzi annunciati come operativi e dei successivi 300 mezzi promessi.

 

Lo scirocco non firma determine e il caldo non ripara autobotti

L’eventuale origine dolosa degli incendi dovrà essere accertata e i responsabili dovranno essere individuati.

Ma attribuire tutto ai piromani, al caldo o al vento non può diventare l’alibi permanente di una Regione che conosce con largo anticipo il rischio e continua a farsi trovare impreparata.

Il governo non può impedire ogni innesco.

Può e deve, però, assicurare la manutenzione dei mezzi, organizzare le sostituzioni, distribuire le risorse e verificare prima dell’estate che ogni presidio sia realmente operativo.

A Polizzi Generosa il fuoco è arrivato nelle zone abitate mentre, secondo la denuncia, 12 mila litri di capacità di trasporto dell’acqua restavano immobilizzati da problemi meccanici.

Questa volta il governo Schifani non convochi una task force e non prometta l’ennesimo piano straordinario.

Pubblici gli atti.

Indichi responsabilità, date e tempi delle riparazioni.

Perché una Sicilia che ogni estate brucia non può più permettersi un governo che scopre i guasti soltanto quando arrivano le fiamme.

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