
Nessuno vuole ascoltare la sua relazione annuale, i consiglieri disertano la seduta.
Diciannove consiglieri presenti, quando per aprire i lavori ne servivano ventuno.
Roberto Lagalla è rimasto seduto con la relazione annuale tra le mani, mentre dai banchi della coalizione che dovrebbe sostenerlo arrivavano soprattutto silenzio e sedie vuote.
Il documento con cui il sindaco avrebbe dovuto raccontare ai palermitani lo stato di attuazione del programma non è stato neppure aperto.
La seduta del Consiglio comunale di Palermo non è cominciata e il primo cittadino, dopo avere atteso inutilmente il numero legale, ha raccolto i fogli ed è andato via visibilmente irritato.
L’immagine politica è brutale: il sindaco che si dichiara disponibile alla ricandidatura viene lasciato solo proprio nel giorno in cui dovrebbe spiegare che cosa ha realizzato.
Altro che incidente di percorso.
È una pubblica umiliazione consumata dalla sua stessa maggioranza.
Lagalla con la relazione in mano, i suoi consiglieri altrove
La seduta di mercoledì 9 settembre era stata convocata per un adempimento istituzionale tutt’altro che ornamentale: la relazione del sindaco sull’attuazione del programma amministrativo.
Non una delibera secondaria, non una delle tante sedute trascinate stancamente tra rinvii e sospensioni, ma il momento nel quale Roberto Lagalla avrebbe dovuto rendere conto alla città del lavoro svolto dalla sua amministrazione.
Al primo appello erano presenti soltanto 19 consiglieri della maggioranza, due in meno dei 21 necessari.
Il risultato non è cambiato alla seconda chiamata effettuata dal segretario generale Raimondo Liotta.
L’opposizione, comprensibilmente, non è entrata in aula per regalare al centrodestra il numero legale che la coalizione di governo avrebbe dovuto garantire da sola.
Intorno alle 12.30 Lagalla ha lasciato Palazzo Comitini con la carpetta della relazione ancora chiusa e senza riuscire a pronunciare una sola parola.
Sette le assenze registrate tra le forze che sostengono il sindaco.
Per Fratelli d’Italia mancavano Tiziana D’Alessandro, Antonio Rini e Francesco Scarpinato.
Per la Lega era assente la capogruppo Sabrina Figuccia.
Non c’erano neppure Giovanna Rappa della Dc e Antonino Abbate e Ottavio Zacco di Lavoriamo per Palermo, la lista riconducibile allo stesso Lagalla.
Alcune assenze risultano motivate da ragioni personali o da impegni politici precedenti.
Nel caso di Ottavio Zacco, gli allegati riferiscono di un grave lutto familiare.
Ma la somma delle singole giustificazioni non cancella il risultato collettivo.
La coalizione non ha volutoi garantire il numero legale nel giorno politicamente più importante per il proprio sindaco.
E in politica conta ciò che accade, non soltanto la collezione delle giustificazioni prodotte dopo.
La seconda seduta va ancora a vuoto: questa volta manca anche Lagalla
Se il primo naufragio poteva essere presentato come una sfortunata combinazione di assenze, il secondo rende la spiegazione molto meno credibile.
Giovedì 10 settembre anche la nuova convocazione del Consiglio comunale è andata a vuoto.
Questa volta a Palazzo Comitini non si è presentato neppure il sindaco.
Lagalla era impegnato in un convegno all’hotel La Torre di Mondello e, mentre a Sala Martorana si attendeva inutilmente l’apertura dei lavori, ha provato a ridimensionare l’accaduto.
Il primo cittadino ha escluso problemi di unità nella coalizione, parlando di dinamiche consiliari «occasionali, talvolta volubili, talvolta capricciose, in qualche caso maliziose».
Una minimizzazione che, a ben guardare, suona quasi peggio dell’ammissione di una crisi.
Perché se i consiglieri che sostengono il sindaco diventano capricciosi o addirittura maliziosi proprio quando devono ascoltare il rendiconto dell’amministrazione, il problema politico esiste eccome.
Dopo due convocazioni fallite, per venerdì 11 settembre è stata fissata una terza seduta “d’urgenza”.
Sarà la prova del nove per capire se la coalizione riuscirà almeno a ricomporre temporaneamente i propri numeri.
Ma il danno politico è già stato prodotto.
Le partecipate dietro la guerra nel centrodestra
Sul tavolo non c’è soltanto la relazione annuale di Lagalla.
Ci sono soprattutto le nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate e le cariche della Città Metropolitana, due partite sulle quali i partiti del centrodestra discutono da mesi senza riuscire a trovare una sintesi.
Quando si distribuiscono incarichi, presidenze e posti nei consigli di amministrazione, a Palermo la politica ritrova improvvisamente energie, memoria e senso dell’orientamento.
Quando invece bisogna entrare in aula per ascoltare il sindaco e rendere conto ai cittadini, i numeri evaporano.
Il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, esponente di Forza Italia, ha parlato di un incidente di percorso, escludendo l’esistenza di una regia politica.
Ha però riconosciuto che è stato sottovalutato un appuntamento importante e ha invitato alcuni consiglieri a dimostrare maggiore attaccamento alla maggioranza.
Tradotto dal linguaggio felpato della diplomazia interna: qualcuno ha trattato il sindaco come un fastidio in agenda.
E Lagalla pare essersene accorto perfettamente.
Noi Moderati attacca la “maggioranza arlecchino”
A rendere ancora più evidente la crisi è arrivato l’affondo di Marianna Caronia, deputata regionale di Noi Moderati.
Caronia ha ribadito la collocazione del partito nel centrodestra, prendendo però nettamente le distanze dalla coalizione che governa Palermo.
La parlamentare ha definito quella guidata da Lagalla una “maggioranza arlecchino”, composta da anime civiche, figure provenienti dalla sinistra e pezzi di un centrodestra che avrebbe ormai smarrito identità e direzione.
Noi Moderati, ha aggiunto, non intende partecipare al «banchetto della spartizione delle poltrone» nelle società partecipate mentre la città continua a fare i conti con rifiuti, trasporti, illuminazione pubblica e servizi insufficienti.
L’attacco non si ferma alle nomine.
Caronia contesta l’assenza di programmazione dell’amministrazione e cita il caso delle scuole, nelle quali il Comune si sarebbe accorto del caldo soltanto all’avvio dell’anno scolastico, senza avere predisposto interventi strutturali.
La conclusione politica è inequivocabile: Noi Moderati considera necessario un radicale cambio di passo e rivendica di avere le mani libere rispetto alla giunta Lagalla.
La ricandidatura del sindaco e gli alleati che preparano il dopo
Il fallimento della seduta arriva pochi giorni dopo che Roberto Lagalla ha dichiarato la propria disponibilità a candidarsi per un secondo mandato.
Il sindaco considera naturale partire dall’amministratore uscente e rivendica quanto realizzato, pur ammettendo che la conferma politica dovrà essere ricercata e motivata.
La sua coalizione, però, sembra già impegnata a discutere il futuro senza aspettarlo.
Dentro Fratelli d’Italia si muove il progetto “Palermo Capitale” promosso da Carolina Varchi.
Nell’area leghista avanzano i comitati civici organizzati da Vincenzo Figuccia, che non ha chiuso la porta a una possibile candidatura a sindaco.
Marianna Caronia dichiara conclusa l’esperienza dentro la maggioranza comunale.
Le società partecipate alimentano tensioni e sospetti.
E intanto il sindaco uscente si ritrova in aula senza i numeri necessari per leggere la relazione con cui avrebbe voluto rivendicare i risultati ottenuti.
Le opposizioni chiedono le dimissioni
I gruppi di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Oso-Controcorrente, Progetto Civico Italia e Gruppo Misto hanno interpretato l’assenza del centrodestra come una sfiducia politica.
Secondo le opposizioni, sono stati gli stessi consiglieri della maggioranza a staccare la spina, dimostrando che Lagalla non dispone più dei numeri necessari per governare Palermo.
Da qui la richiesta al sindaco di prendere atto della situazione, dimettersi e restituire la parola agli elettori.
Naturalmente il centrodestra respinge questa lettura e assicura che non esiste alcuna crisi.
Ma dopo due sedute fallite non basta più dichiarare che va tutto bene.
Occorre dimostrarlo in aula.
Il verbale che racconta la crisi meglio della relazione
Venerdì la maggioranza potrebbe presentarsi compatta, raggiungere il numero legale e applaudire disciplinatamente la relazione del sindaco.
Potrebbe persino celebrare l’unità ritrovata e archiviare tutto come una banale disfunzione organizzativa.
Rimarrebbe però una domanda molto semplice.
Come può una coalizione che vuole ricandidare Roberto Lagalla non riuscire neppure a riunirsi per ascoltare ciò che avrebbe fatto durante il mandato?
Le assenze individuali possono essere giustificate.
La figuraccia istituzionale no.
Il documento più sincero sullo stato dell’amministrazione comunale, almeno per il momento, non è quello rimasto nella carpetta del sindaco.
È il verbale con cui si certifica che la maggioranza di Palermo non aveva neppure i numeri per ascoltarlo.
E se venerdì l’aula riuscirà finalmente ad aprirsi, i palermitani avranno diritto a due relazioni.
Quella di Lagalla su ciò che sostiene di avere realizzato.
E quella dei partiti che dovranno spiegare perché, nel giorno scelto per rivendicarlo, lo hanno lasciato politicamente solo.










