
Dal 10 settembre il conto aumenta del 18% per residenti, pendolari e imprese delle isole minori: gli atti smontano il gioco delle etichette.
Per una volta la realtà ha avuto persino la cortesia di aspettare appena ventiquattr’ore prima di rovinare la propaganda di Palazzo d’Orléans.
Il 9 settembre, l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò aveva scandito il suo rassicurante proclama: «Le corse regionali non hanno subito aumenti e non ne subiranno».
Parole definitive, accompagnate dalla rivendicazione secondo cui, dall’insediamento del governo Renato Schifani, il costo dei biglietti relativi alle commesse regionali non sarebbe cresciuto «di un solo centesimo».
Il giorno successivo, 10 settembre 2026, sui collegamenti Siremar-SNS in convenzione statale è scattato un aumento del 18 per cento.
Non una previsione.
Non un’ipotesi.
Non la solita minaccia da tavolo tecnico.
L’aumento è entrato regolarmente in vigore, portando secondo Federalberghi Isole Minori Sicilia il rincaro complessivo accumulato dal 2022 a sfiorare l’84 per cento, mentre le corse sono state contemporaneamente ridotte.
Complimenti.
La raffinata arte di rassicurare mentre aumentano i biglietti
La difesa di Aricò è tutta dentro un aggettivo: regionali.
L’assessore sostiene che non siano aumentate le corse finanziate attraverso le commesse della Regione.
Ed è formalmente questo che aveva dichiarato.
Peccato che i cittadini delle isole minori non viaggino dentro le sottigliezze lessicali dell’assessorato, ma su navi e aliscafi.
E quando arrivano davanti alla biglietteria non chiedono se la corsa sia classificata come regionale, statale, ministeriale o extraterrestre.
Chiedono quanto devono pagare.
E dal 10 settembre, su una parte essenziale dei collegamenti, pagano il 18 per cento in più.
La distinzione contabile può essere utile ad Aricò per salvare il comunicato stampa.
Non salva certamente il portafoglio di residenti, pendolari, lavoratori, imprese e turisti.
Non salva neppure la credibilità di un governo che per settimane aveva assicurato di volere impedire che i maggiori costi fossero scaricati sulle comunità insulari.
Ad agosto Schifani annunciava di avere fermato tutto
La storia, infatti, era già esplosa un mese prima.
Il 9 agosto, lo stesso Aricò aveva annunciato che il governo regionale stava lavorando per scongiurare l’aumento relativo alla commessa ministeriale.
Il 10 agosto il rincaro era entrato in vigore, ma era stato sospeso dopo una riunione con le compagnie di navigazione.
Schifani aveva celebrato il risultato sostenendo che la Regione non poteva accettare che gli aumenti fossero scaricati sui siciliani, sulle imprese e sulle comunità delle isole minori.
Sembrava fatta.
Il giorno successivo la Giunta approvava due delibere presentate proprio da Aricò.
La prima riconosceva a Liberty Lines una sotto-compensazione di 8,23 milioni di euro per il triennio 2025-2027, prevedendo pagamenti trimestrali per sostenere la liquidità della compagnia.
La seconda autorizzava l’avvio del percorso per trasferire alla Regione, dal 10 ottobre 2027, gran parte dei servizi oggi regolati dalla convenzione ministeriale, con un ulteriore costo previsto di 2,3 milioni di euro.
Il comunicato ufficiale indicava come obiettivo proprio quello di scongiurare rincari a carico di cittadini e turisti.
Il miracolo amministrativo è durato esattamente un mese.
Poi il 18 per cento è tornato.
Federalberghi: la Regione non può fingersi estranea
La contestazione di Federalberghi Isole Minori Sicilia non si limita a denunciare il rincaro.
L’associazione, presieduta da Christian Del Bono, sostiene che la pretesa estraneità della Regione alle tratte statali sia smentita dagli atti formali.
Secondo Federalberghi, la convenzione individua infatti la Regione come autorità vigilante sul contratto e contitolare della governance relativa ad assetti e tariffe.
L’articolo 6 consentirebbe inoltre all’amministrazione regionale di chiedere la sospensione degli aumenti, stanziando risorse compensative proprie.
La Giunta avrebbe invece scelto di finanziare il riequilibrio dei soli mezzi veloci regionali, lasciando senza copertura economica la convenzione statale.
Da qui il ritorno della stangata.
La precisazione cambia radicalmente il racconto costruito dall’assessore.
La Regione non sarebbe dunque uno spettatore innocente che osserva impotente le decisioni romane.
Avrebbe strumenti, competenze e possibilità di intervento.
Dovrebbe soltanto decidere di utilizzarli e trovare le risorse necessarie.
Ed è evidentemente più comodo spiegare ai siciliani che l’aumento è “statale”, come se a pagarlo fossero cittadini di un altro pianeta.
La smentita arriva dalla Federalberghi guidata dall’AD della SAC Torrisi
C’è infine un dettaglio che rende la figuraccia ancora più gustosa.
La denuncia arriva da Federalberghi Isole Minori Sicilia, guidata da Christian Del Bono, che è anche vicepresidente di Federalberghi Sicilia.
E chi presiede Federalberghi Sicilia?
Domenico “Nico” Torrisi, riconfermato nell’aprile 2026 per altri cinque anni.
Lo stesso Torrisi che da oltre dieci anni è amministratore delegato della SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso.
Il governo Schifani riesce quindi nell’impresa di essere duramente contestato persino dal sistema associativo regionale presieduto dall’amministratore delegato di una delle più importanti società pubbliche siciliane dei trasporti e che proprio da Renato Schifani è più che protetto, arrivando a mantenergli a presidio un commissario “amico” oltre ogni ragionevolezza.
Un cortocircuito quasi artistico.
Da una parte Aricò celebra le tariffe regionali rimaste ferme.
Dall’altra, la federazione degli albergatori gli ricorda che il sistema dei collegamenti è unitario, che la Regione non può scegliere la porzione di realtà più conveniente da raccontare e che l’incertezza sta producendo un danno reputazionale al turismo delle isole.
Il conto della propaganda lo pagano le isole
Le conseguenze non riguardano soltanto chi deve raggiungere la terraferma per lavorare, studiare o curarsi.
L’incremento colpisce il trasporto delle merci, aumenta i costi per le imprese, riduce la competitività delle strutture ricettive e rende più difficile programmare una stagione turistica che, grazie al clima favorevole, potrebbe proseguire fino a ottobre e novembre.
Dopo gli annunci, le sospensioni, le riunioni e le solenni assicurazioni, resta una domanda semplicissima.
Perché, alla vigilia dell’aumento, Aricò ha preferito proclamare che i prezzi non sarebbero cresciuti, invece di spiegare chiaramente che dal giorno successivo migliaia di siciliani avrebbero pagato il 18 per cento in più?
Adesso Schifani dovrà decidere se esercitare quella regia richiesta da Federalberghi, mettendo sul tavolo gli interventi necessari, oppure continuare a giocare con le definizioni.
Regionali.
Statali.
Ministeriali.
Le etichette cambiano.
Il conto, invece, lo pagano sempre i siciliani.










