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Addio a Emma Bonino, l'attivista palermitano che le fu vicino: “La sua prima lotta nacque dal dolore e dall'

2026-09-13 06:00

Veronica Femminino

Cultura,

Addio a Emma Bonino, l'attivista palermitano che le fu vicino: “La sua prima lotta nacque dal dolore e dall'indignazione”

Gaetano D'Amico, storico militante radicale e fondatore del comitato Esistono i Diritti Transpartito, ripercorre la figura di Emma Bonino

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Gaetano D'Amico, storico militante radicale e fondatore del comitato Esistono i Diritti Transpartito, ripercorre la figura di Emma Bonino: dai primi comizi negli anni '70 alle battaglie per i diritti civili, fino all'eredità raccolta oggi da Cappato e Bernardini.


È morta Emma Bonino, sicuramente la più coraggiosa, indomabile e determinata paladina dei diritti di tutti, nessuno escluso, a cui l'Italia abbia mai dato i natali. Una donna che non ha mai avuto paura: né di essere additata dai benpensanti - quelli sì che temono il cambiamento - né di finire in prigione, come quando si autodenunciò per procurato aborto, fermamente convinta che la disobbedienza civile fosse l'unico modo per azzerare disuguaglianze e soprusi, e non solo nel Bel Paese. 

 

Da Commissaria europea agli Aiuti Umanitari, incarico ricoperto dal 1994 al 1999, trasformò un ufficio fino ad allora burocratico in una macchina d'intervento rapido e coraggioso: gestì la crisi dei rifugiati nella regione dei Grandi Laghi dopo il genocidio in Ruanda, seguì da vicino i conflitti nei Balcani e nel 1997 si recò in missione nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan per denunciare il regime talebano, dove fu arrestata per alcune ore insieme alla sua delegazione. Fu proprio da quella missione che nacque la campagna "Un fiore per le donne di Kabul", a sostegno dei diritti delle donne afghane. 

 

Emma Bonino è stata, prima di tutto, una libera pensatrice, capace di guardare oltre le comode apparenze. Che piacciano o meno le sue idee, ha lasciato un segno nella storia d'Italia, non solo politica. Abbiamo deciso di ricordarla nel modo che riteniamo più autentico: attraverso le parole di chi l'ha conosciuta, e che oggi non nasconde la propria tristezza per la perdita di una donna assolutamente sui generis.

 

La testimonianza di Gaetano D'Amico, chi è

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A raccontarci come fosse davvero Emma Bonino è Gaetano D'Amico, palermitano, classe 1959. 

 

Ancora ragazzino, D'Amico aderisce al FUORI (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), il movimento omosessuale federato al Partito Radicale, con cui negli anni '70 fu tra i protagonisti delle prime battaglie per i diritti umani e civili, in un contesto di forte isolamento politico e sociale. Più volte si è definito, con orgoglio, “frocio cresciuto con Pannella e Pasolini”. 

 

Storico militante del Partito Radicale, per anni porta avanti le istanze di Marco Pannella, impegnandosi soprattutto in Sicilia. 

 

D'Amico, non a caso, è fondatore e presidente del comitato Esistono i Diritti Transpartito (che ha sede a Palermo), trasversale agli schieramenti politici di qualsivoglia tradizione e natura. 

Innumerevoli le iniziative di informazione e sensibilizzazione portate avanti dal comitato: tra queste, quella per ampliare le patologie curabili con cannabis in Sicilia e per garantirne l'accesso ai pazienti, definiti “pazienti, non delinquenti”; la richiesta di nomina del garante comunale per i diritti delle persone detenute a Palermo, ottenuta dopo una mobilitazione durata cinque anni, inclusi scioperi della fame e una “staffetta del digiuno” di 35 giorni; gli appelli trasversali per la trascrizione degli atti di nascita dei figli delle famiglie arcobaleno a Palermo. 

 

Nel 2018 D'Amico si è candidato con +Europa (allora "Più Europa con Emma Bonino") alla Camera dei Deputati, nel listino plurinominale "Palermo centro". Per D'Amico, così come per Emma Bonino e Marco Pannella, “diritti, libertà e democrazia non sono appannaggio di una parte politica”. 

 

Gaetano, parlaci del primo ricordo che hai di Emma Bonino.

“Sin da ragazzino mi erano molto simpatici i radicali, e li seguivo con interesse, perché parlavano dei diritti delle persone omosessuali quando ancora nessuno lo faceva. Nel 1977, davanti alla tv, mi sono letteralmente innamorato di Emma e di Marco Pannella durante la loro partecipazione a "Tribuna Referendum" della Rai. Si presentarono in studio imbavagliati e in silenzio, per 25 minuti. Un'immagine potentissima che non dimenticherò mai. Solo negli ultimi minuti della trasmissione, Pannella e Bonino si tolsero i bavagli e spiegarono ai telespettatori il senso della protesta: denunciarono che i media del tempo, in particolare la televisione, non fornivano adeguato spazio e informazione agli italiani in vista dei referendum di quel periodo. Attaccarono, con forza, la censura informativa della Rai sui referendum”.

 

Quando l'hai incontrata?

“La prima volta nel 1979, durante un comizio a Palermo, in vista delle elezioni politiche a cui il Partito Radicale partecipava. Anni dopo, nel 1989, si tenne il Congresso di Budapest, snodo fondamentale per la storia del Partito Radicale, che decise di non presentarsi più alle competizioni elettorali per favorire la cooperazione trasversale con altre forze politiche piuttosto che la concorrenza, diventando a tutti gli effetti un'organizzazione radicale transnazionale e transpartitica. Emma, così come Marco Pannella, rimase sempre coerente a se stessa e alle battaglie portate avanti”.

 

Cosa hai pensato, quale impressione ti ha dato?

“Emma la capivi con gli anni, con il tempo. Era una persona animata da una grande passione politica, molto testarda e precisa, molto ansiosa. Nel 1997 il governo Prodi non rinnovò la convenzione con Radio Radicale, scatenando le proteste di attivisti, intellettuali e parte delle istituzioni. Manifestammo davanti Palazzo Chigi, c'ero anch'io. Il dibattito politico si infiammò, e l'anno successivo il Parlamento approvò la legge n. 224, che salvò e regolò la convenzione. Ricordo poi che, quando giravamo per organizzare la campagna elettorale di +Europa a Palermo, Emma telefonava ogni mezz'ora ai suoi collaboratori per verificare tempi e modalità di quanto si stava facendo, per controllare che tutto procedesse per il meglio. Era puntigliosa”.

 

Qual è il suo merito più grande?

“Sicuramente la sua prima battaglia politica, ma non solo: quella contro l'aborto clandestino. Era anche una lotta personale, nata dalla sua sofferenza. Emma faceva la commessa in un negozio per pagarsi gli studi all'università. Rimase incinta e decise di abortire. Un ginecologo le disse che era illegale, ma che in cambio di un milione di lire si poteva porre fine alla sua gravidanza. Lei uscì devastata da quella conversazione, ma l'indignazione prese il sopravvento. Furono l'umiliazione provata, la paura, l'impossibilità economica di accedere all'aborto a spingerla verso l'attivismo. Decise che non sarebbe accaduto mai più a nessuna. Si avvicinò così al CISA (Centro Informazione Sterilizzazione Aborto), dove conobbe Adele Faccio, che la presentò a Marco Pannella. Lui colse la sua forza e la spinse a intraprendere la strada politica, a candidarsi. C'era anche Gianfranco Spadaccia, poi fidato collaboratore di Emma per anni. Quanto fatto da Emma, e la disobbedienza civile di questo gruppo di persone, fu determinante nel complicato percorso che portò alla legge 194 del 1978. Diedero voce al movimento d'opinione che chiedeva la depenalizzazione dell'aborto”.


 

Qual era la cifra distintiva di Emma Bonino?

“Il fatto che tutte le sue battaglie siano nate in maniera molto concreta, e siano state portate avanti con altrettanta concretezza, per i diritti umani e civili di tutti. Non a caso si è molto spesa, con l'associazione Luca Coscioni, per la legge sul fine vita”.

 

Chi raccoglierà la sua eredità?

“È senza dubbio un'eredità complessa. Adesso sono impegnati concretamente, nella direzione indicata da Emma, Marco Cappato e Rita Bernardini. Sicuramente lei ci mancherà, moltissimo”.

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