
Tra scadenze fiscali, carte e competenze contese, chi prova a riaprire deve finanziare anche i ritardi di un’amministrazione senza risposte.
A quasi otto mesi dal ciclone Harry, ci sono imprenditori siciliani che denunciano di non avere potuto utilizzare la sospensione fiscale e contributiva prevista dopo la calamità, mentre cercano di rimettere in piedi le proprie attività.
Sullo sfondo, il rischio che le difficoltà contributive ostacolino anche l’accesso agli ulteriori aiuti.
Una parte dei primi contributi è arrivata: lo confermano anche le testimonianze raccolte dal quotidiano.
Il problema è la distanza tra quei pagamenti e la promessa politica di avere sistemato tutto per tutti.
Perché un’impresa può avere ricevuto un primo sostegno e ritrovarsi comunque bloccata sulla ricostruzione.
A Palazzo d’Orléans, invece, la pratica dell’autocompiacimento sembra procedere senza bisogno di integrazioni documentali.
Schifani e il calendario delle autocelebrazioni
Il 2 maggio, la Regione pubblicava un comunicato sullo sblocco del Durc per le pratiche residue del primo intervento: circa cento richieste per due milioni di euro, con pagamenti annunciati per l’inizio della settimana successiva.
La soluzione riguardava quella misura, dopo l’intervento della legislazione nazionale.
Il 17 giugno, durante il confronto con i balneari sul secondo bando, Renato Schifani assicurava: «Nessuno sarà lasciato fuori».
Nel merito, l’impegno era integrare le risorse qualora il fondo non fosse bastato e affrontare le criticità delle procedure.
L’8 luglio, altro comunicato: ulteriori 139 istanze, quasi 2,3 milioni, liquidazioni previste nei giorni successivi.
Il presidente dichiarava: «Nessuno è stato lasciato solo», celebrando tempi record per la pubblica amministrazione.
Dal futuro al passato prossimo: tutti assistiti, almeno nella coniugazione dei verbi.
Poi arriva settembre e gli imprenditori raccontano una storia assai meno trionfale.
Uno stanziamento, una domanda approvata e un bonifico accreditato sono tre fatti diversi.
La comunicazione istituzionale dovrebbe renderli distinguibili al primo colpo.
La sospensione delle tasse non era un regalo: era tempo per respirare
La vicenda fiscale va letta nella norma.
L’articolo 2 del decreto-legge 25/2026, convertito nella legge 59/2026, dispone la sospensione di determinati versamenti e adempimenti tributari e contributivi in scadenza tra il 18 gennaio e il 30 aprile 2026, con ripresa dei principali versamenti entro il 10 ottobre.
La misura riguarda soggetti con immobili danneggiati e sgomberati per inagibilità, oppure sottoposti alla procedura di verifica prevista dalla legge e successivamente sgomberati.
Non coincide quindi con l’intera platea delle imprese danneggiate.
E comporta un rinvio, non la cancellazione delle imposte.
Questa distinzione conta anche per leggere il dato delle circa 1.500 imprese richiamato da Repubblica: non dimostra che tutte avessero automaticamente diritto alla sospensione.
Chi aveva i requisiti chiedeva una tregua alle scadenze mentre provava a ricostruire.
Un’esigenza piuttosto comprensibile, salvo considerare il contribuente un bancomat capace di funzionare anche sott’acqua.
Abbiamo letto l’ordinanza: ci sono 17 nominativi, ma Scicli non compare
Il controllo degli atti introduce un elemento che va chiarito.
L’ordinanza della Protezione civile nazionale n. 1200 del 14 luglio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 luglio, richiama una richiesta di elenchi alle Regioni del 10 marzo e una trasmissione del soggetto attuatore siciliano del 18 marzo.
Una comunicazione regionale, dunque, risulta nell’atto.
Nell’allegato pubblicato compaiono 17 nominativi riferiti a Catania, Acireale, Letojanni, Santa Teresa di Riva, Santa Venerina e Riposto.
Scicli non compare in quell’elenco.
La ricostruzione riferisce invece di undici imprese di Scicli e le collega all’ordinanza di luglio.
La discrepanza impone una domanda precisa: quale atto contiene quelle undici posizioni e quale ne è stato l’esito?
Servono l’elenco pertinente e i provvedimenti sulle singole richieste per stabilire se il problema sia stato l’invio, l’ammissione oppure l’effettiva applicazione della sospensione.
Trasformare questo passaggio ancora da chiarire nella certezza che nessuna istanza siciliana sia mai stata trasmessa sarebbe inesatto.
Resta inoltre il calendario: la legge prevedeva l’individuazione dei beneficiari entro trenta giorni dalla propria entrata in vigore, mentre l’ordinanza esaminata è di luglio.
La ricostruzione dei tempi deve coinvolgere anche il livello nazionale.
Lo scaricabarile e quel “forse” della Protezione civile regionale
La Regione esclude responsabilità della struttura commissariale e descrive la sospensione come una misura di interesse limitato per gli imprenditori.
La Protezione civile nazionale replica che la raccolta e la trasmissione delle istanze passano abitualmente dalle Regioni e dalle strutture incaricate.
Da Scicli, l’assessore all’area tecnica Enzo Giannone riferisce che il Comune aveva raccolto le undici richieste e le aveva inoltrate al Genio civile, che le avrebbe trasmesse alla struttura regionale coordinata da Duilio Alongi.
Il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, ammette: «Forse si dovevano sollecitare i Comuni ad attivarsi».
Forse.
Una parola comoda, quando a pagare le conseguenze dell’incertezza sono gli altri.
Sul ruolo della Regione, però, la legge contiene un’indicazione esplicita: i beneficiari vengono individuati dall’ordinanza nazionale su proposta dei presidenti regionali.
La domanda politica a Schifani è inevitabile: quali istruzioni, quali solleciti e quali verifiche sono stati assicurati affinché gli aventi diritto potessero accedere alla misura?
A Marzamemi il conto si paga con soldi veri
Il caso di Enza Costa, titolare del ristorante Cibarti con due sedi a Marzamemi, rende concreto il problema.
Secondo il racconto raccolto da Repubblica, l’imprenditrice ha anticipato 20 mila euro per la rottamazione e altri 20 mila per i lavori di ripristino.
Riferisce di avere trasmesso la documentazione all’Irfis, ritenendo di seguire la procedura corretta, senza ricevere le informazioni necessarie sulla distinta misura fiscale.
Antonio Firullo, presidente dell’Associazione turistica balneare siciliana, denuncia a sua volta di non avere ottenuto la sospensione per il caso dello stabilimento Titanic di Playa Grande, a Scicli, per il quale il servizio riporta danni stimati in 238 mila euro.
Sono testimonianze da confrontare con i fascicoli amministrativi.
Descrivono però una richiesta chiarissima: conoscere il percorso da seguire e poterlo completare in tempo utile.
Per chi deve riaprire, la differenza tra l’ufficio competente e quello sbagliato può diventare una spesa insostenibile.
Governare l’emergenza significa anche impedire che quella differenza venga scoperta quando è troppo tardi.
Dentro “Ristori 2”: il 60 per cento va restituito
Anche la parola ristori merita di essere accompagnata dalle condizioni effettive.
La misura del Fondo Sicilia da 18 milioni, gestita da Irfis, prevede agevolazioni fino a 400 mila euro: 60% finanziamento a tasso zero e 40% contributo a fondo perduto.
Su un investimento ammissibile di 100 mila euro, quindi, 60 mila costituiscono un prestito da restituire.
La scheda ufficiale prevede inoltre la valutazione della capacità di rimborso e la fideiussione personale dei soci.
Il bando richiede anche la regolarità degli oneri contributivi e assistenziali, prevedendo, in caso contrario, la regolarizzazione o la documentazione richiesta prima dell’erogazione.
Non consente di chiedere soltanto la quota a fondo perduto.
Il sostegno alla ricostruzione comprende dunque anche nuovo debito per l’imprenditore.
Può essere utile, ma va raccontato per quello che è.
E lo sblocco del Durc annunciato a maggio per il primo intervento non autorizza a presentare come superato qualsiasi ostacolo contributivo sulle misure successive.
La sospensione fiscale, la regolarità contributiva e i finanziamenti alla ricostruzione hanno regole e percorsi distinti.
Tocca all’amministrazione farli funzionare insieme.
Presidente, pubblichi i risultati che gli imprenditori possono verificare
A questo punto Schifani dovrebbe accompagnare le rassicurazioni con un rendiconto aggiornato che permetta di conoscere:
- Quante imprese hanno ricevuto denaro, per quale misura e con quali date di pagamento.
- Quante pratiche restano sospese o sono state respinte, distinguendo documentazione mancante, requisiti contributivi e altre motivazioni.
- Quale percorso hanno seguito le undici richieste di Scicli e quali provvedimenti le riguardano.
- Quando i Comuni hanno ricevuto istruzioni e solleciti sulla sospensione fiscale e contributiva.
- Quali rimedi sono concretamente previsti per gli aventi diritto penalizzati da errori o ritardi amministrativi.
L’emergenza si misura nelle attività che riescono a riaprire, nei lavoratori che conservano il posto e nei debiti che un’azienda riesce a sostenere.
Il primo contributo ricevuto non rende invisibili gli ostacoli successivi.
I comunicati del governo Schifani, di sicuro, non hanno problemi di liquidazione.
Per le imprese rimaste impigliate nelle procedure, sarebbe ora di dimostrare la stessa efficienza.










