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Il leader di Noi Moderati Saverio Romano incalza il sindaco Lagalla: Palermo merita risposte, il centrodestra

2026-09-15 06:00

Redazione

Comune,

Il leader di Noi Moderati Saverio Romano incalza il sindaco Lagalla: Palermo merita risposte, il centrodestra anche

Con un lungo post sulla sua pagina Facebook che sta facendo rumore negli ambienti politici, apre una interessante campagna elettorale

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Con un lungo post sulla sua pagina Facebook che sta facendo rumore negli ambienti politici, il leader siciliano di Noi Moderati Saverio Romano ha duramente contestato il rendiconto che il sindaco Lagalla ha presentato alla città dopo l'umiliazione di ben due sedute deserte del consiglio comunale: rifiuti, conti, costa e partecipate. Una richiesta di chiarezza che investe il futuro della coalizione.

 

Le grandi manovre elettorali sono già cominciate.
Il rinnovo del Parlamento nazionale, dell’Assemblea regionale siciliana e delle amministrazioni di Palermo e Catania alimenta una partita politica nella quale candidature e alleanze si influenzeranno reciprocamente.
Se il confronto tra destra e sinistra è ormai chiaro che si risolverà in un testa a testa, saranno i partiti più piccoli a poter determinare, con il proprio apporto, la vittoria di una coalizione.

È in questo contesto che si inserisce l’intervento di Saverio Romano, deputato nazionale e leader siciliano di Noi Moderati, che affronta il caso Palermo mettendo al centro una questione essenziale: quali risultati ha prodotto l’amministrazione Lagalla e su quali basi dovrebbe chiedere ancora fiducia?

 

Questo articolo prende spunto dal post pubblicato sulla pagina Facebook di Saverio Romano, contenente una contro-relazione sullo stato di attuazione del programma del sindaco.
Un documento che merita attenzione perché entra nei capitoli dell’amministrazione e chiede risposte verificabili.

La posizione di Romano afferma un principio salutare per qualsiasi coalizione: l’appartenenza politica comporta anche il dovere di chiedere conto di ciò che non funziona.

 

«Non sono candidato»: prima Palermo, poi i nomi

«NON SONO CANDIDATO A SINDACO DI PALERMO e non lo sarò».

Romano apre così il proprio intervento, sgombrando il campo dalla spiegazione più comoda con cui liquidare una critica: l’ambizione personale di sostituire chi governa.

La premessa accompagna una scelta di metodo.
Prima si discute della città, delle sue condizioni e delle cose da fare.
Poi si valutano le candidature.

È un ordine che la politica siciliana farebbe bene a recuperare.
Troppo spesso i programmi arrivano quando gli accordi sui nomi sono già conclusi e diventano il corredo di decisioni prese altrove.

Romano dichiara che Noi Moderati sottoporrà le questioni sollevate a tutti.
In questo modo pone un criterio pubblico sul quale misurare le future scelte del partito e quelle degli interlocutori.

 

La relazione di Lagalla e il confronto mancato

La prima contestazione riguarda la presentazione della relazione annuale.

Nel suo post, Romano ricorda che il sindaco è arrivato a illustrarla al terzo tentativo, dopo due sedute saltate per l’assenza della maggioranza.
Richiama poi le dimensioni del documento, circa cinquecento pagine, i trentacinque minuti dell’esposizione e i cinque minuti assegnati a ciascun gruppo.

Il problema è evidente: un rendiconto così ampio richiede un confronto adeguato.
I consiglieri devono poter esaminare i risultati, contestare le omissioni e ottenere chiarimenti.

Nella ricostruzione di Romano, l’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni e gli applausi della maggioranza hanno accompagnato un passaggio che avrebbe meritato ben altra discussione.

Un sindaco convinto della solidità del proprio bilancio politico dovrebbe avere interesse ad approfondirlo.
Le domande aiutano a distinguere i risultati effettivi dalle dichiarazioni di intenti.

E le assenze degli alleati restano un problema che gli applausi successivi non risolvono.

 

Conti pubblici: chiarire i numeri e riconoscere il costo pagato dai cittadini

Sul bilancio, Romano contesta l’attribuzione all’amministrazione dell’intero merito del risanamento.

Il deputato richiama il piano di riequilibrio adottato prima dell’insediamento di Lagalla e il peso dei trasferimenti statali.
Segnala inoltre cifre differenti sulla riduzione del disavanzo, chiedendo implicitamente una ricostruzione omogenea e comprensibile.

È una richiesta fondata sul piano del metodo: i cittadini devono sapere da dove arriva il miglioramento dei conti.
Quali risultati dipendono dalle scelte dell’attuale amministrazione?
Quanto hanno inciso gli interventi precedenti e le risorse dello Stato?

Romano richiama anche i rilievi dei revisori sui debiti fuori bilancio e sulle criticità nei rapporti con le partecipate.
Sono questioni che impongono di guardare alla tenuta complessiva del Comune.

C’è poi il conto sostenuto dai palermitani attraverso imposte e tariffe.
Chi contribuisce al risanamento ha diritto di vederne gli effetti nella pulizia delle strade, nei trasporti, nell’illuminazione e nella manutenzione.

 

Il sacrificio dei cittadini deve trovare un riscontro nella qualità dei servizi.
È su questo rapporto che la critica di Romano coglie un punto centrale.

Rifiuti: la domanda decisiva è dove finiscono

Il capitolo dedicato ai rifiuti parte dall’insoddisfazione sullo spazzamento che Romano attribuisce allo stesso sindaco.

Il documento riconosce una crescita della raccolta differenziata, indicata dal 14 al 30 per cento, ma ne sottolinea la distanza dal traguardo del 65 per cento.

Il passaggio più significativo arriva quando il deputato chiede i dati sulla destinazione dei materiali: quanto viene raccolto separatamente, quanto viene effettivamente riciclato e quanto diventa scarto.

È esattamente il tipo di informazione che un’amministrazione dovrebbe rendere accessibile.
Ai cittadini si chiede attenzione quotidiana, organizzazione domestica e rispetto delle regole.
A questo impegno deve corrispondere la trasparenza dell’intero ciclo.

Romano descrive un sistema ancora condizionato dalle difficoltà impiantistiche e dal ruolo di Bellolampo.
La sua contestazione riguarda dunque la capacità di dare uno sbocco efficace alla raccolta.

Una percentuale in crescita costituisce un elemento positivo.
Per valutare il servizio, però, bisogna conoscere anche ciò che accade dopo il passaggio dei mezzi sotto casa.

 

La costa di Palermo aspetta decisioni

Sul Piano di utilizzo del demanio marittimo, Romano richiama ritardi, passaggi amministrativi e rilievi economico-finanziari che, nella sua ricostruzione, hanno rallentato il percorso.

Dietro la sigla PUDM c’è una parte importante del futuro cittadino.
Ci sono l’accesso al mare, gli spazi per le attività economiche, le condizioni delle concessioni e la possibilità di programmare investimenti.

La richiesta del deputato è che amministrazione e maggioranza assumano fino in fondo la responsabilità di decidere.

È una posizione da sostenere.
Palermo ha bisogno di regole chiare per la propria costa, capaci di dare certezze agli operatori e garantire la fruizione pubblica.

Ogni rinvio prolunga un’incertezza che ricade sulla città.

Mobilità: i cantieri devono diventare percorsi utili

Sulle piste ciclabili, Romano richiama criticità relative a tempi, varianti, tracciati e gestione dei lavori finanziati dal PNRR.

I singoli rilievi amministrativi e contabili richiedono risposte documentate.
La questione politica posta dal deputato è però immediatamente comprensibile: le opere realizzate migliorano davvero gli spostamenti?

Una rete ciclabile deve collegare luoghi, offrire continuità e consentire di muoversi in sicurezza.
Il conteggio dei chilometri realizzati acquista significato quando viene accompagnato da questi risultati.

Romano contesta interventi che descrive come scollegati e segnati da modifiche e disagi.
Chiede, in sostanza, che la spesa pubblica sia valutata attraverso l’utilità prodotta.

È un criterio ragionevole per tutte le infrastrutture.
E dovrebbe essere il primo argomento della risposta dell’amministrazione.

 

Cultura: Palermo deve conoscere i risultati dei suoi musei

Nel capitolo culturale, Romano richiama la distanza tra il rilievo dei grandi eventi e l’attenzione riservata alla gestione ordinaria del patrimonio.

La critica investe soprattutto l’organizzazione di un circuito culturale e la disponibilità di dati aggiornati sui musei comunali.

Sapere quanti visitatori entrano, quali servizi trovano e con quali orari possono accedere è indispensabile per valutare una politica culturale.

Palermo dispone di un patrimonio straordinario.
Proprio per questo la responsabilità amministrativa è grande: renderlo accessibile, curarlo, promuoverlo e inserirlo in un’offerta riconoscibile.

Romano chiede che il rendiconto affronti questi aspetti.
Concerti e manifestazioni possono avere valore, ma la vita culturale cittadina continua anche quando i palchi vengono smontati.

È in quella continuità che si misura la capacità di governo.

 

Strade e scuole: la programmazione si vede nella durata dei lavori

Romano passa poi alle opere pubbliche, contestando la lettura dei risultati proposta dalla maggioranza e richiamando il contributo di altri enti e delle risorse extracomunali.

Il punto più incisivo riguarda il coordinamento degli interventi.

Rifare l’asfalto senza programmare i lavori sui sottoservizi significa esporsi al rischio di nuovi scavi e nuove spese.
Le difficoltà degli edifici scolastici richiedono interventi continuativi, capaci di prevenire le emergenze.

 

La buona amministrazione si riconosce anche da quanto durano le soluzioni.

Il richiamo di Romano invita quindi a guardare oltre l’elenco dei cantieri e a verificare la qualità della pianificazione.
È una domanda concreta, vicina all’esperienza quotidiana dei cittadini.

 

Partecipate: i servizi devono guidare le scelte

Il passaggio sulle società partecipate porta la discussione nel cuore degli equilibri politici.

Romano accosta le difficoltà dei servizi al confronto sui rinnovi dei consigli di amministrazione.
Nella sua ricostruzione, richiama inoltre le assenze della maggioranza e il successivo ricompattamento in prossimità delle nomine.

Da questa sequenza trae una contestazione politica sul metodo di governo.
Il suo interrogativo non costituisce la prova di uno scambio, ma pone un tema sul quale la coalizione deve dare una risposta: quali criteri tengono insieme la maggioranza e orientano le scelte sulle partecipate?

«Noi non ci sediamo a quel banchetto», scrive Romano.

La dichiarazione assume un significato preciso: rivendicare autonomia rispetto a una gestione degli equilibri che il deputato giudica concentrata sulle nomine.

È una presa di posizione utile se contribuisce a riportare il confronto su competenze, obiettivi e responsabilità.
Perché ogni consiglio di amministrazione dovrebbe essere valutato anzitutto per ciò che riesce a far funzionare.

 

Il centrodestra deve rispondere alla città

Nella conclusione, Romano ribadisce la collocazione di Noi Moderati nel centrodestra, legandone il sostegno alla qualità del governo e a un metodo inclusivo.

È il passaggio che dà coerenza all’intero intervento.
La critica nasce dentro la coalizione e le chiede di essere all’altezza delle proprie responsabilità.

L’eventuale riconferma di Lagalla diventa così una scelta da motivare attraverso risultati e impegni verificabili.

Romano annuncia proposte sui singoli capitoli.


Sarà quello il naturale sviluppo di una contro-relazione che ha già il merito di portare nel confronto questioni precise e riconoscibili.

Il centrodestra farebbe bene a prenderle sul serio.
La solidità di un’alleanza cresce quando sa affrontare i problemi che i suoi stessi esponenti sollevano.

 

La vera partita: i piccoli partiti diventano grandi quando i grandi tremano

Il dato politico è questo.

Noi Moderati sa di non essere il primo partito della coalizione.

Ma sa anche che, in un sistema frammentato e in una stagione elettorale così affollata, può diventare decisivo.

Alle prossime elezioni nazionali.

Alle regionali.

A Palermo.

A Catania.

Ovunque il centrodestra rischi di perdere voti moderati, civici, territoriali, delusi o semplicemente stanchi delle solite liturgie di potere.

Romano si rivolge a Lagalla, ma parla a tutto il centrodestra siciliano.

Il messaggio è netto: senza risultati, senza metodo e senza rispetto politico, nessuno può pretendere disciplina.

 A Palermo, e non solo, serve questa discussione: pubblica, concreta, capace di ottenere risposte.


Il post del deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano


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