
Dalle assunzioni alle consulenze, dai contenziosi alle transazioni: nove sedute d’indagine consegnano agli organi competenti un dossier pesantissimo.
Era cominciata con alcune domande che ad inizio anno SudPalermo aveva deciso di fare quando sulla SAS, la mega partecipata della regione siciliana, sembrava regnare una curiosa e rassicurante normalità.
Poi sono arrivati i nomi.
Le assunzioni.
Le parentele.
Le vicinanze politiche.
Le procedure per le categorie protette.
Il Consorzio Sintesi.
Le segnalazioni provenienti dall’interno.
Poi ancora le dimissioni del presidente Mauro Pantò, arrivate il 6 marzo scorso mentre la Regione aveva già messo sul tavolo la prospettiva della revoca della governance e dell'azione di responsabilità.
Adesso arriva qualcosa di diverso e istituzionalmente molto più pesante: la relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione dell’Assemblea regionale siciliana.
Una relazione approvata all’unanimità dopo nove sedute svolte tra marzo e luglio 2026 e che sarà trasmessa, tra gli altri, alla Procura della Repubblica di Palermo, alla Procura regionale della Corte dei Conti e all’ANAC.
E il quadro descritto dalla Commissione presieduta da Antonello Cracolici è durissimo.
Non certifica responsabilità penali — che spetta eventualmente alla magistratura accertare — ma individua procedure poco trasparenti, controlli frammentati, una struttura dirigenziale giudicata insufficiente, contenziosi enormi, incarichi esterni ripetuti e costi milionari.
Insomma, quello che per mesi poteva essere liquidato come il fastidio provocato da qualche giornalista che aveva deciso di mettere il naso dove non avrebbe dovuto, adesso è diventato un fascicolo istituzionale.
E non proprio leggerino.
L’inchiesta di SudPalermo che ha scoperchiato il caso SAS
La vicenda parte dalle anomalie sulle quali SudPalermo aveva cominciato a lavorare già all’inizio dell’anno.
Al centro delle nostre inchieste erano finite soprattutto le procedure utilizzate per l'inserimento dei lavoratori appartenenti alle categorie protette e i rapporti con il Consorzio Sintesi.
Poi erano emersi nomi, relazioni familiari e collegamenti politici.
Una materia diventata ancora più esplosiva quando anche la Repubblica Palermo aveva ricostruito una rete di assunzioni e rapporti che coinvolgeva familiari o persone vicine ad esponenti politici.
Contemporaneamente cominciavano ad arrivare segnalazioni dall'interno della stessa SAS.
E la Regione non poteva più fingere di non vedere.
Il 17 febbraio 2026 l'Ufficio speciale per la gestione e liquidazione delle società partecipate aveva infatti scritto formalmente alla SAS chiedendo chiarimenti su segnalazioni anonime riguardanti presunte irregolarità nelle assunzioni di lavoratori iscritti alle categorie protette.
La nota era stata inviata per conoscenza anche alla Presidenza della Regione, all'ARS, alla Commissione Antimafia, alla Procura della Repubblica di Palermo, alla Procura regionale della Corte dei Conti, al Collegio sindacale SAS e alla Commissione ispettiva regionale.
Da quel momento il tappo era definitivamente saltato.
Nove sedute dell’Antimafia e una conclusione pesantissima
La Commissione Antimafia dell'ARS ha dedicato al caso SAS nove sedute tra marzo e luglio.
L'indagine ha preso in esame la gestione della governance insediatasi l'11 gennaio 2023 e dimessasi il 6 marzo 2026, dopo l'esplosione pubblica del caso relativo alle assunzioni delle categorie protette.
E Cracolici sintetizza politicamente ciò che la Commissione ritiene di avere trovato con parole che lasciano poco spazio agli equivoci.
Secondo il presidente dell'Antimafia regionale, esisterebbe troppo spesso un rapporto diretto fra chi guida le partecipate e i relativi riferimenti politici, mentre nella gestione degli enti pubblici si sarebbero prodotte degenerazioni rispetto alle regole di trasparenza e buona amministrazione.
Ma sono soprattutto i numeri contenuti nella relazione a raccontare le dimensioni del problema.
Quattromila dipendenti, 120 milioni di fatturato. E appena tre dirigenti
La SAS non è esattamente una bocciofila.
È una società pubblica che opera in settori delicatissimi: sanità, assistenza, patrimonio culturale e ambientale, zootecnia e servizi amministrativi.
Nel tempo ha inoltre assorbito diversi bacini storici del precariato siciliano, dagli ex Pip agli Asu fino ai lavoratori provenienti da crisi e riorganizzazioni aziendali.
Ha circa 4.000 dipendenti e un fatturato nell'ordine dei 120 milioni di euro.
Eppure dispone di appena tre dirigenti.
La relazione della Commissione considera questo numero «oggettivamente esiguo» rispetto alle dimensioni e alla complessità della società.
Una sproporzione che diventa ancora più interessante quando si guarda alla quantità di incarichi affidati all'esterno.
Il festival delle cause: 99 contenziosi soltanto per mansioni e demansionamenti
Ed eccoci a uno dei capitoli più clamorosi.
La Commissione ha rilevato 15 cause per il riconoscimento di mansioni superiori e altre 84 per demansionamento.
Totale: 99 controversie.
Una situazione che la stessa commissione ispettiva nominata dall'assessore regionale all'Economia avrebbe definito «patologica».
Ma non finisce qui.
Tra il 2021 e il 2025 SAS avrebbe conferito 218 incarichi di difesa in giudizio, sostenendo costi superiori a 907 mila euro.
Duecentodiciotto incarichi.
In quattro anni.
Per una società che, ricordiamolo, dispone di appena tre dirigenti.
E poi spunta la transazione da 640 mila euro
Tra gli atti esaminati dalla Commissione emerge anche una transazione che nella ricostruzione pubblicata viene definita addirittura «faraonica».
Parliamo di 640 mila euro riconosciuti a un dipendente.
La composizione della somma merita attenzione.
320 mila euro sarebbero stati riconosciuti come retribuzione, dunque soggetti a tassazione.
Altri 320 mila euro sarebbero stati invece qualificati come danno non patrimoniale, e quindi non soggetti a imposizione fiscale.
Complessivamente, considerando gli affidamenti maggiormente significativi e gli incarichi di difesa esaminati nel periodo 2021-2025, la Commissione arriva a quantificare 1.565.044 euro di spesa.
Più di un milione e mezzo.
E questo è precisamente uno dei punti sui quali adesso potrebbero concentrarsi gli approfondimenti degli organismi ai quali la relazione è stata trasmessa.
Categorie protette: gli avvisi pubblicati quando qualcuno magari guardava altrove
C'è poi il capitolo dal quale, sostanzialmente, era esploso tutto.
Le assunzioni dei lavoratori appartenenti alle categorie protette.
La Commissione rileva innanzitutto problemi nella pubblicizzazione degli avvisi.
Secondo la relazione, alcune procedure sarebbero state pubblicate in periodi particolarmente poco favorevoli a una partecipazione ampia: vacanze estive e festività natalizie.
C'è poi un particolare ancora più singolare.
Il Centro per l'impiego avrebbe chiesto informalmente alla SAS di conoscere contenuti ed esiti delle prove attitudinali.
Non li avrebbe ottenuti perché, secondo quanto riportato nella relazione, le valutazioni tecniche erano state «sigillate».
E qui la domanda è inevitabile.
Se una selezione riguarda l'ingresso in una società interamente pubblica, perché rendere così difficile la verifica delle modalità attraverso le quali quei lavoratori sono stati scelti?
Il mistero dei tutor e il rapporto con Sintesi
La Commissione torna anche sulla figura dei tutor, già emersa nelle nostre precedenti inchieste.
Secondo i rilievi dell'Antimafia, sarebbero stati utilizzati tutor la cui presenza viene contestata sotto il profilo normativo nell'ambito delle procedure esaminate.
Altro capitolo destinato a non chiudersi con questa relazione è quello del Consorzio Sintesi, utilizzato dalla SAS nell'ambito dell'inserimento lavorativo delle persone appartenenti alle categorie protette.
La Commissione chiede che venga chiarita la natura della convenzione e verificato se, per quella procedura, trovasse applicazione e sia stato rispettato il Codice dei contratti pubblici.
Non esattamente un dettaglio.
Parenti, amici e vicinanze politiche: le risposte SAS non convincono la Commissione
L'indagine parlamentare era stata alimentata anche dalle segnalazioni relative alla presunta vicinanza di alcuni lavoratori e destinatari di incarichi alla precedente governance.
Vicinanze indicate attraverso rapporti familiari, personali o politici.
Proprio il terreno sul quale le nostre inchieste avevano cominciato a scavare.
Secondo la Commissione, le controdeduzioni della società non avrebbero fornito spiegazioni utili su questo punto e non sarebbero state formalmente prese le distanze dalle affermazioni contenute nelle segnalazioni.
Ed è qui che Cracolici arriva alla questione politica fondamentale.
Chi controlla davvero le società partecipate della Regione?
E soprattutto: chi controlla i controllori?
Una selva di controllori che evidentemente non si parlavano
Perché, almeno formalmente, alla SAS di controllori ce ne sarebbero parecchi.
La relazione elenca:
Ufficio speciale per le partecipate, Collegio sindacale, società di revisione, Organismo di vigilanza, Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza e Ufficio del controllo interno.
Un esercito.
Eppure la Commissione denuncia una frammentazione delle funzioni di vigilanza.
Ognuno con il proprio ufficio.
Ognuno con la propria competenza.
E alla fine, apparentemente, nessuno con una visione complessiva.
La Commissione richiama infatti le linee guida dell'ANAC, che prevedono un modello integrato di prevenzione e controllo nelle società partecipate.
A rendere ancora più fragile il quadro c'è inoltre il Collegio sindacale SAS ancora in regime di prorogatio, condizione che la relazione considera giuridicamente e funzionalmente più instabile.
La ricetta dell’Antimafia: meno consulenze, più controlli e transazioni sotto verifica
Le conclusioni della Commissione non si limitano alla denuncia.
Vengono indicate alcune misure precise.
La Regione dovrebbe rafforzare la vigilanza sulle assunzioni, garantire maggiore pubblicità delle selezioni, criteri imparziali e strumenti efficaci contro i conflitti d'interesse.
La SAS dovrebbe inoltre ridurre consulenze e servizi esterni, valorizzando maggiormente le professionalità presenti all'interno della società.
E c'è una proposta particolarmente significativa dopo quanto emerso sulle transazioni: gli accordi transattivi delle partecipate dovrebbero essere sottoposti preventivamente al parere di un organismo legale terzo.
La Commissione chiede inoltre una profonda riorganizzazione della SAS e il rinnovo del Collegio sindacale.
Il dossier parte per Procura, Corte dei Conti e ANAC
Ed eccoci al passaggio che trasforma la relazione politica in qualcosa che potrebbe avere conseguenze ulteriori.
Il documento, approvato all'unanimità dalla Commissione, viene trasmesso al presidente della Regione, all'assessore regionale all'Economia, all'assessore alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro, all'ANAC, al rappresentante legale della SAS, alla Procura regionale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.
Naturalmente trasmettere una relazione alle Procure non significa che siano stati accertati reati né responsabilità individuali.
Significa però consegnare agli organi competenti fatti, documenti e valutazioni affinché stabiliscano se vi siano profili meritevoli di ulteriori accertamenti.
Ed è esattamente ciò che adesso dovrà accadere.
Pantò contesta la ricostruzione: «Gli atti raccontano un’altra storia»
Va registrata anche la posizione dell'ex presidente Mauro Pantò, che nelle ore successive ha contestato pubblicamente numerosi passaggi della relazione.
Pantò sostiene che la SAS dovesse necessariamente recuperare un precedente deficit nelle assunzioni obbligatorie delle categorie protette, difende la regolarità delle procedure e contesta la rappresentazione secondo cui gli avvisi sarebbero stati sistematicamente pubblicati nei periodi meno favorevoli.
L'ex presidente difende inoltre la legittimità del tutoraggio richiamando l'articolo 14 del decreto legislativo 276/2003 e rivendica il risultato economico della società, ricordando che il bilancio 2025 si sarebbe chiuso con un utile di gestione.
Sono controdeduzioni rilevanti.
E saranno gli organismi destinatari della relazione, non certo i giornali, a stabilire quali rilievi abbiano fondamento giuridico e quali responsabilità eventualmente ne derivino.
SudPalermo aveva acceso una lampadina. Adesso è acceso tutto il palazzo
Resta però un dato giornalisticamente difficilmente contestabile.
Quando SudPalermo cominciò a pubblicare le prime inchieste sulla SAS, il caso non aveva ancora assunto questa dimensione.
Poi sono arrivate altre testate.
Le segnalazioni interne.
La richiesta di chiarimenti della Regione.
La prospettiva dell'azione di responsabilità.
Le dimissioni della governance.
Le nove sedute della Commissione Antimafia.
E adesso una relazione approvata all'unanimità e trasmessa a Procura della Repubblica, Corte dei Conti e ANAC.
Cracolici utilizza un'espressione ancora più pesante per descrivere il problema generale delle partecipate siciliane: «zone franche di legalità», denunciando quello che definisce il «buco nero» dell'amministrazione pubblica regionale.
E annuncia che l'Antimafia sta lavorando anche sui dossier SEUS e Cefpas.
Dunque SAS potrebbe non essere affatto un'eccezione.
Potrebbe essere soltanto il posto nel quale qualcuno, finalmente, ha cominciato a sollevare il tappeto.
E sotto quel tappeto, a giudicare dalle 99 cause, dai 218 incarichi legali, dagli oltre 907 mila euro destinati alle difese, dalla transazione da 640 mila euro, dal milione e mezzo complessivamente contabilizzato nei capitoli esaminati e dalle procedure di assunzione finite sotto osservazione, di polvere sembra essercene parecchia.
Adesso toccherà alle autorità competenti stabilire quanta sia semplice cattiva amministrazione, quanta abbia altre spiegazioni e se vi siano responsabilità individuali.
Essenziale, per quello che ci riguarda, è aprire i cassetti.
E raccontare quello che c'è dentro.
Leggi anche:

SAS, il presidente Pantò si dimette travolto dalle inchieste giornalistiche: la resa dopo settimane di scandali

SAS, lo scandalo si allarga: Antimafia ARS apre l’inchiesta mentre tra CdA e Socio Regione si prepara lo scontro finale

SAS, la resa dei conti: dopo le inchieste giornalistiche la Regione avvia la revoca e l’ARS apre un’indagine in Commissione Antimafia

Quando l’inchiesta scatena l'inferno: SAS, il vaso che SudPalermo ha scoperchiato a gennaio comincia a traboccare

Alla Regione si gioca con le assunzioni e la SAS finisce di nuovo sotto accusa: candidato classificato secondo, dopo colloquio non previsto finisce nono
Leggi le precedenti puntate:

Quando il lavoro pubblico rischia di essere un mazzo truccato: il caso della SAS e del suo presidente pokerista










