
Tra gallerie, viadotti e barriere, la sicurezza resta una promessa: contribuenti finanziano le cure, ma chi risponde della malattia cronica?
Sulle autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo siamo arrivati al punto che il gestore chiede soldi urgenti per evitare il rischio di interdizione al traffico.
Il CAS indica 32,5 milioni di euro per mitigare i pericoli; nella serata del 17 settembre l’assessore Alessandro Aricò annuncia di averli reperiti ed esclude chiusure.
Bene per gli automobilisti, se agli annunci seguiranno tempestivamente i lavori.
Ma siamo davvero ridotti a celebrare come un successo la possibilità di tenere aperta un’autostrada a pagamento?
La sicurezza è il servizio minimo dovuto.
Presentarla ogni volta come il risultato straordinario di un salvataggio finanziario significa avere smarrito persino il senso delle proporzioni.
L’allarme del CAS: almeno 12 milioni subito
Secondo la documentazione illustrata dal deputato di Sud chiama Nord, Pippo Lombardo, e riportata da Tempostretto, il direttore generale Calogero Franco Fazio firma il 14 settembre la nota 25723, richiamando una precedente comunicazione del 3 settembre.
Il fabbisogno urgente è di 32,5 milioni, con la richiesta di assegnarne immediatamente almeno 12 per i primi interventi.
Nella nota, come riportata dalla testata, compare il rischio di una «totale interdizione al traffico delle infrastrutture» in caso di mancato adempimento alle prescrizioni.
Non è dunque soltanto l’opposizione a prospettare conseguenze gravissime: l’avvertimento viene attribuito allo stesso vertice tecnico del Consorzio.
La ricostruzione di Tempostretto identifica date, protocolli e firmatario.
Non risulta da queste fonti una chiusura generale già disposta.
Risulta un allarme condizionato all’attuazione delle misure richieste.
La differenza è essenziale, anche quando la vicenda fa venire voglia di rovesciare il tavolo.
Aricò dichiara di aver trovato i fondi: adesso mostri atti, cantieri e scadenze
Aricò dichiara di avere individuato i 32,5 milioni nei residui del Programma operativo complementare, aggiungendo due milioni dell’assessorato per lavori di somma urgenza.
Riferisce inoltre che la richiesta ministeriale risale al 4 settembre e rassicura sulla continuità della circolazione.
La dichiarazione del 17 settembre va registrata integralmente nel suo significato politico: il governo sostiene di avere trovato la copertura.
Ora, però, servono gli estremi dei provvedimenti, la disponibilità effettiva delle somme e il calendario delle opere.
Reperire risorse, trasferirle, affidare lavori e collaudarli sono passaggi diversi.
Un comunicato non rinforza un viadotto.
Una rassicurazione non sostituisce una barriera.
E l’automobilista, quando entra in galleria, non può proteggersi indossando una dichiarazione dell’assessore.
Barriere, viadotti, gallerie: il problema non è il decoro
LiveSicilia riferisce che gli interventi urgenti interessano barriere di sicurezza, viadotti, gallerie e segnaletica, con avvio richiesto entro i primi giorni di ottobre.
Tra le indicazioni ministeriali figurano distanziamento dei mezzi, divieti di sorpasso per i tir e limiti di velocità commisurati alla massa dei veicoli.
Il ministero chiede anche un’organizzazione dotata di risorse umane, tecniche e finanziarie adeguate.
Il quadro delle prescrizioni riguarda quindi infrastrutture e capacità gestionale.
Per chi parte da Palermo, attraversa la costa tirrenica o lavora lungo l’asse Messina-Catania, tutto questo incide sulla vita quotidiana.
Merci, appuntamenti, turni di lavoro e collegamenti sanitari dipendono anche dall’affidabilità della rete.
È politicamente e moralmente criminale abituarsi all’idea che la sicurezza possa restare in attesa del prossimo soccorso di bilancio.
È un giudizio sull’inaccettabilità di questa normalizzazione, non l’attribuzione di un reato a singoli amministratori.
Le contestazioni: 350 non conformità, 214 ancora da sanare
La ricostruzione riferita alla relazione ispettiva ministeriale sul 2025, riporta 350 non conformità in undici ispezioni, delle quali 214 non sanate.
I rilievi riguardano pavimentazioni, segnaletica, barriere, verde, opere d’arte e gallerie.
La stessa fonte riferisce il mancato raggiungimento dei 34,6 milioni convenzionalmente previsti per la manutenzione ordinaria nel 2025 e carenze nei dati trasmessi.
Il CAS replica indicando oltre 22 milioni di investimenti ordinari nel 2025 e oltre 50,5 milioni previsti nel 2026.
Contestazioni e posizione del Consorzio devono essere lette insieme.
E bisogna pretendere una risposta elementare: quali difetti sono stati eliminati, in quali punti e con quali verifiche?
Il bilancio della sicurezza si misura anche così.
Il resto rischia di diventare contabilità dell’attesa.
I 5,5 miliardi: fabbisogno dichiarato, non denaro già speso
Nel riscontro del 31 luglio alle contestazioni ministeriali, secondo la ricostruzione pubblicata da LiveSicilia il 7 agosto, il CAS stima 5,5 miliardi per adeguare la rete.
Il piano prospetta contributi a fondo perduto, credito e anticipazioni di cassa con coinvolgimento regionale.
La ricostruzione del confronto tra CAS e ministero colloca questa richiesta in un percorso di risanamento.
CanaleSicilia riferisce che il ministero ha giudicato quella stima «priva di fondamento».
Riferisce anche la difesa del CAS: revocare la concessione rischierebbe di bloccare le procedure e compromettere finanziamenti pubblici.
Il contrasto sul fabbisogno e sulla concessione resta dunque aperto.
Quei miliardi non sono una spesa già sostenuta né un finanziamento già concesso.
Sono una valutazione del gestore, contestata secondo la fonte citata.
Proprio per questo occorre sapere come sia stata costruita: quali opere, quali quantità, quali prezzi, quali priorità.
Quando si presenta un conto del genere ai contribuenti, il dettaglio non è una scortesia.
È il minimo sindacale.
Pedaggi interi e disagi: il precedente da mezzo milione
C’è poi una vicenda che ha già superato il livello della polemica politica.
Il 16 giugno 2026, RaiNews ha riferito che il Tar del Lazio ha confermato la sanzione Antitrust da 500 mila euro, inflitta nel 2022 per pratica commerciale scorretta.
All’origine figuravano le segnalazioni di Federconsumatori Sicilia del 2021 sui cantieri e sui tempi di percorrenza delle A18 e A20.
Al centro del giudizio, i disagi sopportati dagli utenti mentre il Consorzio percepiva integralmente i pedaggi.
Il resoconto della TGR Sicilia documenta la conferma della multa, senza consentire di dedurne qui l’esito di eventuali ulteriori impugnazioni.
Il cittadino paga per percorrere l’autostrada.
Subisce il disservizio.
E scopre che il gestore pubblico deve affrontare anche una sanzione.
Un capolavoro di efficienza, purché si eviti di chiedere efficienza per chi viaggia.
I lavori esistono: è la loro efficacia che va dimostrata
Sostenere che non venga fatto assolutamente nulla sarebbe inesatto.
Il CAS ha comunicato, per esempio, lavori nella galleria Taormina, con limitazioni notturne allo svincolo dall’11 al 29 maggio 2026, nell’ambito dell’accordo quadro triennale per manutenzione e messa in sicurezza urgente.
È una comunicazione ufficiale del Consorzio.
Sul proprio sito il gestore ha inoltre annunciato l’incremento dei pedaggi di A18 e A20 del 1,5% dal primo gennaio 2026, attribuendolo a un provvedimento ministeriale.
Nello stesso archivio dà conto della fine della sospensione del pedaggio tra Roccalumera, Taormina e Giardini Naxos dal primo giugno.
Gli avvisi ufficiali CAS impediscono quindi anche di sostenere che non siano mai state applicate esenzioni.
La domanda seria è un’altra: perché gli interventi effettuati non hanno ancora chiuso il capitolo delle criticità contestate?
Quanta manutenzione produce miglioramenti duraturi e quanta rincorre problemi rimasti irrisolti?
Soldi pubblici: basta finanziare senza misurare i risultati
Le fonti consultate non permettono di quantificare un totale di denaro pubblico “buttato”.
Permettono invece di documentare nuove richieste, contestazioni sulla manutenzione, una sanzione confermata dal Tar e un allarme sulla percorribilità.
È abbastanza per pretendere un controllo molto più severo sull’efficacia della spesa.
Finanziare la sicurezza è necessario; finanziare indefinitamente l’emergenza senza rendere verificabili i risultati è una resa.
Al governo Schifani, all’assessore Aricò e al CAS chiediamo pubblicamente:
- Gli atti di copertura dei 32,5 milioni annunciati e dei due milioni aggiuntivi.
- L’elenco aggiornato delle criticità, con localizzazione e misure adottate.
- Il confronto tra manutenzioni previste, affidate, pagate e concluse.
- I cronoprogrammi, i responsabili dei procedimenti e le verifiche di regolare esecuzione.
- La relazione ministeriale integrale e le risposte del Consorzio.
Lombardo lamenta che la richiesta di riunire la commissione competente presso il CAS non abbia avuto seguito.
Anche questa richiesta di controllo parlamentare merita una risposta pubblica.
La posizione del deputato è parte della vicenda, non una certificazione tecnica delle condizioni della rete.
I siciliani non possono essere chiamati ogni volta a finanziare la cura senza conoscere diagnosi, responsabilità e risultati delle cure precedenti.
L’autostrada deve portare a destinazione.
La richiesta di soldi pubblici, almeno quella, sembra conoscere sempre perfettamente la strada.










