
L’ex assessore invoca l’intervento di Roma: manutenzioni arretrate e gestione nel mirino, mentre gli automobilisti aspettano risposte concrete.
Commissariare il Consorzio Autostrade Siciliane e consegnare la rete allo Stato.
È la soluzione prospettata con un comunicato lanciato ieri pomerigigo alle 15 dall’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone, già assessore regionale alle Infrastrutture dal 2017 al 2022, che interviene con una nota da Bruxelles del 21 settembre sulla situazione delle autostrade siciliane.
Una presa di posizione che investe direttamente la capacità dell’Ente di affrontare carenze manutentive, ritardi negli investimenti e problemi di sicurezza.
E che contiene un giudizio politico difficilmente equivocabile: la spinta al rilancio che Falcone rivendica per il proprio mandato, a suo avviso, si è esaurita.
L’intervento prende le mosse dal dossier del Ministero delle Infrastrutture che, secondo quanto riferito nel comunicato, intima al Cas interventi urgenti di mitigazione del rischio sulle autostrade Palermo-Messina e Messina-Catania.
«Sulla vicenda del Consorzio Autostrade Siciliane temo sia arrivata l’ora di attuare quelle soluzioni radicali che i cittadini invocano a gran voce», afferma Falcone.
Il passaggio più netto riguarda la gestione dell’Ente:
«Se non è possibile dare al Cas una governance slegata da logiche di piccolo cabotaggio e rendite di posizione, allora forse è meglio commissariare l’Ente e consegnare la rete allo Stato».
Le espressioni «piccolo cabotaggio» e «rendite di posizione» sono dell’eurodeputato.
Il comunicato non indica singole decisioni o soggetti cui riferirle, ma il messaggio politico è chiaro: Falcone mette in discussione l’assetto gestionale del Consorzio e propone una discontinuità radicale.
Il bilancio rivendicato dall’ex assessore: «Avevamo trovato un ente in coma»
Per spiegare la propria posizione, Falcone torna al quinquennio trascorso alla guida dell’assessorato regionale alle Infrastrutture.
«Avevamo trovato un ente in coma quasi irreversibile e, malgrado notevole scetticismo, eravamo riusciti a rimetterlo in pista raggiungendo risultati che i siciliani ricordano bene», sostiene l’esponente di Forza Italia.
A sostegno di questo bilancio, l’ex assessore richiama diversi interventi:
- La tratta Rosolini-Modica, indicata come venti chilometri di nuova autostrada e definita da Falcone il più grande cantiere del Sud Italia di quegli anni.
- La consegna della Noto-Pachino, di cui sottolinea l’importanza per il turismo e le attività produttive del Sud-est.
- Il viadotto Ritiro e lo svincolo Giostra.
- Il risanamento della frana di Letojanni.
- Le basi per il finanziamento della Modica-Scicli.
Si tratta delle opere e delle iniziative che Falcone inserisce nella ricostruzione del proprio mandato.
La rivendicazione serve anche a marcare una distanza politica rispetto alla situazione attuale: allora, nella sua lettura, il Consorzio aveva ripreso a muoversi; oggi quella capacità si sarebbe consumata.
Il precedente confronto con il Ministero e il rischio di chiusura
Nel comunicato, Falcone richiama anche le difficoltà affrontate nei rapporti con il Ministero delle Infrastrutture.
«Avevamo gestito i primi interventi dell’ing. Migliorino scongiurando la chiusura della rete e avviando la manutenzione dove serviva», dichiara.
È un passaggio significativo perché, nella stessa ricostruzione dell’ex assessore, le criticità della rete e il confronto con gli organi ministeriali precedono l’emergenza attuale.
Il punto, dunque, è capire quali problemi siano stati risolti, quali siano rimasti aperti e perché.
Il richiamo ai risultati passati, da solo, non risponde alle esigenze di chi oggi percorre quelle strade.
Il richiamo a Schifani e la richiesta di una «cura da cavallo»
Falcone condivide il riferimento del presidente della Regione Renato Schifani alle responsabilità accumulate nel tempo.
«Bene ha fatto il presidente Schifani a ricordare che, sulla rete autostradale dell’Ente, gravano carenze manutentive e ritardi negli investimenti che risalgono a diversi decenni», afferma.
Subito dopo, però, arriva il giudizio sulla capacità del Cas di affrontarle: sono carenze delle quali, secondo l’eurodeputato, il Consorzio oggi non sarebbe nelle condizioni di farsi carico.
Da qui l’appello conclusivo:
«Sia Roma, allora, ad attuare la cura da cavallo necessaria per restituire autostrade adeguate e sicure ai siciliani».
Commissariamento del Cas: ai cittadini servono tempi, lavori e responsabilità
Quella avanzata da Falcone è una proposta politica, non l’annuncio di un commissariamento già deciso.
Il comunicato non specifica tempi, modalità del passaggio allo Stato o risorse necessarie per realizzare gli interventi.
Resta una presa di posizione pesante, perché arriva da chi ha guidato per cinque anni l’assessorato competente e oggi ritiene necessario voltare pagina.
Ma per gli automobilisti il cambio della governance avrà un significato soltanto se produrrà manutenzioni effettive, investimenti verificabili e maggiore sicurezza.
Le carenze possono anche risalire a decenni fa.
Richiamarne l’anzianità, però, non le ripara.
E la «cura da cavallo» invocata da Falcone dovrà tradursi in un programma concreto: quali lavori, con quali fondi, entro quali scadenze e sotto la responsabilità di chi.
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