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Sicilia, il pieno diventa una tassa sulla sopravvivenza: trasportatori in agitazione e pescatori verso il bloc

2026-09-24 06:00

Redazione

Cronaca,

Sicilia, il pieno diventa una tassa sulla sopravvivenza: trasportatori in agitazione e pescatori verso il blocco dello Stretto

Tra fondi regionali inceppati, limiti europei e prezzi alla pompa fuori scala, imprese e famiglie chiedono misure capaci di incidere davvero.

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Tra fondi regionali inceppati, limiti europei e prezzi alla pompa fuori scala, imprese e famiglie chiedono misure capaci di incidere davvero.

 

Il caro carburante in Sicilia non è più soltanto una questione di automobilisti infuriati davanti alla colonnina del distributore.

È diventato un problema economico che attraversa autotrasporto, pesca, agricoltura, commercio e bilanci familiari, con due fronti di protesta che nelle ultime ore hanno cominciato a saldarsi.

 

A Palermo, davanti a Palazzo d’Orléans, il coordinamento FISI ha manifestato contro l’aumento di benzina e gasolio.

Poche ore dopo, all’assessorato regionale alle Infrastrutture e Mobilità, gli autotrasportatori siciliani hanno incontrato l’assessore Alessandro Aricò e i tecnici del Dipartimento.

 

Il risultato, almeno per il momento, non ha chiuso la vertenza.

Il comitato coordinato da Salvatore Bella ha deciso di mantenere lo stato di agitazione e nei prossimi giorni stabilirà l’eventuale data del fermo dei servizi, che — secondo quanto annunciato dallo stesso Bella — non potrà avvenire prima di quindici giorni.

 

Caro carburante in Sicilia: a Palermo la protesta arriva davanti alla Regione

La giornata del 23 settembre è cominciata in piazza Indipendenza, davanti alla sede della Presidenza della Regione Siciliana.

Il sit-in organizzato dalla FISI ha portato in piazza la protesta contro prezzi che, secondo le rilevazioni riportate dalla stampa locale, vedono il diesel servito a Palermo sfiorare i 2,40 euro al litro e la benzina attestarsi intorno ai 2,20 euro.

Il coordinatore regionale FISI Massimo Misuraca ha chiesto un intervento fiscale molto più incisivo rispetto ai bonus o agli sgravi parziali.

La proposta avanzata durante la manifestazione è quella di intervenire su IVA e accise, fino a ipotizzarne l’azzeramento sul carburante.

È una richiesta politica e sindacale, naturalmente, e non una misura che la Regione possa decidere autonomamente in ogni sua componente: una parte rilevante della fiscalità sui carburanti è infatti disciplinata a livello statale.

Il punto sollevato dai manifestanti è però semplice: quando aumenta il carburante non aumenta soltanto il costo del pieno.

Aumentano i costi del trasporto delle merci, della pesca, dell’agricoltura e quindi, lungo la catena, anche quelli sostenuti da famiglie e imprese.

 

I 15 milioni della Regione ci sono. Il problema è riuscire a spenderli

Ed eccoci al paradosso.

I soldi, almeno sulla carta, sono stati stanziati mesi fa.

Il 13 maggio l’Assemblea regionale siciliana ha approvato un pacchetto complessivo da 30 milioni di euro per contrastare gli effetti del caro carburante.

La ripartizione prevede 15 milioni per l’autotrasporto, 10 milioni per l’agricoltura e 5 milioni per la pesca.

Già il 19 giugno, inoltre, l’assessore Alessandro Aricò aveva presentato alla Consulta regionale degli autotrasportatori una prima stesura del decreto attuativo destinato a stabilire modalità e criteri di accesso ai benefici.

Tre mesi dopo, il 16 settembre, lo stesso assessore aveva annunciato che il decreto sarebbe stato pubblicato entro la fine della settimana, spiegando che il ritardo era dovuto alla necessità di completare approfondimenti tecnici e amministrativi.

Ed è proprio qui che la storia assume quella tipica consistenza burocratica capace di trasformare uno stanziamento approvato in primavera in una vertenza sindacale d’autunno.

 

Il nodo del “de minimis”: 15 milioni disponibili, ma non per tutti allo stesso modo

Al centro dello scontro c’è il regime degli aiuti di Stato “de minimis”.

Secondo quanto spiegato da Salvatore Bella al termine dell'incontro del 23 settembre, numerose imprese avrebbero già utilizzato in tutto o in parte il plafond ordinario di 300 mila euro.

Per il nuovo intervento sarebbe quindi utilizzabile, per molte aziende, soltanto l’ulteriore margine del cosiddetto “super de minimis” da 50 mila euro.

Ed è esattamente questo il punto contestato dagli autotrasportatori.

Se una parte importante delle imprese non dispone più di sufficiente capienza, sostengono le associazioni, i 15 milioni stanziati potrebbero non tradursi integralmente in aiuti effettivamente utilizzabili dagli operatori maggiormente esposti alla crisi.

Bella ha quindi comunicato che il comitato ha deciso all’unanimità di mantenere lo stato di agitazione, in attesa di soluzioni alternative.

 

Aricò: contributi fino a 50 mila euro e richiesta di deroga

Nelle stesse ore è arrivata la promessa dell’assessore regionale Alessandro Aricò.

L’assessorato ha annunciato di avere definito il decreto attuativo per l’erogazione dei 15 milioni stanziati a maggio, con contributi fino a 50 mila euro nell’ambito del super de minimis.

Aricò ha inoltre dichiarato che la Regione intende chiedere una deroga per arrivare a riconoscere un contributo pari al 70% del maggior costo del carburante, prendendo come riferimento i prezzi di febbraio 2026 e il periodo compreso tra il primo marzo e il 31 ottobre.

Il decreto dovrebbe essere condiviso il 24 settembre con l’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino.

Aricò ha inoltre annunciato l’intenzione di proporre all’Ars ulteriori stanziamenti per gli anni successivi e di intensificare il confronto con il Ministero delle Infrastrutture sui pagamenti legati al Sea Modal Shift.

 

Dunque le due posizioni, quella della Regione e quella degli autotrasportatori, fotografano lo stesso problema da prospettive diverse.

Per il governo regionale il meccanismo di sostegno è ormai definito.

Per gli operatori resta invece da dimostrare che quel meccanismo consenta davvero di utilizzare le risorse disponibili senza lasciare fuori proprio le imprese che hanno già esaurito i precedenti margini di aiuto.

 

Autotrasportatori: il fermo non arriverà prima di quindici giorni

Per il momento, quindi, nessun blocco immediato dei Tir.

Salvatore Bella ha precisato che l'eventuale fermo dei servizi sarà deciso nei prossimi giorni e non potrà essere proclamato prima di quindici giorni.

Ma lo stato di agitazione resta.

Ed è un passaggio importante, perché l’autotrasporto rappresenta una componente essenziale della movimentazione delle merci in un'isola nella quale il trasporto su gomma continua ad avere un peso determinante.

La vertenza era già esplosa nei giorni precedenti, quando gli autotrasportatori avevano chiesto la modifica del decreto regionale e prospettato il fermo qualora non fossero state trovate soluzioni sul regime de minimis.

 

E adesso si muove anche la pesca: il 22 ottobre appuntamento nello Stretto

C’è poi il secondo fronte.

Quello della pesca professionale.

La Federazione Armatori Siciliani ha annunciato l’adesione alla mobilitazione nazionale prevista per il 22 ottobre 2026.

Secondo quanto comunicato dalla Federazione, alla protesta avrebbero già aderito 43 marinerie italiane.

Per Sicilia e Calabria la protesta potrebbe concentrarsi nello Stretto di Messina, con una mobilitazione che dovrebbe coinvolgere circa cento pescherecci.

Il presidente della Federazione Armatori Siciliani Fabio Micalizzi ha tuttavia chiarito che il blocco potrebbe essere evitato qualora prima del 22 ottobre arrivassero risposte definite dagli armatori come serie, verificabili e strutturali.

 

Gli armatori chiedono un tetto al prezzo del gasolio

La richiesta avanzata dal settore della pesca è ancora più radicale.

Gli armatori indicano come sostenibile un prezzo del gasolio compreso tra 0,40 e 0,50 euro al litro in condizioni ordinarie, e comunque non superiore alla fascia 0,60-0,70 euro nell'attuale situazione di emergenza.

L'obiettivo dichiarato è impedire che un peschereccio debba decidere se uscire in mare sapendo già che il costo del carburante rischia di assorbire il margine economico della battuta di pesca.

 

Dal pieno del Tir alla cassetta del pesce: il costo finisce sul consumatore

Il vero punto della vicenda è qui.

Il carburante non è soltanto una spesa sostenuta dal camionista quando accende il Tir o dall’armatore quando fa rifornimento al peschereccio.

È uno dei costi che entrano nel prezzo finale di ciò che viene trasportato, prodotto e venduto.

 

Ed è per questo che la protesta siciliana sta progressivamente uscendo dai confini delle singole categorie.

In piazza ci sono i cittadini.

All'assessorato ci sono gli autotrasportatori.

Nello Stretto potrebbero arrivare i pescherecci.

E nel mezzo restano 30 milioni stanziati dalla Regione, un decreto atteso per mesi e un groviglio di limiti sugli aiuti pubblici che adesso il governo regionale sostiene di voler superare attraverso una specifica deroga.

 

La partita adesso si gioca sui provvedimenti, non sugli annunci

La prossima scadenza è immediata.

Il decreto predisposto dall’assessorato alle Infrastrutture dovrà passare dal confronto con l’assessorato all’Economia.

Poi bisognerà capire chi potrà concretamente accedere ai contributi, per quali importi e in quali tempi.

E soprattutto bisognerà verificare se la richiesta di deroga annunciata da Aricò riuscirà effettivamente a superare il problema denunciato dagli autotrasportatori.

Perché ormai il calendario corre.

 

Da una parte ci sono quindici giorni prima dell'eventuale fermo dell'autotrasporto.

Dall'altra c'è già una data cerchiata in rosso: 22 ottobre, quando le marinerie minacciano di portare la protesta nello Stretto di Messina.

 

Dopo mesi di stanziamenti, bozze, tavoli e decreti annunciati, la verifica decisiva sarà molto meno complicata della burocrazia che l'ha preceduta.

Quanti soldi arriveranno davvero alle imprese, a chi arriveranno e quando.

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