
Dai piazzali alle campagne fino allo Stretto, tre comparti chiedono interventi immediati mentre i ristori regionali restano da sbloccare.
La protesta contro il caro carburante in Sicilia ha cambiato passo.
Non siamo più davanti alle consuete dichiarazioni d’allarme delle categorie produttive, ma a un calendario di mobilitazioni che comincia a prendere forma e che, se non arriveranno soluzioni, potrebbe trasformare ottobre in un mese particolarmente complicato per l’economia dell’Isola.
Gli autotrasportatori siciliani hanno indicato il periodo nel quale intendono fermare i camion nei piazzali.
Gli agricoltori annunciano di voler portare i trattori sulla Palermo-Agrigento.
I pescatori siciliani e calabresi preparano invece per il 22 ottobre una manifestazione nello Stretto di Messina con circa cento imbarcazioni.
Tre comparti diversi.
Un problema comune: il costo del gasolio sta erodendo i margini fino a mettere in discussione la convenienza stessa a lavorare.
Autotrasportatori, camion fermi dal 15 al 20 ottobre
Il primo salto di qualità arriva dall’autotrasporto.
Dopo l’incontro con l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò, il coordinatore del Comitato dei trasportatori siciliani Salvatore Bella ha annunciato l’intenzione di lasciare i mezzi fermi nei piazzali dal 15 al 20 ottobre.
La linea indicata dagli autotrasportatori, almeno allo stato attuale, non prevede blocchi dei porti o delle strade.
Prevede qualcosa di persino più semplice: spegnere i motori.
Il messaggio della categoria è che, con quotazioni del gasolio che in alcune rilevazioni vengono indicate intorno ai 2,40 euro al litro, una parte delle imprese ritiene non più sostenibile continuare a viaggiare alle condizioni attuali.
Non una protesta simbolica, dunque.
Ma la rappresentazione di un problema economico molto concreto: se il costo necessario per muovere un camion assorbe una quota crescente del ricavo del trasporto, prima o poi il viaggio smette di essere conveniente.
I 15 milioni ci sono, ma il problema è riuscire davvero a usarli
Qui entra in scena la Regione Siciliana.
Nel maggio scorso il governo regionale aveva costruito un pacchetto da 30 milioni di euro destinato a compensare parte dei maggiori costi dei carburanti sostenuti dai comparti produttivi.
La ripartizione annunciata era precisa: 15 milioni all’autotrasporto, 10 milioni all’agricoltura e 5 milioni alla pesca. Regione Sicilia
Il 23 settembre l’assessorato alle Infrastrutture ha comunicato di avere definito il decreto per l’autotrasporto, prevedendo contributi fino a 50 mila euro nell’ambito del cosiddetto super de minimis. Regione Sicilia
Ed è proprio qui che il meccanismo si è inceppato.
Secondo il Comitato dei trasportatori, numerose aziende avrebbero già impegnato la propria capacità disponibile nel regime degli aiuti e rischierebbero quindi di non poter utilizzare, almeno nella misura sperata, il nuovo sostegno.
La Regione ha annunciato per questo l’intenzione di chiedere una deroga al regime del super de minimis, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a riconoscere un contributo pari al 70% del maggiore costo del carburante, parametrato ai prezzi di febbraio e riferito al periodo dal primo marzo al 31 ottobre. Regione Sicilia
Ed è questa la fotografia della crisi al 25 settembre.
Lo stanziamento esiste.
Il decreto è stato definito.
Ma la categoria continua a ritenere insufficiente o difficilmente utilizzabile il meccanismo individuato e prepara comunque il fermo.
Adesso arrivano anche i trattori: protesta sulla Palermo-Agrigento
Il fronte nel frattempo si allarga.
Dopo camionisti e pescatori, entrano in scena gli agricoltori siciliani.
Il movimento Agrisat, attraverso il presidente Franco Calderone, ha annunciato una mobilitazione con i trattori e la possibilità di bloccare lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento, all’altezza dello svincolo di Bolognetta, se non arriveranno risposte alle richieste avanzate alla Regione.
La contestazione degli agricoltori riguarda soprattutto il prezzo del gasolio agricolo.
La richiesta è quella di individuare strumenti capaci di incidere immediatamente sul costo sostenuto dalle aziende, fino all’ipotesi di un tetto al prezzo.
Ed è proprio la parola immediatamente a spiegare la nuova fase della protesta.
Perché una cosa è approvare uno stanziamento.
Un’altra è trasformarlo in denaro materialmente utilizzabile da un’impresa che deve seminare oggi, riempire il serbatoio oggi e pagare le fatture oggi.
Agricoltura: attenzione a non confondere misure diverse
Sul fronte agricolo esiste inoltre un altro intervento regionale che va tenuto distinto dai 10 milioni previsti nel pacchetto caro carburante.
Con il decreto dell’8 settembre la Regione ha infatti autorizzato, per il 2026, una maggiorazione straordinaria fino al 30% dei quantitativi di carburante agricolo agevolato, misura adottata per fronteggiare gli effetti dell’ondata di caldo e le maggiori esigenze produttive. Quadrifoglio
Sono quindi due piani differenti.
Da una parte c’è l’agevolazione sui quantitativi di carburante agricolo.
Dall’altra resta il tema degli interventi economici specificamente predisposti contro l’aumento dei prezzi.
Ed è su quest’ultimo terreno che gli agricoltori chiedono adesso risposte più rapide.
Pescatori, il 22 ottobre la protesta può arrivare nello Stretto di Messina
Il terzo fronte è quello della pesca professionale.
La Federazione Armatori Siciliani ha indicato il 22 ottobre come data della mobilitazione che dovrebbe coinvolgere Sicilia e Calabria.
L’ipotesi annunciata è quella di portare circa cento pescherecci nello Stretto di Messina.
Gli armatori chiedono un tetto al prezzo del gasolio destinato alla pesca professionale, indicando come riferimento una fascia tra 0,40 e 0,50 euro al litro in condizioni ordinarie e comunque non superiore a 0,60-0,70 euro nell’attuale fase di emergenza.
Anche qui il ragionamento economico è elementare.
Un peschereccio consuma carburante prima ancora di sapere quanto pesce riuscirà a portare a terra e a quale prezzo riuscirà a venderlo.
Quando il costo della materia prima necessaria per uscire dal porto cresce troppo, il rischio d’impresa si trasforma nel rischio di lavorare direttamente in perdita.
Eppure sulla pesca un bando da 17,1 milioni è già partito
La situazione della pesca dimostra inoltre che il problema non può essere ridotto semplicemente alla presenza o all’assenza di stanziamenti pubblici.
Il 15 settembre la Regione ha infatti pubblicato un bando per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese della pesca e dell’acquacoltura.
La dotazione complessiva è di 17,1 milioni di euro: 12,1 milioni provenienti dal programma europeo Feampa e altri 5 milioni finanziati dal bilancio regionale. Regione Sicilia
I contributi coprono il periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026. Regione Sicilia
Eppure gli armatori continuano a preparare la mobilitazione.
Segno che, dal loro punto di vista, il problema non riguarda soltanto il ristoro di una parte dei costi già sostenuti.
Riguarda soprattutto quanto costa fare rifornimento domani mattina.
Dai 30 milioni regionali alla richiesta CNA di altri 100 milioni
Intanto il perimetro della crisi si sta allargando anche oltre trasporti, agricoltura e pesca.
CNA Sicilia ha chiesto che nella manovra finanziaria regionale vengano destinati 100 milioni di euro al sostegno delle imprese colpite dall’aumento dei costi energetici e dei carburanti.
La richiesta riguarda autotrasportatori, agricoltori e pescatori, ma anche artigiani, panifici, ristoratori, laboratori e piccole imprese.
Il tema, insomma, sta diventando trasversale.
Perché il gasolio del camion non resta dentro il serbatoio del camion.
Entra nel costo della merce trasportata.
Il carburante del trattore entra nel costo del prodotto agricolo.
Quello del peschereccio entra nel prezzo del pesce.
E il costo energetico di un forno entra inevitabilmente nel prezzo del pane.
Il calendario della protesta: ottobre diventa il mese decisivo
Se gli annunci delle categorie saranno confermati, le prossime settimane avranno una sequenza già riconoscibile:
- 28 settembre: mobilitazione annunciata dagli agricoltori con i trattori sulla Palermo-Agrigento.
- 15-20 ottobre: periodo indicato dagli autotrasportatori per lasciare i camion fermi nei piazzali.
- 22 ottobre: manifestazione annunciata nello Stretto di Messina con circa cento pescherecci siciliani e calabresi.
Tre appuntamenti che potrebbero naturalmente essere modificati o revocati qualora nel frattempo arrivassero accordi con le istituzioni.
Ed è questo il punto da tenere fermo.
Il blocco generalizzato della Sicilia non esiste ancora.
Esiste però un crescendo di mobilitazioni annunciate da comparti che rappresentano pezzi fondamentali della filiera produttiva e distributiva dell’Isola.
Caro carburante in Sicilia: il problema adesso non è promettere soldi, ma farli funzionare
La vicenda sta mettendo in evidenza una differenza che nella politica delle emergenze viene spesso nascosta dietro le cifre.
Stanziare denaro non significa automaticamente risolvere un problema.
Nel maggio scorso la Regione aveva previsto complessivamente 30 milioni di euro per autotrasporto, agricoltura e pesca. Regione Sicilia
Quattro mesi dopo, il settore della pesca dispone di un bando specifico, quello dell’autotrasporto ha un decreto definito ma ancora contestato sul terreno della concreta utilizzabilità, mentre dal comparto agricolo arriva una nuova minaccia di mobilitazione.
È qui che la crisi del caro carburante in Sicilia smette di essere una discussione sul prezzo indicato dal distributore e diventa una questione di tenuta economica.
Perché se si fermano contemporaneamente camion, trattori e pescherecci, il problema non appartiene più soltanto a chi guida quei mezzi.
Arriva sugli scaffali.
Arriva nei mercati.
Arriva nei ristoranti.
E alla fine, come quasi sempre accade, arriva sul conto di chi compra.










