
Nelle intercettazioni della Guardia di Finanza emerge un passaggio particolarmente delicato: il presidente dell’ARS Gaetano Galvagno, parlando con il broker paternese Angelo Lojacono, prospetta la possibilità di frazionare la gestione del patrimonio del Fondo Pensioni in più lotti e collega questa soluzione alla possibilità di ottenere “qualcosa in affidamento diretto”.
Lojacono e l’allora direttore del Fondo Filippo Nasca sono indagati per turbata libertà degli incanti.
Galvagno, secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, non risulta indagato in questo specifico filone.
Ci sono intercettazioni che acquistano peso non tanto per il numero delle parole pronunciate, quanto per la chiarezza del ragionamento che restituiscono.
Ed è probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo della nuova vicenda giudiziaria che riguarda la gara del Fondo Pensioni della Regione Siciliana per la gestione di un patrimonio da circa 100 milioni di euro.
Al centro dell’indagine della Procura di Palermo ci sono l’ex direttore del Fondo Filippo Nasca, oggi presidente del Consorzio Autostrade Siciliane, e il broker assicurativo di Paternò Angelo Lojacono.
L'ipotesi investigativa è quella di turbata libertà degli incanti in concorso.
Secondo quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini, Nasca avrebbe anche mostrato al broker una bozza del bando prima della sua pubblicazione.
La gara sulla quale si sono concentrate le verifiche della Guardia di Finanza è quella per l’affidamento dei mandati di gestione patrimoniale, approvata il 27 marzo 2025 e pubblicata il successivo 7 aprile.
Il nome di Gaetano Galvagno entra nelle intercettazioni
Ed è qui che nella vicenda compare Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana.
Non come indagato in questo procedimento, secondo quanto riportato nell’articolo di Repubblica, ma come interlocutore di Lojacono in alcune conversazioni intercettate dalla Guardia di Finanza.
Il quotidiano riferisce infatti che le intercettazioni effettuate nell’abitazione palermitana del presidente dell’ARS documentano conversazioni nelle quali si parla proprio della gara del Fondo Pensioni e delle possibilità che il broker possa ritagliarsi uno spazio nell’operazione.
Lojacono viene descritto nell’articolo come amico di lunga data di Galvagno, entrambi originari di Paternò.
Ed è proprio il contenuto di uno di questi colloqui a rappresentare il punto più delicato dell’intera vicenda.
Galvagno e quella domanda: perché non dividere i cento milioni in più lotti?
La questione sulla quale vale la pena concentrare l’attenzione è molto semplice.
Si sta ragionando di una gara da circa 100 milioni di euro.
Galvagno, parlando con Lojacono dell’allora direttore del Fondo Pensioni Filippo Nasca, prospetta l’ipotesi di chiedergli perché, invece di procedere con una gara unica, non si possa frazionare il portafoglio in più lotti.
Lojacono gli domanda quale vantaggio potrebbe derivarne.
La risposta riportata nell’intercettazione è esplicita: «Ti può dare qualcosa in affidamento diretto».
È questo il passaggio che cambia radicalmente il significato politico della conversazione.
Perché non siamo semplicemente davanti a una discussione astratta sulla struttura tecnica di una gara pubblica.
Nella conversazione riportata nell’articolo, la suddivisione in lotti viene immediatamente collegata da Galvagno alla possibilità che il broker possa ottenere un affidamento diretto.
Dividere una gara in lotti è perfettamente legittimo. Il punto è perché lo si vuole fare
Occorre naturalmente distinguere con grande precisione i diversi piani.
Suddividere un appalto in lotti non è di per sé irregolare.
Anzi, il Codice dei contratti pubblici disciplina espressamente la suddivisione in lotti, anche allo scopo di favorire la partecipazione di imprese di dimensioni più piccole. La stazione appaltante deve però individuare criteri coerenti e trasparenti per la struttura della procedura.
Il punto, dunque, non è sostenere che una gara divisa in lotti sia automaticamente sospetta.
Il punto giornalisticamente rilevante è un altro: per quale ragione, in quella specifica conversazione, viene prospettato il frazionamento?
E soprattutto: perché, alla domanda di Lojacono su quale vantaggio potrebbe produrre la moltiplicazione dei lotti, Galvagno indica proprio la possibilità di ottenere un affidamento diretto?
È questa la circostanza che emerge dalle intercettazioni e che merita chiarimenti.
Lojacono cercava una strada per entrare nella gestione del patrimonio
Il contesto ricostruito dagli investigatori rende il dialogo ancora più rilevante.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Lojacono era interessato all’appalto per la gestione del patrimonio del Fondo Pensioni regionale e avrebbe cercato interlocuzioni istituzionali proprio in relazione alla futura procedura.
Il presidente dell’ARS compare in questo percorso come uno degli interlocutori.
La Repubblica sintetizza il contenuto dell’indagine parlando espressamente di dialoghi intercettati “per agevolare l’affidamento”.
Non significa che Galvagno sia accusato di avere alterato la gara.
Significa però che il contenuto delle conversazioni documenta il suo interessamento alla vicenda e una proposta concreta sulla possibile architettura della procedura.
L’indagine su Nasca: la bozza del bando sarebbe arrivata al broker prima della pubblicazione
Il cuore giudiziario dell'inchiesta riguarda invece Filippo Nasca e Angelo Lojacono.
Secondo l’ipotesi formulata dalla Procura di Palermo, Nasca avrebbe messo il broker nelle condizioni di conoscere anticipatamente elementi della futura gara, arrivando a mostrargli la bozza del bando.
Le conversazioni sotto esame risalgono ai mesi precedenti alla pubblicazione della procedura e sono state inserite nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dai sostituti procuratori Andrea Fusco e Felice De Benedittis.
Le accuse dovranno naturalmente essere sottoposte al vaglio giudiziario e Nasca e Lojacono devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
Il vero nodo politico è il ruolo del presidente dell’ARS
Ma accanto all’aspetto giudiziario ne esiste inevitabilmente uno istituzionale.
Gaetano Galvagno non è un funzionario qualunque.
È il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, una delle più alte cariche istituzionali della Regione.
Ed è proprio per questo che il contenuto della conversazione assume rilievo pubblico.
La domanda da porre non riguarda la legittimità teorica della suddivisione di una gara in lotti.
Riguarda ciò che emerge dalla sequenza del dialogo: il presidente dell’ARS discute con un broker interessato alla gara di come strutturarla diversamente e, quando gli viene chiesto che cosa potrebbe cambiare con più lotti, indica la prospettiva di un affidamento diretto.
Questo è il fatto politicamente rilevante che emerge dall'intercettazione riportata.
Una gara pubblica da cento milioni e una domanda che attende spiegazioni
Il Fondo Pensioni della Regione gestisce risorse destinate a garantire il trattamento pensionistico del personale regionale.
Non stiamo quindi parlando di una vicenda marginale, ma della gestione di un patrimonio pubblico di enorme valore.
L'amministrazione trasparente del Fondo conferma l'esistenza della sezione dedicata alle procedure di gara e ai contratti, compresi quelli relativi al 2025.
In questo contesto, il tema sollevato dalle intercettazioni non può essere ridotto a una semplice conversazione privata.
Perché il presidente dell’ARS riteneva opportuno interessarsi alla struttura della gara?
Perché prospettava la possibilità di dividerla in più lotti?
E soprattutto, perché collegava quella eventuale suddivisione alla possibilità che Lojacono potesse ottenere un affidamento diretto?
Sono interrogativi che non equivalgono ad accuse penali e non anticipano alcuna responsabilità giudiziaria.
Sono, però, domande di evidente interesse pubblico.
Perché quando si parla di cento milioni di euro di patrimonio previdenziale pubblico, il confine tra relazioni personali, interlocuzioni politiche e procedure amministrative deve essere particolarmente netto.
E dalle intercettazioni appena emerse quel confine, almeno sul piano della trasparenza istituzionale, merita di essere spiegato.
Fondo Pensioni Sicilia, nelle intercettazioni della Finanza Galvagno parla con il broker Angelo Lojacono della gara da 100 milioni e prospetta la divisione in più lotti, collegandola alla possibilità di affidamenti diretti.
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